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L’Italia ha una normativa sulla sicurezza cibernetica nazionale che è “un riferimento in Europa”, di questo “ce ne hanno dato atto anche gli Stati Uniti” e dunque “riteniamo che si possa tenere insieme l’esigenza di tutelare al massimo la sicurezza della rete 5G e garantire agli operatori privati l’accesso a tutte le forniture, anche dei Paesi extra Ue”. Stefano Patuanelli non ha cambiato idea. Il ministro dello Sviluppo Economico (Mise) e capo-delegazione del Movimento Cinque Stelle nel governo ribadisce ancora una volta in audizione presso la Commissione Lavori pubblici e trasporti del Senato: l’Italia non bandirà aziende cinesi come Huawei e Zte dall’implementazione della banda ultralarga. Questo era stato l’invito del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), il comitato di raccordo fra Parlamento, governo e Servizi che dopo un’anno di indagini sul 5G e di audizioni con i principali operatori del settore telco e le agenzie di intelligence ha pubblicato lo scorso 19 dicembre un rapporto che invita l’esecutivo a “prendere seriamente in considerazione” l’esclusione delle compagnie cinesi dalla rete.

L’ALLARME DEL COPASIR

Il monito del Copasir, che questo giovedì ascolterà in audizione proprio Patuanelli, rimane sospeso al Mise, che, ha sottolineato il ministro, ha il dovere di “proteggere il sistema delle telecomunicazioni” ma anche di “offrire agli operatori la garanzia di accesso a tutti i mercati, compresi quelli extraeuropei”. Le dichiarazioni di Patuanelli sono diverse nei toni ma non nella sostanza rispetto a quelle rilasciate all’indomani della pubblicazione del rapporto Copasir, quando il titolare del dicastero affermò che Huawei, colosso della telefonia mobile con base a Shenzen accusato dagli Stati Uniti di spionaggio industriale, “offre le soluzioni migliori ai prezzi migliori”. Nel governo e nella maggioranza non esiste una linea compatta. Dalla presidenza del Consiglio, cui il decreto cyber approvato questo autunno conferisce incisivi poteri per garantire la protezione della banda ultralarga, sia il sottosegretario Riccardo Fraccaro che il premier Giuseppe Conte avevano invece assicurato che il governo avrebbe “tenuto in conto” le indicazioni del Copasir.

LO STATO DEL 5G IN ITALIA

In commissione il ministro ha fatto una panoramica dello sviluppo della rete 5G in Italia, considerata dal Mise “una priorità strategica”. La gara record da 6.5 miliardi di euro per l’assegnazione delle bande radio nell’ottobre del 2018 ha confermato lo Stivale come “Paese leader in Europa per lo sviluppo del 5G”, ha detto Patuanelli. Finita la fase sperimentale nelle città di Bari, L’Aquila, Prato, Matera e Milano monitorata dal Mise con l’aiuto della Fondazione Ugo Bordoni inizia ora la fase commerciale. Meno roseo il bilancio del ministero sulla diffusione nazionale della rete 5G. Se nelle aree ad alta e media densità abitativa (le cosiddette aree nere e grigie) “le risorse messe in campo sono ingenti”, nelle aree bianche (specie quelle rurali) il lavoro va a rilento: l’obiettivo era giungere per il 2020 a una copertura dell’80%, ma alle condizioni attuali “se acceleriamo arriviamo intorno al 40%”, ha detto il ministro.

LA DECISIONE DI JOHNSON

L’intervento di Patuanelli al Senato arriva in una settimana densa di novità sull’implementazione del 5G in Europa. La più clamorosa giunge da Londra: il governo conservatore di Boris Johnson ha dato il via libera alla presenza di Huawei nella rete 5G inglese salvo l’esclusione di alcune “parti sensibili”. Il semaforo verde di Downing Street giunge chiude un periodo di lunghi tentennamenti e rischia di inserire un cuneo nei rapporti con l’amministrazione Usa. Nel frattempo ha incassato l’apprezzamento di Huawei, che si è detta “rassicurata dalla conferma da parte del governo britannico di poter continuare a lavorare con i clienti per proseguire la fornitura del 5G”.

IL QUADRO UE

Sale ora l’attesa per la decisione del governo tedesco di Angela Merkel. La cancelliera ha recentemente rassicurato il presidente cinese Xi Jinping promettendo che le aziende del Dragone saranno trattate “in modo equo”, ma deve anche fare i conti con un acceso dibattito al Bundestag che vede un fronte partitico bipartisan favorevole all’introduzione di una legge che escluda dalla gestione degli elementi core della rete 5G le compagnie cinesi.

Questo mercoledì inoltre la Commissione Ue pubblicherà il “5G toolbox”, un set di linee guida per gli Stati nazionali volte a tutelare la sicurezza dei dati sulla rete di ultima generazione. “Non si tratta di discriminare, si tratta semplicemente di fissare norme, che saranno rigorose” ha detto questo martedì il Commissario francese al Mercato Interno Thierry Breton, già ad di Orange e Atos. Il principio cardine della “cassetta degli attrezzi” presentata domani a Bruxelles sarà la diversificazione dei fornitori, premura necessaria per evitare un’eccessiva dipendenza da un unico soggetto e “mitigare i rischi”.

Huawei e 5G, Patuanelli non cambia idea (in barba al Copasir)

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