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“Anomalia italiana”: è questa una delle definizioni che meglio scolpiscono lo stupore di certi ambienti europei e internazionali di fronte al record di longevità che il governo Meloni si appresta a traguardare in queste ore.

Il doppio tetto di cristallo infranto da Giorgia Meloni, quello della prima donna e quello del primo leader della Destra a raggiungere Palazzo Chigi, in fondo non è più una novità, o meglio è stato da tempo metabolizzato dalle cancellerie così come dalla grande stampa internazionale. E alla fine Meloni ha convinto tutti, anche i più scettici e prevenuti, senza però venir meno ai principi ispiratori della sua politica estera ed europea: conservatorismo pragmatico, patriottismo occidentale e protagonismo mediterraneo.

Tutto è iniziato con l’invasione russa dell’Ucraina quando Meloni, leader dell’unico partito all’opposizione del governo Draghi e presidente in carica del partito dei Conservatori europei, ha scelto senza indugio una linea pro Kiev, differenziandosi da altre destre identitarie e sapendo guidare un elettorato (e una coalizione) che in alcune sue parti mostrava una certa indulgenza verso Mosca. Poi, dopo la vittoria elettorale, il consolidamento del legame transatlantico iniziato sotto la presidenza Biden ma anche i legami mai venuti meno con i Repubblicani americani e l’amicizia con Donald Trump diventata poi strenua difesa della dignità e dell’interesse nazionale quando lo stesso ha mancato di rispetto all’Italia. Un legame rafforzato anche dall’impegno, finalmente serio, di aumentare il nostro contributo alla Nato e gli investimenti in difesa, fondamentali per garantire la nostra sicurezza, libertà e prosperità in un tempo di guerra ibrida sempre più spinta. E ancora la straordinaria intuizione del Piano Mattei per l’Africa, che ha riportato l’Italia, e con essa l’Europa e l’Occidente, in un continente colpevolmente abbandonato alla penetrazione cinese, russa e turca. I rapporti privilegiati con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo e del Golfo, che hanno consentito di diversificare le forniture energetiche in pochi mesi dopo la chiusura dei rubinetti del gas russo nonché di rendere l’Italia centrale nel progetto del corridoio Imec, destinato a collegare India, Golfo, Mediterraneo ed Europa. In questo contesto, pur nella difficile vicenda di Gaza e poi delle guerre con l’Iran, non è mai venuto meno il ruolo dell’Italia come potenza euromediterranea capace di dialogare con il mondo arabo, pronti ad assumere ruoli di ulteriore responsabilità in scenari complessi come il Libano.

E poi ancora i legami strettissimi con una nuova generazione di leader latino-americani – da Milei a Kast – che stanno spostando l’asse del continente verso destra, dopo decenni di dominio social-comunista del Foro di San Paolo. Ma il vero capolavoro Giorgia Meloni lo ha compiuto in Europa, dove ha ereditato un’Italia marginale e sostanzialmente al traino dell’asse franco-tedesco e dopo quattro anni l’ha trasformata in un’Italia protagonista, credibile, autorevole e capace di incidere sulle scelte europee come mai prima d’ora. Una su tutte l’immigrazione, con il superamento definitivo della precedente fallimentare politica fatta di accoglienza indiscriminata e redistribuzione inefficace per far posto a difesa dei confini, rimpatri veloci, lotta ai trafficanti, hub nei Paesi terzi. Il tutto in asse con due premier socialisti come la danese Mette Frederiksen e l’albanese Edi Rama, isolando una sinistra italiana innamorata del fallimentare modello Sanchez imploso poche settimane fa a Ceuta. E con il sostegno di una inedita maggioranza di centrodestra al Parlamento europeo, non a caso ribattezzata “maggioranza Giorgia”.

E allora ecco che le tantissime energie dedicate da Meloni alla politica estera ed europea in realtà hanno una fortissima ricaduta sulla vita quotidiana di ciascuno di noi e senza di quelle semplicemente gli italiani starebbero peggio. Ed ecco che la stabilità, unita alla visione e alla capacità personale della nostra premier di stare da protagonista in ogni consesso, diventano uno scudo imprescindibile per il nostro interesse nazionale. Ora che abbiamo finalmente conosciuto i vantaggi di stabilità e leadership, l’Italia non può permettersi salti nel vuoto.

Giorgia Meloni, Palazzo Chigi e il doppio tetto di cristallo infranto. Scrive Fidanza

Di Carlo Fidanza

L’intervento del capodelegazione di FdI al Parlamento europeo. “Meloni ha convinto tutti, anche i più scettici e prevenuti, senza però venir meno ai principi ispiratori della sua politica estera ed europea: conservatorismo pragmatico, patriottismo occidentale e protagonismo mediterraneo”

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