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Dallo stretto di Hormuz passa circa una quinta parte delle esportazioni di petrolio e di gas liquefatto. Ma non solo. Su quello snodo del trasporto marittimo globale transitano anche i fertilizzanti per le coltivazioni in tutto il mondo, prodotti dall’Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, principali esportatori di fertilizzanti a base di azoto, secondo i dati dell’Observatory of Economic Complexity ripresi dalla Bbc. Questo tipo di fertilizzanti, che si produce a partire del gas naturale, è utilizzato per le piantagioni della metà degli alimenti che consuma la popolazione mondiale.

Tra le imprese che producono questo tipo di fertilizzanti c’è la Qatar Energy, che ha dovuto fermarsi per la situazione nella regione e il blocco del rifornimento del gas a causa dell’attacco dei droni e dei missili iraniani. Tuttavia, molti altri fabbricanti hanno continuato ad essere operativi, ma i loro carichi di fertilizzanti non sono potuti partire per via marittima.

Secondo l’agenzia Bloomberg, sullo stretto di Hormuz circola un terzo del rifornimento di fertilizzanti del mondo. L’impresa di intelligence marittima Signal Group sostiene che i Paesi del Golfo rappresentano il 20% del volume del commercio mondiale di fertilizzanti come ammoniaca, fosforo e zolfo.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) calcola che ogni mese sullo stretto passano 1,33 milioni di tonnellate di fertilizzanti. Una chiusura di un mese di questo canale potrebbe essere sufficiente per mettere a rischio le coltivazioni che dipendono dal nitrogeno come il mais, il grano e il riso.

In più, c’è il fatto che l’Iran è un grande esportatore di fertilizzante e ha fermato la produzione. La Cina, invece, è il più grande fornitore mondiale di fertilizzanti e ha deciso di sospendere le esportazioni di quelli fosfatici e limitarne altre fino ad agosto del 2026, per garantire la domanda degli agricoltori cinesi. Altri produttori di fertilizzanti come Russia, Cina, Stati Uniti e Marocco dovranno sopperire il deficit di fertilizzanti. Ma incrementare la produzione non sarà così immediato.

Tutto questo si traduce in un inevitabile aumento dei prezzi dei concimi. Nel Porto di New Orleans, principale porto di entrate dei produttori degli Usa, il prezzo dei fertilizzanti è passato da 516 dollari a 683 dollari in una sola settimana di guerra. Un aumento di prezzo che arriva proprio quando gli agricoltori dell’emisfero nord si preparano per cominciare la semina.

Gli esperti anticipano che i consumatori percepiranno l’aumento dei prezzi degli alimenti tra uno e tre mesi, mentre il World Food Programme dell’Onu ha lanciato l’allarme: “L’aumento dei prezzi degli alimenti e dei combustibili, a causa del conflitto in Medio Oriente, potrebbe avere un effetto dominò che aggraverà la fame delle popolazioni più vulnerabili della regione e altri parti del mondo”.

L’aumento dei prezzi influirà nella scelta delle coltivazioni, ha avvertito Joseph Glauber, ricercatore dell’International Food Policy Research Institute. E, purtroppo, a pagarne il prezzo più alto saranno i Paesi più poveri, che vedranno compromessa la loro produzione agricola per la riduzione dell’uso dei fertilizzanti.

Fertilizzanti in ostaggio, ecco l’effetto domino del caos nel Golfo

L’Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono tra i principali esportatori di fertilizzanti del mondo. La chiusura di un mese dello stretto di Hormuz, canale principale per la circolazione dei principali concimi, potrebbe essere sufficiente per mettere a rischio le coltivazioni che dipendono dal nitrogeno come il mais, il grano e il riso

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