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“Sarò il presidente di tutti gli americani. Anche di chi non mi ha votato”. Joe Biden ha giurato, con dieci minuti di anticipo sull’orario prestabilito, le 12. Un discorso per unificare il paese, sull’onda del trionfo di una causa, la democrazia. “Preziosa, fragile, ma vittoriosa. Una democrazia che permette il pacifico trasferimento del potere da secoli”.

Per Biden gli americani devono tornare neighbors, nel senso biblico di “prossimo”, e non essere più nemici. Basta con l’amarezza e la furia (temi molto trumpiani), perché altrimenti non si è più una nazione ma solo uno state of chaos. Un discorso ottimista, perché gli Stati Uniti sono riusciti a superare una guerra civile, la Grande Depressione, due guerre mondiali, l’11 settembre, e supereranno anche questa pandemia e questa frattura politica.

L’obiettivo primario è sanare le ferite, smettere la divisione tra città e zone rurali, interrompere questa uncivil war. Un discorso sentito e commosso: “apriamo le nostre anime, non induriamo i nostri cuori. Mettiamoci nei panni dell’altro, come diceva sempre mia madre”. Cita Sant’Agostino, “un santo della mia chiesa”, secondo cui una comunità di persone è definita dai comuni oggetti del suo amore: dignità, onore, verità. Un segno forte dal primo presidente cattolico dai tempi di John Kennedy.

Poi si è rivolto anche ai paesi stranieri. “Il mio messaggio a chi ci guarda, ripareremo le nostre alleanze. Per affrontare le sfide non di ieri ma di oggi e domani. Guideremo non grazie all’esempio del nostro potere ma grazie al potere del nostro esempio”.

Chiudiamo questa guerra incivile. Il discorso di unità di Biden

Di Mario Gentili

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