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Negli ultimi giorni, l’Italia ha consolidato il suo ruolo di ponte diplomatico tra Stati Uniti e Unione Europea, come dice il governo, sfruttando abilmente l’occasione della messa inaugurale del nuovo Pontificato di Leone XIV da piattaforma di dialogo nell’ottica di un obiettivo dichiarato: mettere seduti allo stesso tavolo Washington e Bruxelles. Questo tavolo è stato organizzato domenica da Palazzo Chigi: seduta al centro tra la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, la premier Giorgia Meloni ha raggiunto il fine di far parlare le rispettive leadership transatlantiche, per la prima volta dall’inizio della contesa commerciale lanciata dall’amministrazione Trump.

Sebbene non fosse presente il commander in chief in persona, la partecipazione di Vance, figura politica di rilievo nell’amministrazione americana, ha dato un segnale forte (nell’ottica di una rinnovata, futuribile cooperazione?). Vance, con il suo ruolo politico molto attivo (inedito per un vice) e un rapporto personale con il presidente, rappresenta una figura chiave attuale e potenzialmente futura negli Stati Uniti, aumentando così il valore strategico dell’incontro.

La cornice romana, scelta anche per il forte valore politico conferito dalla coincidenza con l’inizio del nuovo corso in Vaticano, ha rafforzato l’immagine dell’Italia come snodo di una mediazione credibile, consapevole in uno scenario geopolitico complesso. Roma si è presentata come promotrice di un dialogo che, pur nel rispetto delle posizioni euro-atlantiche, punta a esplorare ogni spiraglio utile alla de-escalation. In questo senso, la telefonata personale di Meloni con Donald Trump sabato, che ha anticipato quella del formato Quint (con i leader di Regno Unito, Francia e Germania), avvenuta alla vigilia del colloquio diretto tra Trump e Vladimir Putin, ha rappresentato una consultazione ad alto livello per mantenere compatto il fronte occidentale e, al contempo, incoraggiare un’iniziativa diplomatica realistica.

Il messaggio: Roma, osservatrice esterna al cosiddetto gruppo dei “volonterosi”, è comunque parte degli schemi. Il riferimento esplicito, contenuto nella nota di Palazzo Chigi, alla disponibilità dell’Ucraina al dialogo e all’auspicio che Mosca si impegni seriamente in colloqui diretti, magari da ospitate proprio in Vaticano (come proposto dal segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, anch’egli a Roma ieri) rafforza la posizione italiana. Il contesto, come evidenziato anche da fonti vicine a Palazzo Chigi, è quello di un’Italia che si propone come facilitatore di un dialogo transatlantico, capace di ridurre le distanze e rafforzare la fiducia reciproca.

Secondo Valbona Zeneli, ricercatrice dell’Atlantic Council esperta di dinamiche transatlantiche, l’Italia si conferma come “snodo cruciale del dialogo euro-atlantico”, e “la capacità di Roma di agire da sponda tra Bruxelles e Washington accresce il suo peso strategico”. “Giorgia Meloni ha saputo giocare con intelligenza e pragmatismo la carta europea, anche nell’ultimo incontro con il presidente Trump alla Casa Bianca, dove — osserva Zeneli con Formiche.net — non ha parlato solo per l’interesse italiano, ma si è presentata come voce autorevole dell’Europa”.

Una postura che, secondo l’analista, riflette la leadership di cui l’Unione ha oggi bisogno: “Questi sono i leader di cui l’Europa ha necessità: capaci di essere interlocutori credibili sia per Washington che per Bruxelles”. Zeneli sottolinea come nessuna delle grandi sfide globali — dalla guerra in Ucraina alla stabilità in Medio Oriente, fino alla competizione con la Cina — possa essere affrontata senza un rapporto forte con gli Stati Uniti. E avanza una proposta concreta: “Un accordo commerciale tra Ue e Usa non è solo una questione economica, ma uno strumento geopolitico cruciale. Sbloccarlo significherebbe rafforzare l’unità transatlantica e fornire una base più solida per affrontare le crisi”.

Nel concreto, l’Ue si appresta a dover ragionare con Washington su più piani. Il negoziato sul commercio transatlantico, formalmente in capo alla Commissione Europea, è entrato in una fase cruciale. Entro luglio scadrà la sospensione dei dazi reciproci e, secondo Valbona Zeneli, “raggiungere un’intesa non è solo una questione tariffaria e tecnica, ma una prova per la credibilità e la solidità del legame tra le due sponde dell’Atlantico”.

Nessuna delle due parti trarrebbe beneficio da una guerra commerciale, ma — osserva Zeneli — negoziati limitati ai soli livelli tariffari non saranno sufficienti per affrontare le preoccupazioni economiche e strategiche “sollevate già dalla prima amministrazione Trump, e tuttora centrali nel dibattito politico americano”.

Gli squilibri nella relazione commerciale Ue-Usa sono noti: da un lato, Washington denuncia un trattamento asimmetrico, soprattutto per via delle tariffe europee più elevate in settori chiave; dall’altro, Bruxelles mantiene un approccio prudente, temendo che una discussione aperta possa riattivare dinamiche protezionistiche.

Per Zeneli, è necessario un approccio costruttivo e ampio: “Il negoziato non può limitarsi alle barriere commerciali. Va affrontato anche il tema delle barriere non tariffarie e un insieme di questioni strategiche che vanno oltre la politica commerciale in senso stretto”. A suo avviso, l’accordo tra Stati Uniti e Regno Unito può offrire un modello utile, mentre quello tra Washington e Pechino, riducendo la pressione dell’overcapacity cinese, ha indirettamente agevolato la posizione europea.

Tra le aree prioritarie, l’esperta cita l’acciaio e l’alluminio, la cooperazione su pratiche delle economie non di mercato e la riduzione delle barriere regolamentari. Poi il settore dei servizi, “cruciale non tanto per l’interesse diretto delle imprese statunitensi, quanto per le ricadute sul mercato interno europeo”, spiega Zeneli. “Abbattere le barriere non tariffarie significherebbe rimuovere ostacoli autoimposti che limitano anche le imprese europee. Un’opportunità di semplificazione che potrebbe generare crescita”.

Un’altra priorità è il rinnovo dell’accordo Usa-Ue su scienza e tecnologia, incluso l’allegato sulla proprietà intellettuale, in scadenza tra 18 mesi. “Serve avviare il processo in anticipo”, avverte Zeneli, anche per evitare “intoppi e preservare un’intesa che è fondamentale per il mercato digitale e per l’allineamento politico sulla Cina”.

Con un volume di scambi che supera i 4,4 miliardi di euro al giorno e investimenti bilaterali per oltre 5.300 miliardi di euro, la relazione economica tra Ue e Stati Uniti rimane la più vasta al mondo. Le comunità imprenditoriali, osserva Zeneli, “aspettano risposte dai loro rappresentanti politici”. Lo ha ricordato anche BusinessEurope, che in una nota pubblicata di recente ha chiesto lo sviluppo di un’agenda transatlantica positiva e orientata al futuro”.

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Secondo Valbona Zeneli, senior fellow presso Europe Center e la Transatlantic Security Initiative dell’Atlantic Council, l’Italia gioca un ruolo strategico nel dialogo euro-atlantico grazie alla leadership pragmatica di Giorgia Meloni. Rafforzare i legami Ue-Usa, anche attraverso un accordo commerciale, è cruciale per affrontare le sfide globali e garantire la coesione geopolitica occidentale

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