Skip to main content

Il Canada entrerà a far parte del Global Combat Air Programme (Gcap) in qualità di Paese osservatore. L’annuncio è stato formalizzato da una dichiarazione congiunta, sottoscritta da Italia, Regno Unito, Giappone e Canada, che formalizza l’avvio di una nuova fase di collaborazione nell’ambito del programma internazionale per lo sviluppo del sistema aereo da combattimento di sesta generazione.

Cosa succede adesso

Secondo quanto comunicato dai quattro governi, lo status di osservatore consentirà a Ottawa di prendere parte alle attività del programma con accesso diretto ai lavori relativi allo sviluppo delle capacità, alla cooperazione industriale e alla pianificazione di lungo termine, ma senza che ciò comporti, almeno in questa fase, impegni finanziari. Si tratta della prima partecipazione al Gcap di un Paese diverso dai tre membri fondatori.

I quattro Paesi hanno confermato l’impegno a mantenere il programma nei tempi previsti, con l’obiettivo di sviluppare e rendere operativo un velivolo da combattimento di nuova generazione entro il 2035. Nel testo della dichiarazione, i partner hanno sottolineato che il Gcap continua a perseguire gli obiettivi di rafforzamento della sicurezza, innovazione tecnologica e sviluppo industriale, e hanno ribadito la volontà di collaborare strettamente nelle attività previste dal programma. In questo contesto, la partecipazione canadese come membro osservatore rappresenterà un’opportunità per condividere competenze e approfondire la cooperazione tecnologica, nel rispetto della governance già stabilita dai tre Paesi fondatori.

L’architettura industriale del programma

Dopo il lancio del programma nel dicembre 2022, i tre Paesi fondatori hanno dato vita alla Gcap International Government Organisation (Gigo), incaricata della gestione governativa del progetto, e alla joint venture industriale Edgewing, costituita da Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi Heavy Industries per guidare la progettazione e lo sviluppo del velivolo. L’obiettivo resta quello di completare la fase di definizione del progetto entro il 2027 e rispettare la scadenza del 2035 per l’entrata in servizio del sistema.

Il Global Combat Air Programme nasce dalla convergenza tra il programma Tempest, promosso da Italia e Regno Unito, e il progetto giapponese F-X. L’iniziativa punta allo sviluppo di un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che comprenderà non solo un nuovo velivolo, ma anche sensori avanzati, capacità di condivisione dei dati, tecnologie basate sull’intelligenza artificiale e sistemi senza equipaggio integrati. Il programma è destinato a sostituire, a partire dal 2035, gli Eurofighter Typhoon in servizio nelle aeronautiche italiana e britannica e gli F-2 della Japan Air Self-Defense Force.

Chi altro è interessato

Negli ultimi mesi diversi Paesi hanno manifestato attenzione nei confronti del programma, pur senza formalizzare una richiesta ufficiale di partecipazione. Tra questi figura l’Arabia Saudita, che ha più volte espresso l’intenzione di aderire al progetto e con cui i tre partner fondatori hanno avviato interlocuzioni preliminari. Anche l’Australia è stata indicata in passato tra i possibili interlocutori, mentre la Germania, orfana del programma Fcas, starebbe valutando se unirsi al programma o sviluppare una sua alternativa nazionale.

(Foto: ministero della Difesa)

Sesta generazione, il Gcap incassa l’ingresso del Canada come primo membro osservatore

Il Canada è diventato il primo Paese a entrare nel Global Combat Air Programme oltre ai tre membri fondatori. Con lo status di osservatore, Ottawa parteciperà ai lavori sul caccia di sesta generazione, contribuendo alla cooperazione tecnologica e industriale ma senza assumere, per ora, impegni finanziari

La diplomazia della Santa Sede passa (di nuovo) da Kyiv. Il viaggio di Gallagher

Cinque giorni tra Kyiv e Berdychiv per l’inviato di Papa Leone XIV. Dall’incontro con Zelensky alla visita nei luoghi colpiti dai bombardamenti, la missione di Gallagher ha unito sostegno pastorale e iniziativa diplomatica

Come misurare il valore generato dall’AI nella trasformazione dei processi

Di Giuseppe Lieto

Per molte imprese il punto di partenza può essere rappresentato da processi concreti, come la preparazione delle offerte, la gestione delle commesse, l’assistenza ai clienti, lo sviluppo software o la ricerca delle informazioni interne. L’obiettivo, però, non è introdurre l’intelligenza artificiale in modo diffuso. È ottenere risultati misurabili. L’analisi di Giuseppe Lieto, responsabile Strategy DigitalPlatforms

Gli Usa vogliono milioni di droni per le Forze armate. Il piano del Pentagono

Washington è alla ricerca di droni. Milioni di droni. Per farlo, il Pentagono ha istituito un nuovo ufficio che avrà il compito di accentrare lo sviluppo, l’acquisto e la consegna dei sistemi unmanned a tutte le forze armate. L’obiettivo? Produrre dieci volte di più, dieci volte più rapidamente e a un decimo del costo

Tutti i passi in avanti tra Libano e Israele. Il punto di Mayer

Dopo un’altra notte di guerra nel Golfo mi sembra opportuno mettere in evidenza che nel sud del Libano si è accesa una luce in fondo al tunnel. Gli interrogativi non mancano. Come reagiranno i guardiani della rivoluzione che paiono aver assunto – almeno provvisioramente – il potere a Teheran? L’incontro di oggi pomeriggio alla Casa Bianca del presidente libanese Aoun con Donald Trump fornirà ulteriori elementi di valutazione, ma l’incognita più rilevante resta ovviamente la reazione dei miliziani di Hezbollah

L'AI accorcia i tempi dei farmaci. Ma la Fda non ne ha ancora approvato uno

Un sondaggio di TD Cowen su 80 leader ed esperti del settore biofarmaceutico certifica ciò che da tempo si intuiva: l’intelligenza artificiale sta comprimendo fino al 70% i costi e i tempi della fase preclinica. La spinta arriva anche dalla Casa Bianca, che punta a ridurre la sperimentazione animale a favore di modelli computazionali. Ma il nodo resta: nessun farmaco scoperto dall’Ia ha ancora ottenuto l’approvazione della Fda, gli scettici temono che il tasso di fallimento resti vicino al 90%, e sullo sfondo cresce la concorrenza del biotech cinese

L’alleanza sull’IA è prima di tutto un’alleanza di valori. Parla Giusti (Link)

La discussione lanciata da Formiche attorno alla partecipazione del direttore generale dell’Agid al forum cinese ha riacceso il dibattito sulle scelte dell’Italia nel campo dell’intelligenza artificiale. Ma per Carlo Alberto Giusti, rettore dell’Università degli studi Link e autore di “The American Club”, il punto vero è il perimetro valoriale entro cui l’Italia colloca la propria infrastruttura tecnologica

Pechino accumula lingotti, Mosca li vende. La nuova geografia dell'oro globale

Nelle scorse settimane la Banca centrale cinese ha comprato quasi 50 tonnellate di oro. Ma secondo Goldman Sachs il Dragone ha dichiarato al mondo acquisti di gran lunga più esigui. Il precedente, al contrario, della Russia

L’ambiguità sull’intelligenza artificiale ha un costo strategico. L’analisi di Irdi

L’intelligenza artificiale è ormai uno dei principali terreni della competizione tra Stati Uniti e Cina. Ma la vera sfida non si gioca soltanto sui chip o sulla potenza di calcolo: riguarda gli standard, gli ecosistemi tecnologici e la capacità degli Stati di fornire un indirizzo strategico chiaro. L’analisi di Beniamino Irdi, ceo di HighGround e Senior Fellow del German Marshall Fund

Burnham promette meno tasse, ma i conti non tornano. I primi ostacoli del nuovo premier

Primo discorso a Donwning Street pieno di interrogativi: non ci sono risposte precise su come finanziare gli sconti su bollette e prodotti di prima necessità. Anche la difesa in subbuglio, per la poca esperienza del neo ministro. E Liz Truss chiama a raccolta il primo Cpac inglese

×

Iscriviti alla newsletter