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L’intelligence è una attività cruciale per la democrazia ed è per questo che le attività dei servizi segreti sono una responsabilità del governo ma – nelle democrazie – soggette al controllo ed alla vigilanza del Parlamento.

È così naturalmente anche negli Stati Uniti dove il Congresso è regolarmente informato attraverso dei briefing che naturalmente sono classificati, i cui contenuti non possono cioè essere divulgati all’esterno. Sono le regole del gioco (anche in Italia, ovviamente). Anche la politica però ha le sue regole, spesso assai poche regolari. E a Washington DC si sta assistendo ad un inedito scontro politico proprio sul tema della sicurezza delle informazioni riservate. Il direttore dell’intelligence nazionale Usa, John Ratcliffe, ha deciso di interrompere i briefing sulle questioni di sicurezza elettorale con il Congresso poiché qualcuno, forse il presidente della commissione per i Servizi segreti della Camera dei rappresentanti, Adam Schiff, ha fatto trapelare informazioni riservate.

Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando durante una manifestazione elettorale in Texas. “Il direttore Ratcliffe ha riportato le informazioni alla commissione e le informazioni sono trapelate. Che si sia trattato di ‘Shifty’ (soprannome dispregiativo) Schiff o di qualcun altro, hanno fatto trapelare le informazioni e quel che è peggio è che hanno fatto trapelare le informazioni sbagliate. E lui (Ratcliffe) si è stancato di questo, quindi vuole fare (le audizioni) in una forma diversa, perché ci sono delle fughe di notizie nella commissione”, ha detto Trump.

La reazione di Schiff non si è fatta attendere. “Come al solito, il presidente Trump sta mentendo. Trump ha licenziato l’ultimo direttore dell’intelligence nazionale (Dan Coats) per aver informato il Congresso sugli sforzi russi per aiutare la sua campagna. Ora pone fine del tutto ai briefing. Trump non vuole che il popolo americano sappia degli sforzi della Russia per aiutare la sua campagna elettorale”, ha scritto il presidente della commissione Intelligence di Capitol Hill su Twitter.

La disputa, nient’affatto banale, è entrata ufficialmente nell’agenda della campagna elettorale. Avendo pubblicizzato la questione il presidente Trump, è toccato al candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, criticare la decisione di interrompere i briefing sulle questioni di sicurezza elettorale con il Congresso, a causa di presunte fughe di informazioni. “Il fatto che la sua amministrazione (di Trump) limiti le informazioni fornite ai rappresentanti del popolo al Congresso mentre si moltiplicano le minacce alla sicurezza nazionale – e soprattutto data l’accoglienza senza precedenti di Donald Trump per questi attacchi alla nostra democrazia per il proprio guadagno – è profondamente allarmante. La decisione dovrebbe essere annullata immediatamente”, ha dichiarato il portavoce della campagna di Biden, Andrew Bates, secondo quanto riferisce la stampa statunitense.

Difficile immaginare, almeno a breve, ripensamenti da parte dell’amministrazione Trump. È probabile che lo stop ai briefing prosegua per tutta la campagna elettorale. Quel che è certo è che per la democrazia così come per il lavoro di tante donne e uomini nell’intelligence Usa queste ore non saranno ricordate con piacere.

Fughe di notizie o attentato alla democrazia? L’intelligence stritolata fra Trump e Biden

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