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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cambiato registro sull’emergenza coronavirus – che per lungo tempo ha minimizzato. Dal tweet del 24 febbraio, il virus “è molto sotto controllo negli Usa”, si è passati a “abbiamo un nemico comune, in realtà un nemico del mondo” nel messaggio con cui ha anticipato il discorso alla nazione di ieri sera – quest’ultimo tweet per altro è stato postato mentre alla Casa Bianca era in corso una riunione con tutti i principali banker statunitensi.

Una delle decisioni più importante prese per adesso dall’amministrazione Trump per contenere gli effetti del del SARS-CoV-2 riguarda la sospensione di tutti i voli dal’Europa per un periodo di trenta giorni. Una misura, che entrerà in vigore da venerdì, e che non verrà applicata al Regno Unito (non ci sono ragioni scientifiche dietro a questa scelta, il virus si diffonde indipendentemente dai confini politici; per dire, ieri il premier Boris Johnson ha inviato a Dowing Street la dottoressa Jenny Harries, vice Medical Officer, e le ha fatto una sorta di intervista da giornalista qual è: lei ha detto che il virus è anche nel Regno Unito, e a lui non è piaciuto molto. Il contagio non ha ancora toccato profondamente gli inglesi, ma Johnson al di là della retorica politica ha già predisposto tutto, affidando la pratica agli scienziati delle agenzie governative).

Trump, ricordando che poche ore prima l’Oms aveva dichiarato la situazione una “pandemia”, ha detto che la decisione di isolare l’America dall’Europa è “dura e necessaria”, perché il virus è “orribile”, ma il suo compito è “proteggere gli americani”. Poi ha annunciato che il governo federale si farà carico di un piano che prevede prestiti alle piccole imprese: soldi che serviranno a ridurre gli effetti della diffusione del coronavirus sull’economia statunitense, che è elemento più preoccupante per il presidente. Trump ha legato molto del suo capitale politico all’incasso dei risultati legati a una crescita politica molto forte e strutturata, avviata da prima che entrasse alla Casa Bianca. È il boom economico che porta in dote ai suoi elettori durante i comizi in cui chiede la riconferma alle presidenziali di novembre.

Se questo fortissimo elemento di campagna elettorale dovesse essere danneggiato nei prossimi mesi per effetto di un virus che il presidente ha inizialmente sottostimato e mal affrontato sarebbe deleterio. È per questo che i consiglieri politici l’hanno spinto a muoversi, come avevano già fatto giorni fa quando aveva firmato un piano per fondi da 8 miliardi di dollari chiesto dai legislatori. Mentre il suo virologo di fiducia, Anthony Fauci (medico che ha fatto la storia della lotta all’Aids e che guida il National Institute of Allergy and Infectious Diseases), diceva pubblicamente – in audizione al Congresso – che la situazione è potenzialmente gravissima. I giornali americani raccolgono le dichiarazioni contrapposte: Trump dice che le cose stanno andando meglio negli Usa, Fauci che la situazione peggiorerà e di molto; il presidente annunciava che le aziende americane sarebbero arrivare a un vaccino nel giro di mesi, il virologo dava tempi tecnici (in linea con tutta la comunità scientifica internazionale) di un anno, un anno e mezzo; Trump sosteneva che il tasso di mortalità era minore di quello della normale influenza, Fauci che è dieci volte più letale.

Ieri durante il suo discorso il presidente ha anche chiesto al Congresso di approvare misure per alleviare la pressione fiscale. È una mossa logica in questa fase critica, che potrebbe diventare un elemento a vantaggio della presidenza e su cui i Democratici sono chiamati a una scelta di responsabilità che vada oltre allo schema anti-Trump con cui conducono le loro battaglie politiche. E intanto molti eventi in tutti gli stati americani sono saltati, rimandati a data da destinarsi, complice un’iniziale sottovalutazione della crisi basata su due elementi: i pochi test effettuati e conseguentemente i pochi casi registrati (ad oggi risultano positive al coronavirus 1.135 persone, con 38 morti). Nei giorni scorsi il cestista francese degli Utah Jazz, Rudy Gobert, durante una conferenza stampa ha scherzato sulla situazione, è uscito toccando tutti i microfoni, e ironizzato sul virus: ieri è stato trovato positivo al Covid-19 e il campionato di basket Nba sospeso.

Ieri, appena finito l’intervento di Trump, il direttore dell’Atlantic Council, Fred Kempe, ha sollevato alcune osservazioni. Si chiedeva per esempio cosa significasse chiudere i viaggi in Europa e perché la distinzione riguardo al Regno Unito, e inoltre se gli alleati americani erano stati consultati in anticipo, magari per decidere insieme qualche misura diversa: “Questo è il momento per le democrazie globali di lavorare insieme e affrontare la causa comuni come abbiamo fatto negli ultimi 70 anni”. Poi Kempe ha osservato che Trump non ha fornito dati sull’andamento dei test e suoi progressi sui trattamenti e perfino sul potenziale vaccino di cui lui stesso aveva parlato. Argomenti su cui non ci sono state informazioni, anche perché nei giorni scorsi lo Studio Ovale ha imposto di tenere sotto classificazione di segretezza tutte le riunioni riguardo al coronavirus.

Perché Trump chiude i voli con l’Europa. Ecco la strategia Usa (con qualche critica)

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