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Per evitare che l’incertezza che avvolge l’evoluzione dell’economia si radichi anziché attenuarsi e si verifichi un peggioramento delle aspettative, la strada da seguire è quella di indicare, subito, il disegno di politica economica complessivo e le priorità da adottare. Le aspettative contano ed il tempo a disposizione si fa breve.
Le scelte in materia di lavoro sono essenziali. Che s’intende fare a scadenza riguardo a Cassa integrazione, guadagni e blocco dei licenziamenti? È chiaro ormai che, in molti casi, la Cig sia stata utilizzata anche in presenza di fatturati che non hanno conosciuto il calo che l’avrebbe giustificata. Non solo.

Ma continuare con il blocco generalizzato dei licenziamenti non sarebbe giustificato in un contesto che tenta di riprendersi. Qualunque sia, peraltro, la decisione assunta, sarebbe importante che essa fosse accompagnata da una valutazione d’impatto delle politiche che si intende adottare, in modo che sia noto il razionale delle policy intraprese.

Un altro aspetto in cui entrano in gioco aspettative che possono essere destabilizzanti è legato alle scelte in materia di bilancio pubblico. È vero che la caduta del nostro Pil nel secondo trimestre non è stata peggiore di quella di Francia, Spagna e Uk, ma è anche vero che il bilancio pubblico risentirà pesantemente dei minori introiti fiscali legati alla riduzione del fatturato nel lockdown. Quanto più saranno anticipate le indicazioni riguardo alle scelte di bilancio, tanto minore spazio avrà l’emergere di pericolose aspettative destabilizzanti per l’economia. C’è da augurarsi che il decreto di agosto porti buone notizie al riguardo.

Allo stesso tempo, sarebbe bene che venissero fissate alcune priorità che appaiono fin d’ora emergenti. In sanità si impone da sola la scelta d’investimento sulle strutture di assistenza territoriale, dopo l’esperienza del Covid e il rischio paventato di una sua recrudescenza. Nei mesi scorsi si è visto che il sistema ospedaliero, pur sotto una fortissima pressione, ha retto allo straordinario sforzo che gli è stato richiesto. Non altrettanto è accaduto per l’assistenza sul territorio perché, pur facendo del loro meglio, medici di famiglia e guardie mediche non hanno potuto contare su strutture e attrezzature capaci di assicurare una diagnosi che realizzasse il discrimine tra chi aveva bisogno e chi non aveva necessità di una successiva ospedalizzazione. Tutto questo mentre i pronto soccorso si gonfiavano di pazienti di cui era difficile giudicare a prima vista le esigenze.

Le “Case della Salute”, presenti soprattutto in Emilia-Romagna, Toscana e Puglia, rappresentano una lodevole eccezione di assistenza sul territorio, anche se sono del tutto insufficienti rispetto alla domanda potenziale di assistenza. Allo stesso tempo, il sistema ospedaliero, pur con i suoi pregi, avrebbe bisogno di un forte impegno d’investimento per assicurarne adeguatezza e aggiornamento delle attrezzature di cui dispone. La conclusione è che le risorse del Mes sarebbero preziose per rispondere a queste esigenze, sempre che esse vengano utilizzate in maniera aggiuntiva e non sostitutiva per l’investimento in sanità.

In materia di investimenti infrastrutturali, la scelta che si impone è quella del completamento degli investimenti incompiuti, in particolare al Sud. Ma è chiaro che, a proposito di investimenti settoriali, si pone il problema della loro produttività economica e sociale. Conta il loro effetto sul Pil ma, allo stesso tempo, conta, il loro effetto sul benessere sociale e la sostenibilità dello sviluppo che sono capaci di produrre.

È di grande importanza che gli investimenti vengano selezionati nelle aree a maggiore potenzialità d’innovazione. C’è un gran bisogno d’innovazione nel nostro Paese a livello economico e sociale, innovazione che si accompagni ad aumenti consistenti della produttività totale, la cui inadeguata dinamica è per noi un problema centrale. È questa la vera leva di cambiamento in un momento come questo di “distruzione creatrice”, per dirla alla Schumpeter, che si impone e si imporrà nel post Covid.

Si tratta di una scelta decisiva per lo sviluppo del Paese che ci consegnerà un’economia molto cambiata nel prossimo futuro. Lo sviluppo di competenze su intelligenza artificiale e super-calcolo è fondamentale per lo sviluppo del Paese. Le filiere tecnologiche vanno viste in un’ottica europea, perché è in questo contesto che si verificherà la loro dinamica. Il ruolo del capitale umano è essenziale. Investire sui cicli educativi significa anche superare modelli burocratici e centralistici della scuola e migliorarne i percorsi professionalizzanti.

C’è poi la questione delle procedure e della valutazione degli interventi da realizzare. La Commissione europea, nel definire sia le condizionalità che le metodologie da impiegare per valutare i piani di investimento “Paese”, è probabile usi criteri non molto differenti da quelli utilizzati in materia di Fondi Strutturali, perché è sulle politiche di coesione che la Commissione ha le maggiori esperienze sui temi dello sviluppo. Tenuto conto della nostra esperienza al riguardo, non sempre soddisfacente, bisogna prepararsi e attrezzare la nostra Amministrazione pubblica con competenze, risorse umane e finanziarie adeguate. È un investimento che va fatto subito, tenendo presente che il rilancio della nostra economia è ampiamente legato a quanto sapremo fare per l’adeguamento delle capacità tecniche e amministrative per pianificare, progettare e realizzare interventi pubblici.

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