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Nel bel mezzo dell’escalation tra Tel Aviv e Teheran registrata lo scorso mese, l’Iran avrebbe caricato mine navali su alcune imbarcazioni locate nel Golfo Persico, con tutta probabilità per condurre delle operazioni di minamento dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi rimasti anonimi a Reuters, le mine non sono state dispiegate ma la loro presenza a bordo suggerisce che Teheran stesse valutando concretamente l’opzione di bloccare uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. Le fonti non hanno specificato se le mine siano state scaricate in un secondo momento, né in che modo siano state ottenute le informazioni, che probabilmente derivano da immagini satellitari o fonti umane riservate.

Lo Stretto di Hormuz, largo solo 34 chilometri nel punto più stretto e con corsie di navigazione di appena due miglia per senso di marcia, è un punto di transito di circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciati sul mercato mondiale; la sua chiusura, come si può facilmente immaginare, avrebbe un impatto devastante sui mercati energetici globali e sul commercio marittimo internazionale. Gav Don, ex ufficiale dell’intelligence navale britannica, ha dichiarato che gli assicuratori marittimi sospenderebbero la copertura dello stretto se venisse minato, costringendo le petroliere a gettare l’ancora e interrompendo il traffico.

Secondo le fonti statunitensi non si può escludere che il caricamento delle mine sia stato una mossa strategica per influenzare la percezione americana piuttosto che un passo concreto verso un’escalation. Questa interpretazione sarebbe coerente con quanto fatto dalla mossa del parlamento iraniano, risalente al 22 giugno, il quale ha approvato una mozione simbolica per bloccare lo stretto, lasciando comunque la decisione finale al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Rilevante da notare il fatto che, nei giorni successivi agli attacchi statunitensi contro le installazioni nucleari iraniane, la Marina statunitense ha temporaneamente ritirato dal Bahrein le navi dragamine in forza alla Quinta Flotta, temendo attacchi diretti alla stessa da parte delle forze di Teheran.

Se l’Iran avesse voluto usare le sue mine nello stretto, avrebbe avuto una grande scorta a cui attingere. Negli arsenali persiani sono presenti tra le 5.000 e le 6.000 mine navali di vario tipo, tra cui le mine di fondo Mdm-6 di fabbricazione russa e le potenti mine a propulsione di razzo Em-52 di fabbricazione cinese. Può dispiegarle di nascosto con la sua flotta di mini-sommergibili, ma anche (seppur in modo meno discreto) con le sue navi di superficie.

Passaggi minati. Così Teheran si preparava a bloccare Hormuz

Nel pieno dell’escalation con Israele, l’Iran ha caricato mine navali su imbarcazioni nel Golfo Persico per posizionarle nello Stretto di Hormuz. Le mine, che non sono state impiegate, avrebbero potuto avere un impatto sia diplomatico che economico

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