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Settimane, non mesi. Tanto resta a TikTok, tra le più popolari piattaforme social al mondo, prima di essere messa al bando negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump fa sul serio: l’app di video made in China che ha scalato la vetta del mercato nel giro di pochi anni è un rischio per la sicurezza nazionale. L’ultima puntata della guerra tech fra Cina e Stati Uniti è pronta a entrare nel vivo. Dalla Casa Bianca fanno sapere che ci sono più opzioni al vaglio per mettere al bando l’app cinese, sospettata di non proteggere sufficientemente i dati degli utenti.

La prima prevede l’inclusione nella Entity List, la lista nera del Dipartimento del Commercio in cui è finita anche la cinese Huawei, la società Bytedance che ha fondato e oggi controlla la piattaforma social (insieme a una costellazione di altre celebri app, come Jinri Toutiao, la più grande app di rassegna stampa in Cina).

Si tratta dell’opzione più dura, la più pericolosa, perché con facilità può dare avvio a un’interminabile battaglia legale, ma anche la più “politica”. Nella ormai famigerata lista del Dipartimento, oltre a Huawei, sono finite negli ultimi anni decine di società cinesi, come HikVision, la compagnia che fornisce telecamere di sorveglianza al governo cinese nella regione dello Xinjiang. Oltre alla lista nera, spiega il Financial Times, l’amministrazione ricorrerebbe invocando l’Ieepa (International emergency economic powers act) del 1977, che permette di mettere al bando un’azienda che costituisce “una minaccia inusuale e straordinaria”.

Una seconda via passa per il Cfius (Committee on foreign investments in the United States) il potente comitato interministeriale di screening degli investimenti diretti esteri. L’idea nasce da Larry Kudlow, il primo consigliere economico di Trump.

Il comitato può costringere Tiktok a una ristrutturazione dell’assetto aziendale, dividendola in due. Nascerebbe un’azienda al 100% americana, TikTok Us, con il quartier generale negli Stati Uniti, separata dalla cinese Bytedance. Il divorzio salomonico potrebbe risolvere un problema di fondo: TikTok, scrive il FT, raccoglie e processa i dati americani a Singapore. Ma nella sua privacy policy c’è un cavillo che preoccupa l’amministrazione: l’app “può condividere […] informazioni con una controllante, una sussidiaria o altre affiliate del gruppo”.

Certo, bandire TikTok dagli Stati Uniti non è una soluzione che tutti prendono a cuor leggero, anche all’interno dell’amministrazione. Il rischio boomerang, vista l’immensa popolarità dell’app negli States, è più che reale. Anche su questo fronte si ricompone il braccio di ferro fra “falchi” e “colombe” anti-cinesi dentro alla squadra di Trump. Tra i primi, riporta concorde la stampa americana, spiccano i consiglieri Peter Navarro e Matthew Pottinger. Più restio allo scontro frontale il segretario del Tesoro Steve Mnuchin.

Ma il pressing non viene solo dalla Casa Bianca. Al Senato lo zoccolo duro dei repubblicani anti-cinesi spinge per mettere al bando TikTok entro la fine del mese. In prima fila ancora una volta ci sono Marco Rubio e Josh Hawley. C’è una data: il 22 luglio la Commissione Sicurezza interna e affari governativi del Senato discuterà del “No TikTok on Government Devices Act”. Il nome è già un programma.

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