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Mao Zedong: “Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è quindi eccellente”. Per fare analisi politiche s’intende. Dopo la crisi di governo aperta due giorni fa, la questione principale a cui occorre rispondere dovrebbe essere questa: è interesse del Paese andare a votare? Chi deve affrontare le complicate responsabilità della Nazione deve prima di tutto rispondere a questa domanda. Potrebbe essere significativo ricordare la dottrina di Bush padre durante la prima guerra del Golfo: se dopo avere riconquistato il Kuwait fosse stato attaccato anche l’Iraq di Saddam Hussein che cosa sarebbe successo?

Conseguenze che Bush figlio, visto quanto ancora perdura, evidentemente non ha valutato. Tradotto: se si dovessero indire le elezioni e la Lega dovesse prevalere quale sarebbe il reale scenario? E la Lega correrebbe da sola o in compagnia? E in un periodo in cui si realizza l’effetto sciame (consensi e indignazioni come rapidamente si elevano così rapidamente si abbassano) gli attuali sondaggi resisteranno fino a ottobre-novembre? E della legge finanziaria chi se ne occupa? Chi è disposto a intestarsi l’inevitabile aumento dell’Iva?

I commenti impazzano. Di sicuro in caso di elezioni, nella prossima legislatura 5 stelle, Forza Italia e PD potrebbero essere fortemente ridimensionati e quindi non essere centrali per l’elezione del Capo dello Stato. Inoltre, Zingaretti sarebbe portato a derenzizzare i gruppi parlamentari. Inoltre, c’è chi sostiene pure che la crisi di governo è stata aperta anche per evitare di ridurre il numero di deputati e senatori. Parto da questa semplice considerazione: tranne i pochi che ritengono di rafforzarsi, nessuno di chi siede attualmente in Parlamento ha realmente interesse ad andare alle urne in quanto la rielezione è ad alto rischio. Sembra banale, ma, come con cristallina onestà ha spiegato Antonio Razzi, è questa la stella polare di chi deve esprimersi su un esecutivo che potrebbe proseguire la legislatura. Non a caso Beppe Grillo ha aperto al terzo mandato: prevedibile come l’alternarsi delle stagioni.

Secondo me, lo scenario più probabile è un esecutivo tecnico per affrontare i problemi più urgenti. D’altronde la rappresentatività del Parlamento è dimostrata dalla circostanza evidente che il Capo dello Stato così come il presidente del Consiglio insieme al ministro degli Esteri, il ministro della Difesa, il ministro dell’Economia, cioè i principali gangli delle Istituzioni, sono individuati al di fuori di esso.

Secondo me, non ci sono le condizioni politiche per un governo che veda repentinamente insieme i 5 Stelle con il Pd oppure con larghe intese fino a Forza Italia, opposizioni finora rissose e inesistenti. È un gioco pericoloso e delicato perché il disagio sociale è destinato a crescere nei prossimi mesi.

La Lega, grazie alla “bestia” di Luca Morisi, riesce a essere in sintonia con gli umori prevalenti della popolazione. Ma stiamo parlando di tecniche, di algoritmi, di intelligenza artificiale non di politica. Infatti, in questo modo certamente si possono vincere le elezioni ma altrettanto certamente non si risolvono i problemi. Tanto è vero che il ponte di Genova, probabilmente l’emblema più significativo di questa stagione, dopo tanti proclami sarà demolito completamente, forse, tra qualche giorno. A un anno di distanza.

Perché ci sarà un governo di decantazione. Lo spiega il prof Caligiuri

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