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Huawei, il colosso tecnologico cinese al centro dello scontro globale e di sicurezza tra Washington e Pechino, avrebbe aiutato segretamente il governo della Corea del Nord a costruire a mantenere la sue rete wireless 3G, violando così le sanzioni internazionali.
Si tratta di una notizia che, se confermata, darebbe ulteriore sostanza alla scelta statunitense di tenere fuori dalle sue infrastrutture sensibili l’azienda di Shenzhen, dalla struttura societaria incerta secondo alcuni analisti e dai sospettati legami con l’intelligence del Paese, soprattutto per effetto di una legge nazionale che obbliga le compagnie della Repubblica Popolare a collaborare con la madrepatria (una regola che, secondo l’azienda, si applicherebbe però solo nei confini domestici).

LA POSSIBILE VIOLAZIONE

Secondo documenti ottenuti dal Washington Post la compagnia cinese – inserita da qualche tempo nella lista del Dipartimento del Commercio delle società che minacciano la sicurezza nazionale statunitense – potrebbe aver quindi violato le leggi statunitensi sulla fornitura di tecnologia alla Corea del Nord, colpita dalle sanzioni internazionali per il suo programma nucleare e le violazioni dei diritti umani. In realtà, evidenzia la testata americana, si indaga sui legami tra Huawei e Corea del Nord dal 2016, ma il governo non ha mai pubblicamente fornito le eventuali prove della connessione tra la società cinese e Pyongyang. Informazioni che ora, invece, sarebbero in qualche modo arrivate ai media.

IL CASO IRAN

Il tutto farebbe il paio con un’altra sospetta violazione delle sanzioni internazionali da parte della compagnia, questa volta con l’Iran. Alla base dell’arresto in Canada della chief financial officer di Huawei, Meng Wanzhou, figlia del potente fondatore dell’azienda Ren Zhengfei – fermata su richiesta americana e ora a rischio di estradizione negli Stati Uniti – ci sarebbe infatti anche l’accusa di aver fatto affari con Teheran attraverso una società apparentemente slegata dal colosso di Shenzhen e invece ad essa collegata secondo altri documenti interni raccolti.

IL TENTATIVO DELLA CASA BIANCA

Nel frattempo l’amministrazione americana cerca di destreggiarsi su un difficile terreno che vede il tentativo di distensione dei rapporti anche commerciale con la Cina, il non penalizzare oltremodo le aziende americane che forniscono componentistica alle tech di Pechino e la volontà di non cedere sul terreno della sicurezza nazionale, che sul fronte 5G viene ritenuta prioritaria anche per quanto concerne le reti che saranno implementate da partner e alleati con i quali lo scambio informativo è particolarmente importante.
Per discutere di questo, i manager della grandi aziende tecnologiche americane – Google, Intel e Qualcomm – saranno ricevuti nelle
prossime ore alla Casa Bianca dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin e dal consigliere economico di Donald Trump, Larry Kudlow, che con il segretario al Commercio Wilbur Ross segue il dossier e che ha già detto che in ogni caso Huawei resterà a lungo nella ‘entity list’ del Dipartimento del Commercio. Le imprese americane puntano a ottenere esenzioni (in parte già promesse da Washington), ma non è ancora chiaro quali saranno i parametri per ottenerle e le licenze necessarie.

LA PRESSIONE DEL CONGRESSO

Su un altro fronte, quello politico, il Congresso punta a ottenere il controllo della questione. Nonostante le rassicurazioni governative, molti deputati e senatori americani non sono tuttavia d’accordo con la posizione assunta dall’amministrazione, e hanno deciso di agire con una proposta di legge che aumenta i poteri del Parlamento su questo argomento. Il “Defending America’s 5g Future Act”, che nasce proprio dal timore di un’eccessiva distensione, è stato appena presentato al Senato sia da repubblicani come Tom Cotton, Marco Rubio e Mitt Romney, sia da altrettanti democratici Chris Van Hollen, Mark Warner e Richard Blumenthal.
La legislazione proposta da Capitol Hill mira ad impedire in ogni modo la rimozione della telco dalla black list commerciale senza l’approvazione della Camera e del Senato, e a consentire al Congresso di bloccare eventualmente la concessione delle deroghe.
Il tutto in vista dei nuovi sviluppi attesi ad ottobre, quando il Dipartimento del commercio americano emetterà la “interim final rule”, ovvero una decisione finale sull’operatività delle aziende inserite nella lista nera, la quale attuerà ufficialmente l’ordine esecutivo. Nel frattempo la tensione resta alta.

Huawei ha collaborato con la Corea del Nord (nonostante le sanzioni)? I documenti del WaPo

Di Michele Pierri

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