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“Siamo delusi, perché non ci sono idee propositive e lungimiranti. L’azienda ha fornito suggerimenti che non le competono come quelli relativi agli ammortizzatori sociali. Di fatto la Safilo continua a mantenere produzione e marchi in Cina che non apportano vantaggi all’Italia. Un incontro che non ha dato l’esito auspicato. La vertenza rimane al palo”. Così Daniela Piras, segretario nazionale della Uiltec, ha riassunto l’esito della riunione al dicastero dello Sviluppo economico, presente il ministro, “management” della Safilo e sindacati di categoria.

GIUDIZIO NEGATIVO DEI SINDACATI

Proprio questi ultimi, nel tardo pomeriggio hanno diffuso un nota critica al riguardo. “L’incontro al Mise – si legge nel comunicato sindacale – con i rappresentanti del Gruppo Safilo è servito, purtroppo, solo ad avere la conferma dei circa 700 esuberi, già annunciati nel mese scorso. Da parte nostra ribadiamo la volontà di proseguire il tavolo di confronto con l’azienda, e di prendere tempo per evitare decisioni affrettate e sbagliate. Non possiamo però che stigmatizzare l’assenza all’incontro dell’amministratore delegato Angelo Trocchia: in momenti delicati e complessi come questi è necessario un coinvolgimento della società ai massimi livelli”.

Il Piano di ristrutturazione aziendale di Safilo prevede che dei 700 esuberi 250 interessino la totalità dei dipendenti dello stabilimento di Martignacco (in provincia di Udine), che quindi è destinato a cessare l’attività, mentre altri 50 esuberi sono previsti a Padova e 400 nello stabilimento di Longarone (in provincia di Belluno). “Nel piano industriale di Safilo – hanno ribadito i sindacati – c’è la necessità di approfondire i termini della gestione e i piani di sviluppo anche in forme differenziate nei diversi siti produttivi. Il piano in questione evidenzia solo una gestione dei numeri finalizzata alla razionalizzazione dei posti di lavoro, ma non tiene conto della prospettiva industriale degli stessi siti industriali. Infatti, legandosi solo alla concessione dei marchi, lavorando in conto terzi, di fatto si rinuncia ad avere un ruolo fondamentale in un settore che non è afflitto da forme di crisi produttive. La realtà è che in Safilo si è marcata una mancanza di strategia che non ha protetto l’azienda da un lento depauperamento”. I sindacati hanno apprezzato l’intervento del ministro Patuanelli “che ha preteso, impegnando il ministero, la verifica punto per punto del Piano industriale”

NO DEL MINISTRO A PROCEDERE IL MODO UNILATERALE

All’incontro hanno anche partecipato i rappresentanti del ministero del Lavoro, della Regione Friuli Venezia Giulia, dei comuni coinvolti, l’azienda e i sindacati. Il tavolo è stato convocato a seguito di una serie di incontri avvenuti nei giorni scorsi in sede locale, nei quali il MiSE si è coordinato con le Regioni coinvolte per acquisire informazioni utili a individuare un percorso condiviso. Il ministro Stefano Patuanelli ha chiesto all’azienda “di non procedere ad azioni unilaterali nei confronti dei lavoratori e di avviare un confronto con le parti sociali per discutere i dettagli del piano industriale. Dopodiché sarà possibile individuare tutti gli strumenti a disposizione sia del ministero che delle Regioni per supportare il rilancio produttivo dell’azienda, puntando anche sugli investimenti in campo tecnologico e digitale. L’obiettivo finale dovrà essere quello di un piano industriale che non si basi solo sulla razionalizzazione dei costi ma abbia una prospettiva di sviluppo in grado di salvaguardare i siti produttivi e i lavoratori”.

Nulla di fatto nella vertenza Safilo. Ecco perché

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