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Dall’economia alla Libia, Italia e Germania hanno la possibilità di “rilanciare l’Europa insieme”. È quantomeno l’auspicio di Luigi Di Maio, che così ha salutato ieri a Roma il collega tedesco Heiko Maas. Ma davvero Roma e Berlino possono ridare slancio all’Unione europea? Lo abbiamo chiesto all’ambasciatore Michele Valensise, presidente del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni, già segretario generale della Farnesina e ambasciatore d’Italia a Berlino.

Recovery fund, quadro finanziario pluriennale dell’Ue, Libia e lotta al Covid-19. Ambasciatore, quanto contano in questo momento i rapporti con la Germania?

I rapporti tra Italia e Germania sono sempre stati di primissimo livello, vista anche l’integrazione economica tra i due Paesi, che è solo una delle tante componenti di una stretta e proficua relazione. Oggi, quei rapporti sono ancora più importanti.

Perché?

Perché la Germania ha proposto una serie di misure che non vengono solo incontro ai nostri desiderata, ma preannunciano anche un’idea di rilancio dell’Unione europea.

Avrà un peso per tutto questo la presidenza tedesca dell’imminente nuovo semestre dell’Ue?

Per ciascun Paese membro, il semestre di presidenza dell’Unione europea è un’occasione per assumere un profilo più marcato all’interno dell’Ue. Vale per tutti, a maggior ragione per il Paese più grande dell’Unione in una fase così impegnativa come quella che, tutti insieme, stiamo vivendo.

L’ultimo Consiglio europeo dedicato al “Next Generation Eu” ha palesato che persistono divergenze tra gli Stati membri tra cosiddetti “frugali” e “gli amici della coesione”. Come si colloca la Germania?

La Germania ha assunto una posizione di responsabilità nei confronti di tutta l’Europa e della sua coesione. “Coesione” significa tenere conto anche delle difficoltà dei Paesi più esposti e colpiti dalla crisi per il Covid-19, quindi delle aspettative dei Paesi del Sud. Ciò spiega la proposta franco-tedesca, avanzata da Emmanuel Macron e Angela Merkel, che ha rappresentato la base per l’iniziativa della Commissione europea sulle misure per affrontare la crisi.

Il ministro Di Maio e il collega tedesco Maas hanno parlato anche della Libia. La Germania (e con lei l’Ue) ha ancora un peso specifico nel complesso dossier libico?

Abbiamo assistito alla robusta iniziativa in Libia di Turchia e Russia, che non hanno esitato a utilizzare lo strumento militare. Non per questo può venire meno l’attenzione dell’Ue per uno scenario come quello in Libia, con un impatto rilevantissimo in termini di sicurezza, approvvigionamenti energetici e rapporti strategici su tutto il continente. L’Ue fa bene a riprendere in mano il dossier e bene hanno fatto i due ministri a sottolinearne l’importanza. Naturalmente, resta auspicabile una maggiore incisività da parte dell’Unione. È evidente che l’azione europea sarebbe più semplice ove fosse superato il vincolo dell’unanimità per le decisioni di politica estera e di sicurezza comune.

Sui grandi temi della politica internazionale, la Germania sembra essersi proposta come mediatore dei rapporti tra Stati Uniti e Cina. È un ruolo plausibile?

Francamente, non mi sembra che l’intento sia di svolgere una mediazione tra Pechino e Washington. C’è più probabilmente l’obiettivo di avere un ruolo di negoziatore con la Cina, sia come Germania, sia come Europa. Si punta cioè a una partnership rispettosa dei criteri a cui teniamo e allo stesso tempo consapevole del peso della Cina sul piano economico e della stabilità politica a livello globale. Quindi non è una mediazione, quanto la constatazione di avere dinanzi un attore globale con cui dobbiamo, senza superare alcune linee rosse, avere un rapporto quanto più proficuo.

Tra l’altro, la Germania ha a che fare con l’ipotesi di riduzione della presenza dei militari Usa dal proprio territorio. C’è il rischio di strappo tra Berlino e Washington?

È inutile nascondere che ci siano state incomprensioni tra i due Paesi. Il ministro degli Esteri tedesco ha definito “un po’ complicato” l’attuale stato dei rapporti con gli Stati Uniti. La relazione transatlantica resta in ogni caso un asse portante della politica tedesca ed europea. Per questo è prevedibile che nelle prossime settimane si intensifichi il lavoro di consultazione, nell’interesse di entrambi i lati dell’Atlantico.

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