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“Essere conservatori non vuol dire essere aprioristicamente contro l’Europa, bensì ribadire la centralità dell’Italia nelle decisioni dell’Unione, rivolgendo le nostre attenzioni ai Paesi di Visegrad, corroborando i rapporti nello schieramento conservatore”. È così che parla a Formiche.net Francesco Giubilei, presidente di Nazione Futura, think tank che ha avuto un ruolo centrale nell’organizzazione del National Conservatism Conference, kermesse promossa dalla Edmund Burke foundation, che si è tenuta tra lunedì e ieri al Grand Hotel Plaza. Un evento internazionale. Conservatori da tutto il mondo che hanno scelto la nostra capitale come centro propulsivo di una nuova epoca fatta dalla commistione sinergica fra politici e intellettuali di area.

Nazione Futura è serbatoio di idee che, oltre ad aver giocato un ruolo da protagonista nell’ambito della realizzazione della rassegna (essendo peraltro l’unico organizzatore italiano) “si sta sempre di più accreditando come punto di riferimento, a livello di think tank, nell’alveo conservatore italiano e non solo”. A dirlo è proprio Giubilei che si dice “estremamente soddisfatto per un risultato che porta Nazione Futura ad essere un interlocutore chiave nel panorama dei conservatori”.

L’ulteriore elemento di soddisfazione è stato quello di aver realizzato il National Conservatism proprio qui. In Italia. A Roma. Una scelta che, a detta di Giubilei, “pone l’Italia al centro del contesto conservatore a livello internazionale. In questo modo il nostro Paese si è fatto promotore di una nuova stagione importantissima che vede al centro la condivisione e l’apertura al dialogo in ottica di collaborazione fra il mondo della politica e quello della cultura”. Una formula a metà strada fra le due anime. Insomma la consacrazione di qualcosa di nuovo, che ha ricevuto la benedizione di ospiti internazionali di grande spessore: da Viktor Orbán, passando per Ryszard Legutko, presidente del gruppo dei conservatori europei (Ecr), finendo con Marion Maréchal, Yoram Hazony, Douglas Murray, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

La lunga carrellata di ospiti nazionali e internazionali pone le basi di una riflessione ampia e trasversale, con i focus sui temi cardine che da tempo il mondo conservatore sta portando avanti. Da questo punto di vista gli ospiti, a partire da Yoram Hazony che, va detto, è tra gli intellettuali che in assoluto sta facendo più discutere a seguito della pubblicazione del suo libro “Le virtù del nazionalismo” (Guerini e Associati, tradotto da Vittorio Robiati Bendaud), hanno fatto leva sulla grande sfida di questi tempi, rappresentata per lo più dalla difesa delle identità nazionali e dell’esistenza degli Stati come strumento di tutela della sovranità dei popoli.

Il senso profondo di questo evento, a detta dell’editore cesenate, è da ritrovarsi nella volontà di “strutturare una rete che già esisteva, che porti avanti iniziative a livello internazionale che vengono organizzate nel corso dell’anno, facendo in modo che questa rete possa avere influenza sia nell’ambito del dibattito politico, sia in quello culturale”.

Giorgia Meloni in particolare ha dichiarato a chiare lettere che “il nostro principale nemico è la deriva mondialista di chi reputa l’identità un male da combattere”. Oggi, riprende la leader di Fratelli d’Italia “i conservatori nazionali a tutte le latitudini sono in realtà gli unici veri democratici“. Cioè coloro che sono attaccati alle cose che amano, per dirla con Roger Scruton (citato da Meloni).

Certo è che non capita tutti i giorni di avere la possibilità di un confronto fra leader politici e riferimenti culturali di questa portata. Uno sguardo ad ampio spettro anche sul tema della dicotomia fra conservatorismo e sovranismo (in Italia incarnato per lo più dai partiti Lega e Fratelli d’Italia) è stato al centro dell’intervento anche di Giubilei. “Nel corso del mio contributo – dice l’editore – ho cercato di tracciare una panoramica sullo stato dell’arte dei movimenti conservatrici e sovranisti nella compagine politica italiana, spiegando anche i loro continui successi in termini di consensi e risultati elettorali”. Spostandosi sul piano sovranazionale, europeo “ho ribadito la necessità di riscoprire le nostre radici giudaico-cristiane, nel solco di un’identità come popolo e come nazione va ribadita e difesa”.

 

 

Politica e cultura nel solco del conservatorismo. Parla Giubilei

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