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Da preoccuparsi ce ne è eccome. Lo spread a 290 punti base (qui l’articolo di approfondimento) è un bel problema per i conti pubblici italiani. Come lo è una possibile procedura di infrazione per debito eccessivo, che potrebbe costare all’Italia fino a 3,5 miliardi di euro. C’è però un paradosso: il governo gialloverde ha lavorato esattamente a questo, per arrivare allo stato di cose attuale. Può sembrare pazzia, eppure per Nicola Rossi, economista a Tor Vergata con un passato da parlamentare Pd e teorico della flat tax, le cose stanno esattamente così.

IL CONTO DEL DEBITO

Se l’argomento di discussione è una possibile (probabile?) mazzata dall’Ue, Rossi ha una posizione piuttosto chiara. Premesso che non c’è da stupirsi se siamo arrivati a questo punto, sul fronte della riduzione del debito è stato fatto poco o nulla negli ultimi anni, il vero problema è secondo Rossi non tanto la procedura in sé quanto invece gli effetti e le incomprensioni che essa potrebbe generare. “Non capisco come ci si possa spaventare. Questo governo – così come i governi che lo hanno preceduto – ha lavorato alacremente per raggiungere questo risultato” spiega Rossi. Per il quale “la procedura – se dovesse essere avviata – avrebbe tempi non brevi ma potrebbe innescare (come già si intuisce) preoccupazioni e tensioni nei mercati che potrebbero finire per non essere controllabili. Tanto più se, come pari di capire, il governo italiano dovesse alzare un muro rispetto alle richieste europee”. Un riferimento quest’ultimo alla volontà più o meno esplicita della Lega di sforare il deficit fino a portarlo a ridosso del 3%.

L’ITALIA TRABALLA?

L’analisi di Rossi lascia poco spazio all’immaginazione. I conti pubblici italiani vivono di salute precaria, inutile pensare che vada tutto bene. Alla Lega e anche nel M5S qualcuno dovrebbe capirlo. “I nostri conti sono pericolanti da tempo. E il Paese è da tempo vulnerabile. Stretto nella morsa fra un elevato debito pubblico e ritmi di crescita potenziali molto più bassi di quelli che caratterizzano i nostri partner. Quel che gli ultimi mesi hanno aggiunto è una diffusa incertezza circa le strategie di politica economica ed una manifesta indifferenza rispetto alle implicazioni di una finanza pubblica in disordine. Una incertezza ed una indifferenza tanto più gravi in quanto accompagnate da un andamento dell’economia che rimane a dir poco deludente”

A QUANDO LA FLAT TAX?

C’è un un ultimo aspetto che Rossi affronta in questo colloquio: la flat tax di cui è fermo sostenitore, che però non piace a Confindustria e forse nemmeno all’Ue preoccupata che possa generare un calo delle entrate con conseguente impatto sui conti. Ora che Di Maio ha dato il suo benestare a Salvini, è tempo per una tassa forfettaria su larga scala? “Francamente non possiamo ancora dirlo visto che non sappiamo di quale flat tax si parli e – come se non bastasse – non sappiamo se i due partiti al governo condividano la stessa idea di flat tax. Ho la netta sensazione che sia saggio attendere che ognuno renda esplicite le proprie opinioni. Quel che abbiamo visto nella recente legge di bilancio tutto è tranne che una flat tax. Vedremo”.

Quella nella legge di bilancio tutto è tranne che una flat tax. Firmato Nicola Rossi

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