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Da quando martedì scorso sono rimaste uccise undici persone a Khartoum, nella capitale del Sudan, nel corso di una delle proteste che ormai da mesi incessanti chiedevano la fine del regime del presidente Omar al-Bashir, la situazione non ha fatto altro che precipitare. L’esercito sudanese, secondo quanto riferito dai media africani, dopo aver fatto irruzione questa mattina nella seda dell’emittente televisiva di Stati, ha successivamente circondato il palazzo presidenziale con uomini e mezzi. E se tutte le intenzioni mosse dalle proteste sono da ricondurre alla volontà di porre fine al potere trentennale di al-Bashir, quest’ultimo, messo alle strette, non ha potuto far altro che dimettersi.

Il colpo di Stato in Sudan è compiuto, dunque. A maggior ragione che, secondo quanto riferito da Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, citando Yassir Arman, già leader del Sudan people Liberation Movement del Nord, tutti i membri del governo del Sudan sarebbero stati arrestati dopo le dimissioni del presidente. L’esercito sudanese, inoltre, avrebbe annunciato la formazione di un consiglio ad interim guidato dal vicepresidente e attuale ministro della Difesa, Awad Ibn Ouf. Un consiglio che, scrive la Tass rilanciando il sito dell’agenzia Baj News, sarebbe di transizione e avrebbe intenzione di mantenere il potere per un anno, fino, cioè, alle elezioni previste per il 2020.

E se da ieri insieme le trasmissioni radiofoniche interrotte, anche l’aeroporto nazionale era stato chiuso, l’aria di golpe si respirava già da quando l’esercito era intervenuto più volte per sventare l’intervento forze di sicurezza fedeli al presidente nel corso delle proteste. Senza dimenticare che Bashir già dal 22 febbraio scorso aveva dichiarato lo stato d’emergenza nazionale e si era dimesso da leader del Partito del congresso nazionale (Ncp).

Anche a livello internazionale cominciano ad arrivare le prime prese di posizione. Il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato russo, Konstantin Kosaciov, ha condannato apertamente l’azione messa in atto dall’esercito sudanese. “Un golpe sostenuto dai militari – ha detto Kosaciov – è avvenuto in Sudan. Non dirò chi ha ragione e chi ha torto. Ma voglio ribadire la mia condanna di principio dei cambiamenti di regime anticostituzionali dappertutto, in Ucraina, in Turchia, in Siria o in qualunque altro posto”.

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