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Fondamenti della politica statale nel campo della dissuasione nucleare. È il titolo del documento siglato ieri dal presidente Vladimir Putin, la base di partenza per la nuova strategia di Mosca nel campo della deterrenza. Rispetto alla dottrina militare russa tradizionale, introduce due nuovi casi in cui Mosca può far ricorso al “primo uso” dell’arma atomica, attestando altresì l’allargamento della deterrenza all’ambito extra-atmosferico.

LO SPETTRO DELLA DISSUASIONE

Come in passato, lo strumento nucleare viene definito “difensivo per natura”, volto a tutelare la sovranità nazionale da potenziali avversari. Si ribadisce inoltre la possibilità di ricorso alle armi nucleari in risposta ad attacco nucleare o convenzionale che minacci “l’esistenza dello Stato”. Si amplia però lo spettro di tale opportunità. Associated press spiega infatti che il documento (disponibile online solo in russo) ammette il primo uso nel caso in cui un attacco avversario (anche convenzionale) generi “un impatto su importanti infrastrutture critiche, militari o governative”, nonché nel caso in cui ci siano “affidabili informazioni” di imminente attacco balistico ai danni della Russia o di suoi alleati. Ne risulta un aumento dottrinale dei casi in cui Mosca potrà far ricorso per prima all’arma nucleare, con incognite relative ad esempio al dominio cyber: potrà un attacco informatico (per quanto importante) portare il Cremlino a rispondere a livello nucleare?

LE MINACCE VISTE DA MOSCA

Il documento è utile anche per comprendere come Mosca avverta il contesto securitario internazionale. Tra le maggiori minacce, il documento siglato da Putin cita l’aumento del potenziale della Nato in territorio e acque vicine alla Russia, il dispiegamento di armamenti nelle stesse zone e di armi nucleari in Paesi non nucleari. Tutto già noto da anni, evidente nei botta-e-risposta su esercitazioni e violazioni dei trattati, nonché sulle accuse agli Stati Uniti per i vari sistemi (Aegis Ashore su tutti) dispiegati in Europa orientale. A ciò, nota Euractiv, si aggiunge però una novità.

IL CONFRONTO SPAZIALE

Tra le minacce “maggiori”, il decreto presidenziale elenca anche gli armamenti spaziali, attestando difatti l’allargamento del confronto militare ben oltre i limiti dell’atmosfera. La Russia è tra le potenze con certificate capacità Asat (anti-satelliti), più volte accusata altresì (perfino dal ministro della Difesa francese, Florence Parly) di essere autrice di manovre di avvicinamento in orbita con finalità di spionaggio su altri satelliti. È proprio l’attivismo russo nello Spazio militare (insieme a quello cinese) ad aver spinto gli Stati Uniti alla creazione della Space Force, trend seguito anche dalla Francia con il Comando spaziale inaugurato lo scorso settembre.

LE TENSIONI SUI TRATTATI

Entro i limiti atmosferici, le tensioni si sono tornate a palesare un paio di settimane fa sul trattato Open Skies che, in vigore dal 2002, autorizza gli Stati parte a condurre voli di osservazione disarmati sui territori degli altri Paesi che vi hanno aderito (in tutto sono 35). Citando diverse violazioni russe e spiegando che i “cieli aperti” non rispondono più agli interessi americani, l’amministrazione targata Donald Trump ha ufficializzato la decisione statunitense di uscire in sei mesi dagli accordi. Dinamica simile a quella occorsa lo scorso anno sul trattato Inf, che vietava il dispiegamento a terra di armi nucleari a medio raggio, ossia quelle con una gittata tra i 500 e i 5.500 chilometri.

VERSO IL NEW START

Resta il trattato New Start, ormai ultima pietra del sistema di controllo degli armamenti che affonda le radici nella Guerra fredda. Siglato da Barack Obama e Dmitrij Medvedev nel 2010, ha sostituito i precedenti Start I, Start II e Sort, fissando a 1.550 il limite di testate nucleari per le due superpotenze, e a 700 il massimo di vettori nucleari dispiegati contemporaneamente (tra velivoli, missili e sottomarini). Entrato in vigore il 5 febbraio del 2011, ha una durata decennale e può essere prorogato per non più di cinque anni. Ciò significa che i negoziati per l’eventuale rinnovo sono già in corso, con l’impressione la scadenza del prossimo febbraio non farà che confermare la fine del sistema di controllo sugli armamenti.

CONVERGENZE DI INTERESSI

D’altra parte, dietro le accuse reciproche tra Mosca e Washington, sembrano celarsi (a detta di numerosi esperti) interessi convergenti. L’occhio è rivolto soprattutto a Pechino che, non essendo vincolata ad alcun trattato, ha potuto negli ultimi anni procedere indisturbata nello sviluppo del proprio arsenale, con ambizioni che si confermano anche per i prossimi anni. Solo un paio di settimane fa, Hu Xijin, direttore di Global Times (il tabloid a diffusione mondiale del Partito comunista cinese) invitava il governo ad aumentare il numero di testate nucleari fino a mille e di arrivare a una disponibilità di almeno cento DF-41, missili balistici intercontinentali ritenuti capaci di raggiungere Europa e Stati Uniti in circa 30 minuti, trasportando fino a dieci testate indipendenti, convenzionali o nucleari, con lancio da silo o da base mobile.

VERSO LA PARATA DI PUTIN

Mosca non è certo da meno. Il documento siglato da Putin certifica che la Russia non è disposta in alcun modo a rinunciare al proprio status di superpotenza nucleare. “Il vecchio colore della Guerra fredda è tornato”, annunciava ad aprile dello scorso anni Nikolaj Patrushev, il segretario del Consiglio russo di sicurezza, aprendo l’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca (Mcis). Il dicembre precedente, Putin aveva presentato “un grande regalo per l’anno nuovo per tutto il Paese”: l’Avangard, il missile a planata ipersonica capace di trasportare testate nucleari, progettato proprio per eludere i sistemi di difesa missilistica statunitensi. Nei mesi precedenti erano stati testati sia il missile da crociera ipersonico “invincibile” (il Khinzal, letteralmente pugnale), sia il missile balistico più che intercontinentale Satan 2, il cui nome descrive bene le potenzialità di un vettore a gittata pressoché illimitata e dotato di tecnologia Mirv (testate multiple e indipendenti, da 10 a 24).

VERSO LA PARATA A MOSCA

Tecnologie poi puntualmente in scena nelle parate militari russe. Il Covid-19 ha costretto alla posticipazione del 9 maggio in ricordo della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Si terrà il prossimo 24 giugno nella piazza Rossa di Mosca (qui l’analisi di Igor Pellicciari). Tra i partecipanti ci sarà Emmanuel Macron, mentre è di ieri l’invito del ministro della Difesa Sergei Shoigu all’omologo americano Mark Esper, giunto nel corso di una telefonata tra i due che ha trattato anche il tema del controllo degli armamenti. Forse, gli interessi convergenti sul coinvolgimento della Cina in un nuovo sistema di trattati sono più forti di ciò che sembrano. È di due giorni fa l’idea trumpiana di un addio al G7 in favore di un nuovo format che includa Mosca e lasci fuori Pechino.

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