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L’Italia è oggi sufficientemente attrezzata – dal punto di vista normativo – per poter affrontare le nuove minacce al sistema Paese e, in particolare, alle infrastrutture critiche come il 5G? Sono in molti a credere di no, soprattutto dopo che, negli ultimi mesi, alle questioni più volte sollevate a livello domestico e internazionale circa la sicurezza delle prossime reti mobili ultraveloci non è seguita un’adeguata azione legislativa da parte dell’esecutivo e degli organi parlamentari. Dovrà essere, dunque, il nuovo governo (giallorosso?) a farsene carico nei tempi più brevi possibili.

UNA QUESTIONE INTERNAZIONALE

In questi mesi, Formiche.net ha seguito da vicino il dossier, nel quale dinamiche nazionali si intrecciano a un più ampio dibattito internazionale sulla sicurezza delle nuove infrastrutture di comunicazione.
Da tempo gli Stati Uniti avvertono gli alleati dei pericoli derivanti dall’implementazione di apparati prodotti da compagnie cinesi come Huawei o Zte. Nonostante questa campagna di sensibilizzazione, l’Italia ha dato finora una risposta non chiara a questi timori, adottando scelte poco chiare, frutto di diverse visioni in seno alla maggioranza gialloverde (con il partito guidato da Luigi Di Maio più vicino alla Cina e la Lega di Salvini contraria a un’entrata dei colossi di Pechino nelle nuove reti).
Il risultato di queste divergenze sono stati il lasciar decadere il decreto per rafforzare il Golden Power per le reti e il non procedere alla rapida ma decisiva implementazione del Cvcn, il centro di valutazione e certificazione istituito presso il Mise che dovrebbe, nelle intenzioni, controllare che hardware e software da utilizzare in settori critici non siano affetti da pericolose vulnerabilità (il nuovo perimetro nazionale per la sicurezza informatica ha tempi più lunghi). Decisioni, queste, criticate dagli addetti ai lavori e anche da esponenti politici come Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia, partito del quale è anche responsabile sui temi dell’Innovazione.

IL RUOLO DI HUAWEI

“L’inserimento di Huawei Italia nella black list da parte del Dipartimento del commercio americano”, ha rilevato il parlamentare, “impone al legislatore una riflessione chiara e netta sul mosaico delle leggi e delle disposizioni che regolano la nostra sicurezza nazionale”. In particolare, la compagnia di Shenzhen, rileva il parlamentare, è stata “reticente ed elusiva alle nostre domande durante la loro audizione in Commissione Tlc” e dovrebbe pertanto “chiarire la propria posizione rispetto l’applicazione delle leggi sull’intelligence in vigore nella Repubblica Popolare Cinese, che impongono lo scambio di informazioni fra le aziende e i vertici del Partito comunista e dei rami militari e d’intelligence”. Per queste stesse ragioni, le imprese tech cinesi sono messe all’angolo dall’amministrazione americana, che le ritiene una potenziale minaccia e un possibile mezzo di spionaggio a beneficio di Pechino.

GLI STRUMENTI CHE SERVONO

Di fronte a questa ipotesi, rimarca Mollicone, l’Italia non può non dotarsi di “giusti strumenti” per poter affrontare i pericoli posti dalla digitalizzazione crescente di ogni ambito della vita quotidiana; minacce che, secondo gli esperti, sono destinate ad aumentare proprio in virtù della grande velocità e della bassa latenza consentite dal 5G, che costituirà un elemento abilitante di oggetti e servizi il cui funzionamento sarà basato sulla Rete: dalla sanità alla mobilità, passando per l’energia e la finanza.
“Come proposto dal professor Maurizio Mensi su Formiche.net“, evidenzia il deputato della forza politica guidata da Giorgia Meloni, “oltre alla conversione in legge del decreto sul golden power, decaduto per decorrenza dei termini, il parlamento provveda al recepimento, immediato e urgente, del codice europeo delle comunicazioni elettroniche, la direttiva 1972 del 2018, la cui scadenza è fissata al dicembre 2020, contenente una serie di misure per calibrare i poteri delle autorità competenti alle sfide per la sicurezza e attivare in taluni casi un raccordo con i gruppi di intervento per la sicurezza informatica, in linea con la direttiva Nis”. “Il Parlamento, o la nuova maggioranza – ha concluso Mollicone – pongano il tema come prioritario nell’agenda, a tutela della sicurezza delle reti”. E, anche, della più importante sicurezza nazionale.

5G e Huawei le priorità di sicurezza per l'Italia. L'appello di Mollicone (FdI)

L'Italia è oggi sufficientemente attrezzata - dal punto di vista normativo - per poter affrontare le nuove minacce al sistema Paese e, in particolare, alle infrastrutture critiche come il 5G? Sono in molti a credere di no, soprattutto dopo che, negli ultimi mesi, alle questioni più volte sollevate a livello domestico e internazionale circa la sicurezza delle prossime reti mobili…

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