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IL QUADRO MEDITERRANEO

Sigonella in Sicilia, Souda a Creta e Paphos a Cipro sono le tre basi da cui decollano aerei spia ed elicotteri statunitensi: obiettivo monitorare le mosse di Erdogan nel blocco 8 della Zona economica esclusiva e dove nel frattempo sta montando il caso Famagosta. Ma andiamo con ordine. Elicotteri americani Uh-60 Blackhawk e aerei spia stanno monitorando l’area in cui opera abusivamente la “Yavuz”, la nave turca da perforazioni nel blocco 8 della Zee cipriota assegnata a Eni e Total, nello stesso fazzoletto di acque dove Parigi e Roma avevano inviato già due fregate nelle scorse settimane.

Si tratta principalmente degli spyware americani “P8A Poseidon”, e occasionalmente anche degli “RC-135W”. Ma nelle ultime giornate si sono aggiunti anche il “G550” israeliano e il francese Northop Grumman E2C Hawkeye. Come dire che il blocco che si è condensato sul gas, ovvero quello tra Israele, Cipro, Grecia ed Egitto, sotto la supervsione di Usa e Francia, procede granitico anche per quanto concerne le risposte alle reiterate azioni di Erdogan.

IL RUOLO DI PARIGI

Ad accrescere il fronte europeo e anti condotta turca c’è anche la Francia, convinta che in quell’area vada preservata la stabilità macroregionale in virtù di un’azione militare unitaria, anche di carattere preventivo. Lo ha ribadito ulteriormente il ministro della Difesa francese Florence Parly quando ha osservato ancor oggi di essere solidale con Cipro in occasione delle tensioni azionate dalla Turchia sul gas. “La Francia è amica di Cipro ed esprimiamo anche la nostra solidarietà riguardo, ad esempio, a quello che sta succedendo nella Zee”, dove la Turchia ha inviato navi perforatrici scortate da fregate militari. Più volte Nicosia ha denunciato le azioni della Turchia come una flagrante violazione dei suoi diritti sovrani e del diritto internazionale, protesta raccolta ufficialmente dall’Ue che ha ammonito la il governo di Erdogan, che finora non ha comunque mostrato di voler fare marcia indietro.

QUI CIPRO

Va ricordato che nel dicembre 2019 Cipro, stato membro Ue, ha presentato una petizione alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia per risolvere la controversia che ha con la Turchia su alcuni diritti minerari offshore nel Mar Mediterraneo. Il ministro dell’Energia di Cipro, Georgios Lakkotrypis, ha più volte accusato la Turchia di agire come intralcio alla cooperazione energetica regionale violando il diritto internazionale e i diritti sovrani ciprioti. È questa la ragione per cui il governo cipriota afferma che i diritti turco-ciprioti sulla ricchezza potenziale di idrocarburi del Paese saranno garantiti attraverso un fondo di recente costituzione grazie accordi raggiunti nei colloqui di pace. Un passaggio formale che smina le preoccupazioni di fondo espresse da Ankara, ovvero che Nicosia volesse gestire in solitudine i proventi del gas: il governo cipriota con questa iniziativa ha inteso aprire alla co-gestione, togliendo anche un’arma di propaganda dalle mani di Erdogan, che l’aveva sin qui sempre utilizzata.

IL CASO FAMAGOSTA

Mostrando di ignorare le richieste europee, i turco-ciprioti che occupano illegalmente il terzo settentrionale dell’isola, stanno accelerando i piani per riaprire la città fantasma abbandonata di Varosha. Una mossa che cozza tra l’altro con una risoluzione delle Nazioni Unite secondo cui la città non può essere toccata perché la Turchia ha conquistato il territorio in occasione di un’invasione militare nel 1974 ed è l’unico Paese a riconoscere lì la repubblica auto-dichiarata. Ma a cosa punta davvero Ankara? Attraverso la riapertura della città vorrebbe apportare al suo governo autoproclamato benefici turistici e economici, con una condotta illegale che cela il vero obiettivo: il gas.

twitter@FDepalo

Trump tratta con la Turchia ma su gas e Cipro niente sconti. Ecco perché

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