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“Il 20 luglio del 1969 io mi trovavo nel deserto dell’Arabia Saudita per un progetto della Fao che si chiamava ‘Bedouin settlement’, un progetto che voleva desalinizzare un pezzo di deserto, fare dei pozzi artesiani e trovare l’acqua. Ci stavano riuscendo, avevano fatto anche le case per i beduini, ma loro ci mandavano a dormire i cammelli, mentre loro rimanevano nelle tende”. Non sono in tanti a poter raccontare dove si trovavano quando ci fu lo sbarco sulla Luna, né a ricordarlo con la stessa lucidità di Umberto Pizzi che, al momento di una delle pagine più rivoluzionarie della storia dell’essere umano si trovava nel deserto, in un altro mondo, anche se sullo stesso pianeta.

“Quella sera – racconta Pizzi a Formiche.net – stavo con uno della Fao che aveva uno Zenit, una radio dell’epoca, e ascoltavamo la diretta della discesa sulla Luna. Allora io, gesticolando, cercando di farmi capire, dicevo a un beduino che era con noi quello che stava succedendo. ‘Munia’, dicevo indicando la Luna, e con i gesti provavo a fargli capire quello che stava succedendo. Il beduino mi guardava non troppo convinto e a sua volta, sempre a gesti, mi diceva ‘Tu sei matto'”.

“Un anno dopo, quando avevo ormai lasciato perdere la Fao perché stavo diventando un soggetto sotto protezione anche io, al Number One, il locale più conosciuto e rinomato a quell’epoca a Roma, arrivò Buzz Aldrin che era in visita in Italia e si andò a infilare lì dentro”. Aldrin è il secondo uomo ad aver messo piede sulla Luna dopo Armstrong. “Nel corso della serata – ricorda Pizzi – uno dei camerieri uscì per dirci che beveva whisky come se fosse acqua. Quando uscì provò a nascondere il bicchiere, non sapeva che cos’era il paparazzo. Sulla Luna non ha incontrato nessuno ma a Roma ha incontrato il paparazzo che con la sua cattiveria gli faceva le foto. E allora lui fintanto che stava per strada non fece niente, poi entrato in macchina mi fece il famoso gestaccio, una foto che venne ripubblicata ovunque”.

 

aldrin

 

 

“Da allora cominciò a girare in Europa, andava a tutte le feste: Parigi, Sardegna, Roma, sempre con la moglie anche lei forte bevitrice. Lo rincontrai molto tempo dopo, in una festa organizzata sulla barca di Elizabeth Taylor, e si mise a raccontare proprio l’episodio della famosa foto del dito, e io mentre lo raccontava lo osservavo. Alla fine mi guardò un po’ più a lungo e disse: ‘It was you!’, e io mi misi a ridere. Siamo diventati amici”.

“Era un uomo godereccio – conclude Pizzi – , era particolare, l’eterno secondo. Scese come secondo sulla Luna, prima Armstrong e poi lui. Non parlava molto della sua esperienza, sembrava quasi che la cosa non lo riguardasse”. E voi? Dove eravate quando l’uomo sbarcò sulla Luna?

Dov'ero quando ci fu lo sbarco sulla Luna? Il racconto di Umberto Pizzi

"Il 20 luglio del 1969 io mi trovavo nel deserto dell'Arabia Saudita per un progetto della Fao che si chiamava 'Bedouin settlement', un progetto che voleva desalinizzare un pezzo di deserto, fare dei pozzi artesiani e trovare l'acqua. Ci stavano riuscendo, avevano fatto anche le case per i beduini, ma loro ci mandavano a dormire i cammelli, mentre loro rimanevano…

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