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Quando la politica arriva prima della giustizia. Succede in Italia, è successo in questi mesi. Da una parte il governo gialloverde e una tragedia immane, il crollo del ponte Morandi di Genova. Dall’altra uno dei maggiori gruppi privati italiani ed europei, Atlantia, il braccio per le infrastrutture (Autostrade, aeroporti) della famiglia Benetton. Da quel 14 agosto 2018 è passato del tempo.

Ma oggi si è compiuto quello che a detta di molti analisti e osservatori è l’atto conclusivo di un ciclo importante per Atlantia e per l’intera famiglia veneta: le più che probabili dimissioni di Giovanni Castellucci, dal 2006 timoniere indiscusso della società che gestisce, oltre alla rete autostradale, anche gli scali aeroportuali di Ciampino e Fiumicino. Troppo forte la pressione di certa politica, anche nell’era giallorossa, troppo ingombrante lo spettro di una revisione (ma fino a ieri revoca) delle concessioni. E forse troppo pesanti i crolli in Borsa del titolo (-8% venerdì) nei giorni scorsi. Ma la domanda è: è giusto spingere artificialmente una società al riassetto per mano politica? Che ne è del libero mercato? E dello stato di diritto visto che condanne a carico di Atlantia non ve ne sono?

LE COLPE DELLA POLITICA

Formiche.net ha chiesto il parere di Andrea Giuricin, economista presso l’Università di Milano Bicocca. “Credo che ci sia stata una fortissima ingerenza da parte della politica sulla vicenda Atlantia, io più volte ho sottolineato un’invasione da parte delle istituzioni che sono arrivate addirittura prima della magistratura e questo è sempre un grande errore. Non abbiamo ancora una verità giudiziaria e la politica ha già dato la sua lettura, fin dal giorno dopo la tragedia di Genova”, spiega Giuricin. “Bisogna fare molta molta attenzione su certe questioni. Parlare di revoca delle concessioni può avere un senso solo se c’è una magistratura che riconosce una colpa di Autostrade nella vicenda, la politica non si può certo sostituire alla giustizia nella revoca delle concessioni. Mi sembra un po’ dell’aggiotaggio (quando al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, vengono divulgate notizie false per influenzare l’andamento di un titolo, ndr) quello commesso dallo scorso governo verso una società quotata. Quando invece bisognava aspettare le indagini. Credo che abbiamo avuto una prova del cattivo rapporto tra Stato e mercato. Il primo non può fare il giudice e questo nonostante io non abbia mai fatto sconti ad Atlantia”.

IL FUTURO DI ATLANTIA

Giuricin allarga poi l’analisi al futuro di Atlantia orfana del suo uomo forte, Castellucci. “Credo che il rischio maggiore non sia tanto la revoca delle concessioni, operazione che vedo molto distante, quanto dalla revisione delle tariffe autostradali che rappresenta la vera partita per la società. L’addio di Castellucci rappresenta la fine di un’epoca, è l’uomo che che ha creato questo impero, prima nazionale e poi internazionale con l’operazione Abertis. Si tratta di un cambiamento epocale, perché Castellucci si sapeva muovere bene in un mercato regolato. Ora abbiamo davanti una grande incognita, per esempio, che cosa farà Atlantia con Alitalia? Dobbiamo capire che cosa sarà il domani di Atlantia senza Castellucci”.

Prima la giustizia, poi la politica. Il caso Atlantia letto da Giuricin

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