Skip to main content

Quando si scrive di un libro appena uscito la prassi è di riassumerlo prima di commentarlo e di fare finta di non conoscere l’autore, specialmente se con quest’ultimo si ha una frequente interlocuzione da anni. La prassi è anche di esprimere rilievi critici nei paragrafi finali ma, nonostante ciò, di invogliare i lettori a correre in libreria a comprare il volume. Questa volta voglio cominciare con un tocco personale.

Conosco Alberto Mingardi dall’inizio di questo secolo quando, mentre completava il dottorato, dava vita, con Carlo Stagnaro e Carlo Lottieri, all’Istituto Bruno Leoni che prende il nome dal giurista e filosofo del diritto Leoni e promuove le idee liberali in Italia e in Europa. Nonostante la differenza di età – io sono nato nel 1942, Mingardi nel 1981- nacque tra noi una simpatica amicizia. Ci vedevamo spesso a Milano (dove andavo almeno una volta al mese). Scoprimmo di essere ambedue appassionati di musica, specialmente di opera lirica, oltre che di libero mercato. Ci incontrammo sovente alla Scala e nel 2013 passammo una piacevole settimana insieme a Salisburgo. Mingardi continua a dirigere l’Istituto Bruno Leoni ed è ora professore di ruolo all’Università Iulm di Milano, nonché  frequente collaboratore del Corriere della Sera.

Ho anche un legame, indiretto, con Friedrich A. von Hayek a ragione della stretta amicizia con A. David Knox (classe 1925). Anche in questo caso la differenza di età era significativa. La nostra amicizia iniziò in Banca Mondiale, ma durò sino a quando circa otto anni fa Knox se ne andò. Ci legava anche la passione per la lirica. Nel 1982, rientrai in Italia. Nel 1989, Knox rientrò in Gran Bretagna, pure in seguito a differenze di idee con l’allora presidente della Banca Mondiale. Venne più volte, con sua moglie, in visita da noi a Roma, e noi andavamo da lui a Oxford. Knox era stato allievo di Hayek, che lo considerava uno dei suoi migliori e lo agevolò ad andare “in cattedra” allo London School of Economics quando aveva meno di trent’anni. Hayek – mi raccontava Knox – raramente veniva in aula con due calzini dello stesso colore; dava giustamente più importanza al pensiero che all’abito.

Cosa c’entra questo con Contro la tribù- Hayek la giustizia sociale ed i sentieri della montagna (pp.370, Venezia, Marsilio, € 16)? C’entra, c’entra. I veri liberali sono pochi, ma si riconoscono tra loro al di là delle differenze di età, nazionalità, occupazione, milieu. Non diventano mai una tribù caratterizzata da rapporti intesi a promuovere finalità particolaristiche “di gruppo”.

Contro la tribù ha un titolo accattivante, quasi da saggio di polemica politica anche perché esce in un momento in cui Europa ed in Italia la pandemia diventa strumento per un nuovo statalismo non strisciante o mascherato ma imperante in tutti i settori. Sovente per facilitarne l’ascesa si utilizza il grimaldello della giustizia sociale. È invece un testo accademico, quali quelli di Mingardi su Herbert Spencer e Thomas Hodgskin pubblicati in lingua inglese, presso editori internazionali, dallo stesso Mingardi, rispettivamente nel 2011 ed all’inizio di quest’anno. Il libro analizza in profondità il pensiero filosofico ed economico di Hayek e la sua evoluzione dagli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale alla sua sistemazione definitiva nelle sue opere maggiori, quali The Constitution of Liberty (1960), che lo condussero a ricevere, nel 1974 il premio Nobel per l’economia.

Non è – come hanno scritto alcuni – un libro contro le politiche, i programmi e le misure per la giustizia sociale – ma un’analisi di come il mercato e la concorrenza conducono ad una migliore equità distributiva di quanto non possa fare “un arbitro” o un “dittatore benevolo”. Per Hayek le società sono passate, attraverso i millenni, dalle bande e dalle tribù preistoriche (società semplici e chiuse) alle complesse società contemporanee, una parte delle quali relativamente libere e aperte. Ispirandosi allo scozzese Adam Smith e all’economista austriaco Carl Menger, Hayek ha mostrato che le società non sono solo il prodotto di scelte deliberate (di re e altri potenti) ma anche, in larga misura, l’effetto non previsto né voluto da alcuno di innumerevoli, anonimi (e spesso umili), frequentatori di “sentieri di montagna”. Deriva da questa concezione l’idea che le società “libere” contemporanee siano il fragile e fortuito risultato di complessi processi sociali dispiegatisi nel lungo periodo. Non possono esistere senza mercati concorrenziali guidati da norme generali che non ne distorcano gli esiti a favore di questa o quella categoria sociale.

È un lavoro accademico anche per la ricca e vasta bibliografia e gli utilissimi riferimenti ma scritto in modo piano e che merita di essere letto da quelle che un tempo venivano chiamate “le persone colte”.

Non c'è posto per guerre tra tribù. Pennisi legge Mingardi

Un’analisi su come il mercato e la concorrenza conducono ad una migliore equità distributiva di quanto non possa fare “un arbitro” o un “dittatore benevolo”. Giuseppe Pennisi legge “Contro la tribù- Hayek la giustizia sociale ed i sentieri della montagna” (Marsilio), scritto da Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni

Nagorno-Karabakh, l'Azerbaigian ottiene la resa armena. Chi vince e chi perde

Resa armena nel Nagorno-Karabakh. La Russia porta Baku e Erevan alla firma di un accordo di tregua. La Turchia è parte dell’intesa, con gli azeri che escono vincitori e gli armeni dell’Artsakh che annunciano vendetta

Quota 100? No, grazie. I dati Inps letti da Giuliano Cazzola

Nel XIX Rapporto annuale 2019 firmato dall’Istituto di previdenza ci sono valutazioni che riguardano anche il 2020. L’interesse verso Quota 100 sta andando via via scemando, e ciò non rispecchia le aspettative del policy maker. Giuliano Cazzola analizza i numeri delle pensioni in Italia

Unità delle Forze armate. Lettera dell'amm. Binelli Mantelli

Di Luigi Binelli Mantelli

Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già capo di Stato maggiore della Difesa, all’articolo del generale Leonardo Tricarico per il 4 novembre, giornata delle Forze armate

Trump licenzia Esper. Ecco chi è il nuovo capo del Pentagono

Attese da giorni, sono arrivate le dimissioni del segretario della Difesa Mark Esper, da tempo in contrasto con il presidente Donald Trump. Dopo la sconfitta elettorale a favore di Joe Biden, un altro licenziamento del Tycoon. A capo del Pentagono va Christopher C. Miller. Ecco perché

Università, Conte: "Lezioni in presenza per studenti del primo anno". Il video

Università, Conte: "Lezioni in presenza per studenti del primo anno" [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=NlQvNuFcd2o[/embedyt] Roma, 9 nov. (askanews) - "Abbiamo deciso di introdurre alla misura che prevede il vincolo della didattica a distanza, consentendo agli studenti del primo anno, i più esposti al rischio di dispersione, anche dalle statistiche, di svolgere le lezioni in presenza. Ricordo anche io il mio primo anno…

Libia, perché il dialogo di Tunisi è l'ultima chance per la pace

Il negoziato intra-libico in Tunisia è cruciale per il futuro del Paese, ma mentre l’Onu e la Comunità internazionale spingono sull’ottimismo, in Libia ci sono ancora divisioni per i futuri ruoli apicali

Così l’Ue festeggia Biden (con uno strappo alla regola)

Borrell, capo della diplomazia Ue, scrive: “È prassi diplomatica evitare di esprimere preferenze politiche. Ma non è un segreto che gli ultimi quattro anni siano stati complicati per le relazioni con gli Usa”. E nomina Trump soltanto una volta, per sottolineare che ancora non ha concesso la vittoria allo sfidante

Il trumpismo non è finito (e c'è di peggio). Parla Cacciari

Piano a suonare il requiem al trumpismo, spiega il filosofo Massimo Cacciari. Le ragioni sociali che lo hanno fatto nascere sono ancora lì e forse sta nascendo qualcosa di peggio. Biden? Non potrà essere un presidente moderato. E l’Europa la smetta di aspettare gli Stati Uniti con le mani giunte

Biden

Tasse e Cina, il sentiero stretto di Biden. Parla Crolla (AmCham)

Intervista al consigliere delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy. Un Congresso solo per metà democratico renderà difficile aumentare le tasse alle majors e fermare la guerra commerciale con Pechino. Le priorità di Biden sono pandemia e dialogo coi Repubblicani, con cui l’ex numero due di Obama ha ottimi rapporti. E Trump non è finito

×

Iscriviti alla newsletter