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Nel sistema internazionale contemporaneo, la cooperazione tra attori statali non segue più schemi rigidi né alleanze dichiarate. Essa può essere anzi silenziosa, opportunistica, settoriale. E più che nei trattati multilaterali, potrebbe riflettersi sul campo di battaglia. Un report del Nato Defense College, intitolatoTwo to Tango: Russian-Iranian Drone Cooperation”, accende un faro su una delle convergenze più rilevanti in questo senso nell’attuale panorama geopolitico: la crescente cooperazione tra Mosca e Teheran nell’ambito degli Unmanned Aerial Systems (Uas). Un fenomeno tutt’altro che transitorio, considerando come “un’analisi avviata mesi fa si riveli ancora estremamente pertinente e accurata, alla luce degli eventi attuali che si stanno registrando in Medio Oriente”, affermano Katie Fricke, Taylor Hankins, e Victoria Jones, le tre autrici del report pubblicato da Ndc.

Fin dalle prime fasi dell’invasione russa dell’Ucraina, i droni iraniani (in particolare i modelli Shahed 131 e Shahed 136) sono stati utilizzati per colpire infrastrutture critiche, saturare le difese aeree e rallentare l’avanzata delle truppe ucraine. I droni Shahed sono semplici, ma estremamente funzionali nella logica della guerra di logoramento, e il loro basso costo (compreso tra i 20.000 e i 50.000 dollari) li rende adatti per attacchi in massa. Ma la collaborazione va ben oltre la semplice fornitura, anzi. L’Iran ha infatti avviato con Mosca un processo strutturato di trasferimento tecnologico, produzione congiunta e scambio di intelligence militare. L’uso ricorrente e intensivo di questi droni consente a Mosca di raccogliere dati tattici, restituirli agli ingegneri iraniani, e migliorare rapidamente il design e le capacità dei modelli successivi.

I vantaggi sono reciproci: da una parte, l’Iran guadagna visibilità internazionale e profitti (si stima che, al luglio del 2024, il valore della cooperazione con la Russia abbia fruttato a Teheran circa 1,75 miliardi di dollari). Dall’altra, Mosca può produrre autonomamente droni su licenza iraniana riadattandoli alle proprie esigenze, e garantendosi così un flusso stabile di sistemi d’arma economici ed efficaci.  Ma la collaborazione tra i due attori ha implicazioni profonde anche per la sicurezza globale: la proliferazione di tali tecnologie unmanned minaccia di estendersi verso altri attori statali e non statali.

Questo fenomeno, secondo il report, è doppiamente importante per l’Alleanza Atlantica. In primo luogo, la diffusione incontrollata di droni economici, resistenti ed efficaci mina la superiorità tecnologica delle difese aeree alleate; in secondo luogo, la partnership tra Russia e Iran aggira efficacemente le sanzioni internazionali, dimostrando l’insufficienza degli strumenti tradizionali di deterrenza. Inoltre, Ll produzione congiunta di droni tra Iran e Russia potrebbe essere solo l’inizio, con possibilità che la cooperazione si estenda anche sul fronte nucleare e missilistico.

“Il report esplora un aspetto cruciale delle relazioni tra Iran e Russia che sono state ampiamente oggetto di speculazioni, ma di poche investigazioni specifiche. Infatti, pur riconoscendo un allineamento su interessi relativamente stabili, ci sono una varietà di punti di attrito che non consentono un chiaro appianamento e convergenza a livello strategico”, commenta per Formiche.net Giangiuseppe Pili, assistant professor della James Madison University e supervisore dell’analisi pubblicata dal Ndc. “Come confermato dai recenti scontri con Israele, la Russia ha mantenuto una posizione elastica, condannando l’attacco americano ma senza dare un visibile supporto concreto al regime iraniano. Tuttavia, specialmente nel breve termine e con le incognite dello status del programma nucleare iraniano, è difficile prevedere come e su cosa Mosca e Teheran potranno cooperare. E su questo sarebbe importante mantenere un alto grado di vigilanza”.

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