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Se è vero che tre indizi fanno una prova, come scriveva Agatha Christie, allora il Regno Unito è a un passo dal dire sì all’ingresso di Huawei nelle sue reti 5G, nonostante le pressioni degli Stati Uniti e le preoccupazioni correlate al legame tra il colosso cinese e il governo di Pechino.

L’intervista rilasciata ieri al Sunday Times da Ben Wallace, segretario alla Difesa britannico, sembra avere allontanato le due sponde dell’Atlantico nonostante una certa “Anglo Nostalgia” (come da titolo del libro di Edoardo Campanella e Marta Dassù per Hurst Publishers) figlia della Brexit. Il Regno Unito deve essere in grado di combattere guerre senza l’aiuto degli Stati Uniti, ha detto il ministro focalizzandosi sui temi di sorveglianza e ricognizione e invitando il governo a rivedere l’impostazione che da dieci anni ormai vede Londra sempre al fianco di Washington.

Il capo della Difesa britannica ha sottolineato l’aggressività mostrata dall’amministrazione statunitense di Donald Trump nell’invitare il Regno Unito a evitare Huawei: “L’hanno ripetuto. Sono stati chiari in merito: il presidente Trump, il consigliere per la sicurezza nazionale. Il segretario alla Difesa me l’ha detto personalmente quando ci siamo incontrati alla Nato. Non è un segreto”.

Dichiarazioni forti e inaspettate, rincarate a poca distanza da quelle di Brandon Lewis, ministro della Sicurezza, che alla BBC ha spiegato che il Regno Unito dovrebbe “smettere di sminuirsi come Paese” e realizzare che ha “una voce forte”, come riportato dal Telegraph.

Il terzo indizio è arrivato, sempre nella giornata di domenica, da Sir Andrew Parker, il direttore dell’agenzia per la sicurezza e il controspionaggio britannica, l’MI5. In un colloquio con tre giornalisti del Financial Times tra cui il direttore Lionel Barber, Parker ha spiegato di non aver “ragione di pensare” che lo scambio tra le intelligence britannica e statunitense verrebbe colpita nel caso in cui il Regno Unito decidesse di fare affidamento sulla tecnologia di Huawei per la sua rete 5G. Per Sir Andrew, che ad aprile lascerà il suo incarico, i legami tra i Five Eyes (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) “non sono mai stati così forti”.

Le tre interviste giungono, come spiegato da Formiche.net, proprio nelle ore precedenti l’arrivo a Londra di una delegazione statunitense per parlare dei rischi legati a Huawei. E hanno alimentato la convinzione nel Regno Unito e in Cina che il premier Boris Johnson, chiamato a prendere una decisione entro fine mese, seguirà la strada indicata dal predecessore Theresa May autorizzando dando il via libera a Huawei ma solo per le antenne e le parti non-core.

In tutto questo mancano due considerazioni. La prima riguarda i problemi di Huawei in merito alla legge cinese sulla Sicurezza nazionale che dal 2017 prevede l’obbligo per le aziende di collaborare e condividere informazioni con i servizi e il governo qualora richieste. La seconda riguarda il tema delle backdoor che possono essere installate per sottrarre dati agli utenti. Basti pensare che alcuni mesi fa Maurizio Mensi, allora presidente dell’Organo di vigilanza sulla rete Tim, dopo il caso Vodafone disse a Formiche.net che “quando si parla di reti è difficile distinguere tra elementi centrali o secondari, tra parti ‘core’ o ‘edge’, come invece vorrebbe fare Londra”.

Da una parte Londra ha la necessità di mantenere i rapporti commerciali con Pechino, dall’altra quella di non perdere lo storico legame, commerciale ma non solo, con Washington. Il Regno Unito ora è chiamato a scegliere, per due ragioni. Prima: è dalla crisi di Suez, cioè da oltre sessant’anni fa, che è relegata al ruolo di media potenza. Seconda: la scelta tra Washington e Pechino appare sempre più inevitabile.

Che succede se il Regno Unito sfida gli Usa sul 5G

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