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“La questione bielorussa non è più una questione interna o dell’Est Europa. La Russia ha reso questo un conflitto geopolitico. E prima che l’Europa metta a punto una posizione comune è importante che ogni governo, ogni uomo politico, ogni parlamento metta a punto una propria posizione a favore di un cambiamento democratico della Bielorussia”. È quanto dichiarato da Francisak Viacorka, rappresentante della piattaforma civica Gruppo di coordinamento dell’opposizione in Bielorussia audito questa mattina dalla commissione Esteri della Camera dei deputati assieme ad Andrej Stryzhak. I due rappresentanti sono stati introdotti dal presidente Piero Fassino che ha sottolineato la situazione “in rapido deterioramento” nel Paese dell’Est Europa, in particolare “il drammatico sequestro” di Maria Kolesnikova e altri oppositori.

Viacorka ha parlato di Svetlana Tikhanovskaya, la candidata dell’opposizione bielorussa che ha sfidato Aleksandr Lukashenko alle recenti elezioni presidenziali che ha trovato rifugio a Vilnius, in Lituania. L’ha definita “presidente eletto” visto che “ha ricevuto la maggioranza dei voti come dimostrato dalle indagini effettuati sul terreno che saremo lieti di condividere”.

“Urne distrutte, schede bruciate”, ha dichiarato Viacorka: “Ormai non è più possibile dimostrare che Lukashenko abbia perso”. Così Tikhanovskaya ha fondato il Gruppo di coordinamento dell’opposizione per negoziare il futuro del Paese. Dei sette leader del Gruppo soltanto una attualmente non è agli arresti, ha riferito il rappresentante: si tratta di Svetlana Alexievich, scrittrice e giornalista premio Nobel che però per le sue non buone condizioni di salute non può partecipare attivamente ai lavori.

I TIMORI DELL’OPPOSIZIONE

Viacorka ha sottolineato il timore “che Lukashenko possa cedere sovranità a Vladimir Putin in cambio di sostegno”: così “la Bielorussia non ci sarebbe più, sarebbe venduta alla Russia”, ha spiegato aggiungendo che “Lukashenko è disposto a tutto pur di rimanere al potere”, anche ad accrescere l’integrazione con la Russia. Lo stesso esponente ha poi evidenziato due problemi: come far negoziare Lukashenko e come garantire indipendenza della Bielorussia dalle mire di Mosca. Ed è da qui che nasce l’appello alle democrazie occidentali, e in particolare all’Italia, a non assumere quella bielorussa come questione interna. Come agire? La prima soluzione suggerita da Viacorka sono le sanzioni economiche (l’interscambio tra Italia e Bielorussia è prossimo al miliardo di euro) senza però rinunciare al dialogo sui diritti umani e alla cooperazione.

Stryzhak ha aggiunto una questione al dibattito, quella che riguarda i profughi: “Un problema per l’Europa” perché rappresentano un “fenomeno destabilizzante” che con il proseguire della crisi in Bielorussia è destinato ad aumentare, ha spiegato.

I rappresentanti dell’opposizione sono certi del futuro del loro Paese. “Noi vogliamo in futuro diventare parte dell’Unione europea”, ha dichiarato Viacorka. “Prima o poi avverrà. La Bielorussia non ha altro futuro se non far parte del blocco europeo”.

I LAVORI DELLA COMMISSIONE…

La Bielorussia rappresenta uno dei temi su cui la commissione Esteri più sta lavorando. Due fatti da segnalare dalla scorsa settimana. Primo: le deputate del Partito democratico Laura Boldrini e Lia Quartapelle hanno incontrato Tikhanovskaya a Vilnius. Secondo: la commissione ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi presenti una risoluzione (primo firmatario Fassino) che impegna il governo a richiedere al regime di Lukashenko la cessazione di ogni condotta repressiva dei diritti e delle libertà civili della popolazione bielorussa e il riconoscimento dei diritti e delle prerogative dell’opposizione. Inoltre, tra i vari punti della risoluzione c’è l’impegno per l’attivazione di procedure internazionali per l’accertamento delle responsabilità individuali nelle violazioni dei diritti umani, finalizzando misure sanzionatorie ai responsabili di tali violazioni, evitando che eventuali sanzioni colpiscano i cittadini e la società civile bielorussa.

Sanzioni che andranno dal divieto di ingresso nell’Unione al congelamento dei beni e colpiranno i vertici del regime di Minsk (tranne il presidente) e che dovrebbero essere approvate il 21 settembre dai ministri degli Esteri europei per diventare operativo entro poche settimane. Nel mirino 31 persone ritenute responsabili dei brogli e della repressione.

… E QUELLI DELLA FARNESINA

Intervistato da Formiche.net il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha spiegato che sulla Bielorussia “siamo molto preoccupati”. “Da subito abbiamo sostenuto l’adozione di una risposta unitaria dell’Ue che ha definito alcuni chiari principi: solidarietà al popolo bielorusso; non riconoscimento delle elezioni presidenziali; impegno per l’indizione al più presto di nuove elezioni rispettose dei più elevati standard internazionali; adozione di sanzioni mirate a individui ritenuti responsabili delle violenze e della falsificazione dei risultati; pieno sostegno al dialogo interno fra Lukashenko e le forze di opposizione”, ha spiegato il capo della diplomazia italiana evidenziato di aver “passato questi messaggi in un colloquio telefonico” con l’omologo bielorusso Vladimir Makei.

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