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Non servono trucchetti di magia finanziaria per essere credibili. Ma una seria politica di crescita e un certo grado di umiltà. Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera in quota Italia Viva, è tra quelli che vuole stare con i piedi per terra: cancellare il debito pandemico è una bella suggestione, ma lì si ferma.

Marattin, il debito pandemico è frutto di una situazione eccezionale. E c’è chi, come il Movimento Cinque Stelle, vorrebbe cancellarlo con un tratto di penna. Lei che dice?

Che occorre pensare subito a come sarà il mondo post-Covid, in Italia e in Europa. Ma bisogna evitare due cose.

Che cosa?

Di far credere agli europei che abbiamo l’obiettivo di non ripagare il debito, perché potrebbe non essere la cosa più saggia nel momento in cui ci siamo da loro fatti prestare 27 miliardi con lo Sure e stiamo per farcene prestare altri 120, col Recovery Fund. Per non parlare dei 500 che ci siamo fatti prestare, nel solo 2020, dai mercati.

Forse sarebbe meglio pensare alla crescita, allora…

Sì. La sfida dell’Italia per i prossimi anni si chiama crescita, non debito. Perché se non troviamo il modo di innalzare in via strutturale il tasso di crescita medio della nostra economia, il nostro debito sarà insostenibile anche se qualcuno magicamente, dovesse cancellarne una parte. Sinceramente trovo sbagliato far credere agli italiani che sia possibile cancellare i debiti con un tratto di penna, senza conseguenze né giuridiche né economiche. Perché è come far credere loro che Babbo Natale esiste.

Nicola Zingaretti è tornato a chiedere al M5S di accettare il Mes. Diciamo la verità, quali sono le reali possibilità che il Movimento alla fine converga sul Pd?

Guardi, sono sette mesi che parliamo di quest’argomento. I fatti sono stati chiariti in tutti i modi, ma c’è una maggioranza populista, trasversale a maggioranza e opposizione, che continua a dire che non sono veri, senza spiegare il perché. Non esiste nessun paese al mondo in cui sia stato svolto un dibattito pubblico in questo modo. Onestamente penso sia abbastanza.

Un punto di caduta dovrà pur esserci sul Mes, o no?

Mi piacerebbe che si venisse in Parlamento con una proposta e che ci si lasciasse liberi di votare, così da chiudere questa storia una volta e per tutte. Ci sarà chi chiederà questi soldi per assicurare, faccio solo un esempio, una vaccinazione veloce ed efficiente. E chi dirà che è meglio di no per i motivi che riterrà opportuno porre. E ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

Marattin, lo stallo sul Recovery Fund ha rivelato ancora una volta un’Europa che manca di coesione, quando serve davvero. E se alla fine chi non vuole approvare il Bilancio rinunciasse al Recovery, senza però impedire agli altri Stati di beneficiare dei Fondi? Non le pare sensato?

L’unico modo per realizzare questa soluzione è far uscire il Recovery Fund dal bilancio comunitario e farne un trattato inter-governativo con chi ci sta, come è stato per il Fiscal Compact e per lo stesso Mes. Ma sarebbe un passo indietro nel processo di integrazione europeo. O meglio, un mancato passo avanti.

E allora? Non se ne esce…

Io confido ancora nella capacità di mediazione politica della presidenza tedesca, senza però rinunciare ai valori fondanti dell’Unione. Si paragona spesso il Covid a un periodo bellico. Ebbene, il mondo post-Seconda guerra mondiale fu deciso a conflitto ancora in corso: a Bretton Woods sul piano economico, a Yalta su quello politico. Allo stesso modo, l’Europa deve iniziare da subito a immaginare il suo assetto post-pandemia e a creare le condizioni politiche per realizzarlo.

Il futuro é la crescita (e il Mes), non il debito. Parla Marattin

Un errore far credere agli italiani che si possa cancellare un debito senza pagarne le conseguenze. L’imperativo è la crescita, solo così si potranno rimborsare i soldi prestati da Europa e mercati. Sul Mes basta coi teatrini, si vada in Parlamento e si voti. Il Recovery Fund? Estromettere chi non è d’accordo è un passo indietro, meglio cercare un accordo. Conversazione con Luigi Marattin, deputato di Italia Viva e presidente della Commissione Finanze

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