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Se c’è un tema che con ogni probabilità è destinato a caratterizzare più di altri l’azione dell’eventuale governo giallorosso, questo è rappresentato dalle politiche per il clima e l’ambiente su cui le principali aziende italiane del settore – le partecipate Enel ed Eni – sono attive ormai da tempo, tanto da averne fatto uno dei loro principali marchi di fabbrica. 

Un tema che costituisce una priorità assoluta per il Movimento 5 Stelle – che aveva fatto inserire un apposito capitolo nel contratto di governo siglato l’anno scorso con la Lega – ma un argomento centrale pure per il Pd, come confermano le parole del segretario Nicola Zingaretti che qualche giorno fa in conferenza stampa, nel commentare lo stato del dialogo con i pentastellati, aveva parlato della necessità di dare all’Italia un “programma green”. D’altro canto, anche Giuseppe Conte, l’indiziato numero 1 per la guida del nuovo esecutivo, ha sottolineato l’importanza della questione in più di un’occasione: l’ultima – ma solo in ordine temporale – è rappresentata dall’intervento al Senato del 20 agosto scorso con cui ha di fatto ufficializzato l’apertura della crisi. “La politica deve elaborarsi per creare un piano che attribuisca all’Italia una posizione di leadership nel campo di governi economici ecosostenibili”, ha affermato in aula sul punto il presidente del Consiglio, prima di aggiungere: “In Europa già ci distinguiamo per l’utilizzo delle rinnovabili, dobbiamo puntare all’utilizzo delle tecniche più innovative per mantenere questo primato. Lo sviluppo ecosostenibile deve spingerci a integrare nell’azione di governo un nuovo modello di crescita, dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, per rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo nel mercato globale”.

Una sfida, quella lanciata dall’attuale e probabile nuovo premier, che trova già pronte Enel ed Eni. I due campioni nazionali del comparto energia già da tempo sono fortemente impegnati sul tema con investimenti economici e progetti concreti, oltreché con un atteggiamento complessivo volto a sottolineare nel dibattito pubblico la centralità dell’economia circolare. Ad esempio basta visitare il sito della società guidata da Francesco Starace per rendersene conto: un’intera sezione dedicata alla questione con approfondimenti e spiegazioni e un menù che dà conto di tutti i programmi in corso. “L’economia circolare può rappresentare la soluzione alle criticità ambientali del Pianeta: in Enel la stiamo implementando in modo sistematico attraverso l’innovazione tecnologica e di business, la collaborazione con il mondo esterno e una metrica rigorosa”, ha affermato a questo proposito il responsabile Economia circolare della compagnia, Luca Meini. D’altro canto, solo per citare alcuni dati del piano industriale 2019-2021, si stima la decarbonizzazione contribuirà, con le rinnovabili, a un incremento cumulato dell’Ebitda di 1 miliardo di euro. Nel 2021 si prevede che il 62% dell’energia generata da Enel sia a zero emissioni, rispetto al 48% stimato nel 2018.

Un impegno che fa il paio con quello del Cane a sei zampe: l’economia circolare rappresenta un tema la cui importanza, in assoluto e per Eni, viene frequentemente ricordata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi. Fortemente significativa a tal proposito l’intervista che lo stesso Descalzi ha rilasciato a L’economia del Corriere a fine luglio: “Siamo l’unica tra le major che si è cimentata nelle tecnologie dell’economia circolare uscendo dal paradigma olio e gas per produrre, per esempio, biocarburanti. Per noi l’economia circolare non sono solo le fonti rinnovabili, ma anche i nuovi materiali, la bioplastica, la capacità che stiamo sviluppando di ridurre le emissioni. Si tratta di un cambiamento profondo che abbiamo avviato nel 2014. E ora siamo in vantaggio sui competitor”. E i numeri stanno lì a dimostrarlo, come emerge da un recente nota del gruppo: “Eni ha avviato da tempo un chiaro percorso di decarbonizzazione e quest’anno ha ulteriormente rilanciato il proprio impegno con un nuovo obiettivo ancora più sfidante: raggiungere le zero emissioni nette dell’upstream entro il 2030. Eni conta di raggiungere questo target innanzitutto attraverso importanti interventi mirati all’aumento di efficienza, al fine di minimizzare le emissioni dirette di CO2 dell’upstream: entro il 2025, infatti, la compagnia si impegna a ridurre di circa il 45% l’intensità emissiva delle proprie attività upstream, ad azzerare il flaring di processo e ridurre dell’80% le emissioni fuggitive di metano”. Senza contare l’investimento di 950 milioni di euro, più altri 220 milioni in ricerca e sviluppo, che il Cane a sei zampe ha disposto per ottenere “soluzioni industriali circolari”.

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