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Qual è la politica del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) in termini di “good finanche ? Ne abbiamo parlato con Marco Mazzi*, che ci ha rilasciato una “short content analisis” per valutare la gestione dello sport nel post Covid-19. Il manager romano è uno dei massimi esperti italiani del pianeta a “cinque cerchi”, in qualità, tra l’altro, di PHD Sport event management researcher. 
(di Marco Mazzi) – Il video “How the IOC finances a better world through sport “IOC Media 2020 “, ha tutti gli ingredienti per trasferire una positività virale che, senza dubbio, produrrà energia e consenso verso il mondo dello sport, dove oggi, solo grazie alla passione, non si sta perdendo  la speranza di poter continuare ad avere una gestione bilanciata nelle sport governance bodies, nelle associazioni e nei team sportivi.
IOC (International Olympic Commitee), commenta le sue good governance, con un focus iniziale nella gestione finanziaria delle revenue non-profit, destinate a sviluppare sport e atleti, nel rispetto dei valori dell’olimpismo. Di seguito le voci “private” più importanti per il CIO: 73% dai diritti di broadcasting, 18% dai “TOP programme marketing rights” (dove gli sponsor offrono accordi long term caratterizzati da una contropartita economica, ma anche da servizi a favore degli atleti ed altri stakeholder), 5% infine da other revenues quali “museo, etc..”, 4% da “altri diritti” quali il licensing.
Una gestione attenta e sempre controllata da una costante attenzione di alcuni dipartimenti  dell’IOC, proprio per offrire una distribuzione più equa e professionale.

Una “good governance economica” dedicata al supporto dei giochi olimpici, a favore degli atleti e del loro entourage, oltre che a realtà, altrettanto importanti, quali le Federazioni Internazionali e l’IOC solidarity.
Un valore di comunicazione che esprime l’importanza di investire nello sport, per poter dare a tutti l’opportunità di competere e di migliorare (culturalmente e socialmente). La competizione  è uno dei progetti di continuo sviluppo e miglioramento delle IF “Internatinal Sport Federations”, che generano un valore nel legame delle cities con gli eventi e lo sport.
Concetto di sinergia  che porta indubbiamente a capire che, senza  competizione, non può svilupparsi completamente lo sport  e senza le cities non è possibile organizzare eventi di competizione sportiva. Il turismo leisure non è un’obbligazione, mentre il turismo sportivo, spesso motivato da una gara, è un piacevole obbligo che porta l’atleta e il suo entourage a doversi spostare verso una destinazione. Il binomio sport-turismo nasce dal rapporto “Sport-Cities”. Quest’ultimo contribuirà probabilmente ad una ripartenza più veloce dell’industria turistica. Interessante, nel video, anche la differenza di gestione di molti comitati olimpici.
Alcuni dei più grandi  e famosi quali il NOC Australia come anche USA e Canada sono, tra l’altro, indipendenti dal supporto governativo, e attivi nella creazione  di revenue attraverso fonti di natura “privata”. Sono questi gli esempi  che, oggi, possono permettere anche alle realtà sportive (dipendenti dal supporto pubblico), di prendere spunti per provare a generare nuovi ed extra revenues destinate allo sport.
* esperto di “sport travel event management – PHD Sport event management researcher (nella foto in primo piano)

Il CIO investe su progetti di "good finances", con l'occhio rivolto ai Giochi di Tokyo2020

Qual è la politica del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) in termini di "good finanche ? Ne abbiamo parlato con Marco Mazzi*, che ci ha rilasciato una “short content analisis” per valutare la gestione dello sport nel post Covid-19. Il manager romano è uno dei massimi esperti italiani del pianeta a "cinque cerchi", in qualità, tra l'altro, di PHD Sport event management researcher.  (di…

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