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Il paracadute c’è, e non è una novità. Con tanto di nome e cognome: Mario Draghi. L’uomo alla guida della Bce capace ancora con un breve discorso di abbassare lo spread Btp/Bund fino a portarlo ai minimi da quattro mesi. Ancora una volta l’ex governatore di Bankitalia ora al vertice di Francoforte e più volte indicato come potenziale premier italiano, ha mandato un messaggio chiaro ai governi dell’Eurozona e ai mercati: la Banca centrale europea non ha finito le cartucce dopo la chiusura (ufficiale) del programma di acquisti di titoli pubblici, il Qe. Alla bisogna, nelle polveriere dell’Eurotower ci sono ancora munizioni da sparare alla bisogna. Nei fatti è la dottrina Draghi aggiornata ai tempi della procedura di infrazione contro l’Italia: whatever it takes, costi quel che costi. Nel conto, naturalmente, è compresa anche l’Italia che nelle prossime settimane dovrà intavolare una trattativa con Bruxelles per evitare il burrone della procedura.

DRAGHI RICARICA IL BAZOOKA

Draghi non ha deluso le attese, non che ci fossero molti dubbi alla vigilia. Nel discorso durante il simposio delle banche centrali a Sintra in Portogallo ha di fatto rilanciato il suo ormai celebre motto, ossia ha ribadito che l’istituto di Francoforte non è privo di munizioni nel caso in cui non ci fosse un miglioramento delle prospettive dell’economia europea. Il governatore della Bce ha confermato che i rischi restano orientati al ribasso e che la Bce non intende rassegnarsi a bassi livelli di inflazione. La banca centrale è pronta a usare la flessibilità del proprio mandato ed esiste spazio per riprendere il Quantitative easing se fosse necessario. “In assenza di un miglioramento, al punto che sia minacciato il ritorno di un’inflazione sostenibile ai livelli desiderati, sarà necessario un ulteriore stimolo. Siamo impegnati a raggiungere il nostro target di inflazione e non siamo rassegnati a un tasso di inflazione basso per sempre, o anche solo per adesso”. Nel bazooka di Draghi c’è dunque di tutto: taglio dei tassi e dunque del costo del denaro, prestiti a lunga scadenza alle banche e quel Qe che ha gonfiato di liquidità l’Eurozona in cambio di titoli di debito sovrani.

IL MONITO ALL’ITALIA

Attenzione però a non scambiare Mario Draghi per un salvatore del mondo. La Banca centrale europea per quanto potente, ha necessariamente bisogno della sponda dei governi europei che debbono mantenere il controllo delle proprie finanze. Richiamo indiretto ma non troppo all’Italia, in piena crisi da deficit dopo che l’Europa ha formalizzato la procedura di infrazione (qui l’intervista di ieri all’economista ed ex viceministro, Mario Baldassarri). “Ricreare spazio fiscale aumentando l’output potenziale attraverso riforme e investimenti pubblici e rispettando il quadro fiscale europeo aiuterà a preservare la fiducia degli investitori nei Paesi con un alto debito pubblico, bassa crescita e uno spazio fiscale limitato”. D’altronde, allargando lo spettro, “lo scenario dei rischi rimane negativo, e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente. Non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”.

EFFETTO DRAGHI SUI MERCATI

Le parole di Draghi hanno generato nella mattinata un inaspettato effetto a cascata sui principali contatori della nostra economia, tra cui il differenziale di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi. Lo spread Btp/Bund è subito sceso di più di 10 punti tornando sotto quota 250 e con un rendimento sul Btp decennale al 2,19%. Giù anche l’euro sceso leggermente sotto quota 1,12 sul dollaro.

MANOVRA AMERICANA, NO GRAZIE

Ma proprio mentre dal Portogallo il numero uno della Bce riaccendeva le speranze dell’Eurozona, da Londra il ministro dell’Economia mandava altri due segnali. Uno all’azionista di governo Matteo Salvini, l’altro alla stessa Europa. Salvini, reduce dal suo viaggio lampo negli Usa, ha auspicato per l’Italia una manovra stile Donald Trump (basata su robusti tagli fiscali agli utili delle imprese), ma per il professore di Tor Vergata non sembra essere cosa. “Una manovra “trumpiana” ‘implica avere il dollaro e noi abbiamo l’euro: però a parte questo la nostra manovra è quella scritta nel documento di economia e finanza: una politica fiscale prudente ma compatibile con la necessità di crescere di più”.

L’altro messaggio è a Bruxelles. Pur riconoscendo che “la situazione macroeconomica italiana non è buona”, Tria ha categoricamente escluso manovre correttive, che l’Ue invece auspicherebbe. “Non si tratta di lettere (domani l’Italia dovrebbe rispondere all’Ue, ndr) stiamo approvando l’aggiustamento di bilancio 2019 entro giugno in cui ci saranno nuovi dati reali che indicheranno come quest’anno siamo rispettosi delle regole di bilancio, è un atto del governo. Questo non richiede misure addizionali perché a legislazione invariata i livelli di deficit saranno molto più bassi di quelli previsti alcuni mesi fa, risulta dai monitoraggi della finanza pubblica negli ultimi sei mesi”. In mezzo a due messaggi, una certezza. I cosiddetti mini-Bot, cari a Salvini, non vedranno mai la luce. “Non penso che i mini-Bot saranno introdotti, voglio essere chiaro su questo. Sono illegali e pericolosi”.

L’IRA DI TRUMP

Chi non ha gradito le parole di Draghi è proprio Donald Trump, che in un tweet ha accusato Draghi di “aver subito fatto scendere l’euro contro il dollaro, rendendo ingiustamente più facile, per loro (l’Europa, ndr), competere con gli Stati Uniti. La stanno passando liscia da anni, insieme alla Cina e altri”.

 

 

Draghi ricarica il bazooka. E lo spread crolla

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