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Le sfide attuali e future per la sicurezza nazionale dell’Italia nel quinto dominio e le priorità che il Paese deve affrontare sul versante della cyber security sono stati al centro di una tavola rotonda che ha riunito oggi a Roma alcuni tra i massimi esperti italiani di cyber security.

TRA PUBBLICO E PRIVATO

Per Gerardo Costabile, ceo e fondatore di Deepcyber, promotore dell’iniziativa assieme ad Assocomunicatori, “per incrementare il livello di sicurezza, ad esempio, delle infrastrutture, è indispensabile che ci sia un dialogo molto forte tra l’industria e la politica, per connettere al meglio il piano della sicurezza nel senso strettamente tecnico del termine, e la sicurezza nazionale. Inoltre, anche nel settore privato non è più sufficiente che siano solo le grandi imprese ad avere un settore della sicurezza informatica, perché in un ecosistema così fortemente interconnesso, si va alla ‘velocità del più debole’. Viene a mancare una tutela a tutto tondo se “all’interno della filiera tecnologica abbiamo qualche azienda protetta, ma la maggior parte non adeguate in termini di sicurezza”.

UN DOMINIO TRASVERSALE

Il cyber, racconta Costabile a Formiche.net, “è un dominio trasversale che tocca tutti gli ambiti: civile e militare, pubblico e privato. E tutti devono stare al passo con la protezione che questo richiede”. Oltretutto il motivo cardine dell’incontro, molto diversificato sui temi, ma focalizzato sull’Italia, è quello del Made in Italy. Secondo Costabile, infatti, non tutti sanno che il nostro Paese è “un’eccellenza nella cyber security” e che è “indispensabile incentivare questa competenza in aziende specializzate locali, facendola crescere internamente”. Il Made in Italy, rimarca l’esperto, in questo settore si scontra inevitabilmente con la realtà lavorativa della nazione, che spesso vede una fuga di cervelli così imponente da risultare quasi un problema di sicurezza nazionale. “L’Italia in ogni modo dovrebbe attirare investimenti e figure professionali, senza costringerle a scappare per motivi economici o di insoddisfazione sul luogo di lavoro”. Diverso sarebbe, continua Costabile “se queste eccellenze avessero opportunità di crescita nei nostri contesti e nel quadro del Dna societario italiano fanno anche progetti all’estero”. La priorità dunque è mantenere i nostri talenti in Italia, creando un “tessuto più meritocratico e dei giusti canali progettuali per aumentare gli investimenti”. Ulteriore tematica di rilievo è quella dei capitali e delle tecnologie straniere, che si stanno inserendo in un contesto così sensibile che meriterebbe senza dubbio una maggiore tutela. La materia, evidenzia, “non dovrebbe interessare solo i tecnici, ma stimolare un confronto a livello superiore, così che decisori e politici possano portare avanti delle progettualità che sentono proprie”.

LE PRIORITÀ ITALIANE

Per l’ad di Deepcyber, l’Italia presenta al momento tre priorità, di cui i settori pubblico e privato devono occuparsi con molta attenzione: “la prima sono gli investimenti in materia di cyber security, nel quale siamo ancora carenti”, secondo l’esperto. La seconda, rimarca, “è l’elaborazione di una normativa efficace che consenta di negoziare le gare pubbliche al netto di direttive di sicurezza informatica ben precise” come nel caso della sicurezza sul lavoro, sul quale la pubblica amministrazione non può chiedere sconti o affidarsi a un interlocutore più economico. Infine, conclude Costabile “incentivare le competenze italiane, ragionando sulla filiera, sul tessuto industriale e sui nostri cervelli, investendo massicciamente sul Made in Italy”.

I PARTECIPANTI

Su questi temi, all’incontro, promosso dall’Assocomunicatori (e dal suo segretario generale è Attilio Lombardi) e da Deepcyber si sono confrontati addetti ai lavori e esperti del settore, come il professor Roberto Baldoni, vice direttore generale del Dis con delega alla cyber security; Nunzia Ciardi, direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni; Paolo Messa, direttore Relazioni istituzionali di Leonardo; Fabio Rugge, il capo ufficio Nato della Farnesina; Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la Protezione dei Dati personali; il generale Camillo Sileo, dello Stato maggiore della Difesa; Francesco Zicchieri, segretario della Commissione Difesa della Camera dei Deputati; l’europarlamentare Matteo Adinolfi; Antonio Cirillo, responsabile Marketing e Digital di Tim; e l’avvocato esperto di nuove tecnologie Stefano Mele.

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