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Nei colloqui tra Stati Uniti e Cina c’è una “fase 1” verso un accordo sul commercio che possa accontentare entrambi e trovare uno spazio di arresto per il macro-confronto tra potenze. Un segnale positivo che arriva dopo 13 round negoziali in piedi da oltre 18 mesi.

La Cina s‘è detta soddisfatta per l’esito dei negoziati che si sono svolti a Washington, ci sono state discussioni “franche, efficienti e costruttive” sulle questioni di interesse comune, ha dichiarato il ministero del Commercio in una nota. “Le due parti hanno compiuto progressi sostanziali nei settori dell’agricoltura, della protezione della proprietà intellettuale, dei tassi di cambio, dei servizi finanziari, della cooperazione commerciale, del trasferimento di tecnologia e della risoluzione delle controversie” e “hanno concordato di lavorare insieme per l’accordo finale”.

Ieri il vice premier cinese, Liu He, è stato ricevuto alla Casa Bianca. Liu ha in mano la delega ai dossier economici, è il capo negoziatore con gli Usa ed è un intimo alleato politico del presidente Xi Jinping. Secondo quanto raccontato dal cinese, Donald Trump gli aveva chiesto di presentarsi con una lettera d’intenti firmata da Xi. Come un impegno da poter mostrare agli americani.

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E così è stato. “Spero che le due parti agiranno secondo il principio e la direzione che tu e io abbiamo concordato e che lavoreremo per far avanzare le relazioni Cina-Stati Uniti sulla base di coordinamento, cooperazione e stabilità”, ha scritto il cinese all’americano, con un riferimento — la linea concordata — all’ultimo loro incontro programmatico a latere del G20.

Il faccia a faccia con il super-delegato cinese indica che ci sono punti di contatto sostanziali, e si parla di una firma possibile già il prossimo mese. Non troppo tempo fa, si era già arrivati a una situazione simile, c’era un’intesa di massima, ma poi tutto è saltato perché la Cina si era tirata indietro da alcuni impegni promessi (il problema non è tanto il riequilibrio della bilancia commerciale, quanto trovare un metodo per portare realmente Pechino all’interno del quadro di comportamenti condivisi dal mercato occidentale).

L’intesa raggiunta, per quanto noto, prevede che la Cina si impegni ad aumentare in modo significativo gli acquisti di materie prime agricole statunitensi, ad accettare determinate misure sulla proprietà intellettuale e sulla concessioni relative ai servizi finanziari e alla valuta. In cambio, gli Stati Uniti ritarderanno l’aumento tariffario previsto dal prossimo 15 ottobre sulle importazioni di beni di fabbricazione cinese negli Stati Uniti, sebbene i nuovi dazi previsti per dicembre non siano ancora stati annullati.

Ieri Trump ha parlato anche di uno dei dossier caldissimi del confronto Usa-Cina: la gestione del gigante delle telco Huawei (e più in generale la questione 5G, su cui la ditta cinese ha livello di sviluppo molto avanzati).

Il dossier Huawei sarà oggetto di un processo separato, ha detto Trump a margine della conferenza stampa tenuta ieri sera alla Casa Bianca. A maggio, Washington ha aggiunto il nome di Huawei e di 67 controllate in tutto il mondo alla sua lista nera commerciale, in base alla quale si applica il bando alla vendita di componenti elettronici. Il caso del produttore cinese, ha detto Trump, sarà discusso in una seconda fase dei negoziati.

(Foto: Twitter, @DavidNakumara)

 

Dazi, è (prima) intesa fra Usa e Cina. Ma Huawei resta nel mirino

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