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La guerra, o meglio, guerriglia commerciale degli Stati Uniti con varie parti del resto del mondo continua, anche se non se ne parla nei quotidiani italiani. Si è addolcita le posizione americana nei confronti dell’Europa, del Messico e dell’Australia, ma si è indurita quella nei confronti della Cina. La stessa Banca Mondiale, di solito molto cauta, avverte, in briefings alla stampa, che le tensioni commerciali tra Usa e Cina sono ‘ad una svolta’ poiché se peggiorano ulteriormente potrebbero causare un rallentamento dell’economia internazionale.

CRESCITA A RILENTO

Quello che si sa ma non si dice è che Pechino è consapevole di un proprio penoso e doloroso scivolamento verso più bassi tassi di crescita. Si è passati dal 9% l’anno degli anni Novanta al 7% di questo ultimo decennio. Ma quale è l’effettivo tasso di crescita potenziale di quello che fu il Celeste Impero? A questa domanda risponde uno studio econometrico pubblicato sull’ultimo numero della Pacific Economic Review a firma di quattro noti economisti canadesi, Jeanne Bailliu, Mark Kruger, Agyn Toktamissov e Wheaton Welbourn.

IL DRAGONE PERDE COLPI?

L’analisi econometrica, basata su stime dello stock di capitale fisico ed umano e della produttività totale dei fattori, giunge alla conclusione che da ora al 2030 il saggio potenziale di crescita dell’economia cinese passerà dal 7% al 5% in linea con una graduale trasformazione del Paese caratterizzata da un declino del saggio di investimento. In un altro saggio sulla Pacific Economic Review, i quattro economisti sottolineano una determinante che abbiamo trattato su questa testata: la one child policy (un figlio unico per famiglia, segnatamente nelle zone agricole) ha un serio effetto sul mercato dei capitali e sul sistema bancario cinese che non solo causa tensioni interne ma spinge il Paese ad accentuare una strategia economica basata sulle esportazioni.

LE ILLUSIONI AMERICANE

Jacon Funk Kirkegaard del Peterson Institute of International Economics di Washington sottolinea che “la Cina è comunque la maggiore potenza commerciale al mondo”, Quindi, “l’idea (della Casa Bianca, ndr) che si può rallentare il motore della crescita del Paese senza avere conseguenze sul resto dell’economia internazionale è sostanzialmente errata”. Ora, la partita cruciale sembra svolgersi la settimana prossima al G20 di Osaka del 28-29 giugno. A margine della riunione, ci dovrebbe essere un incontro “riservato ma risolutivo” tra Donald Trump e Xi Jinping che dovrebbe portare ad una “pacificazione” ed al ritorno di dazi americani su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina.

Stiamo all’erta.

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