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Bruxelles intende puntare sull’intelligenza artificiale, ma tenendo al centro l’Uomo e il suo controllo. Obiettivo: garantire la fiducia necessaria al funzionamento di questa innovativa tecnologia che promette, nel prossimo futuro, di rivoluzionare ogni ambito della nostra vita. Se Stati Uniti e Cina investono da tempo ingenti risorse nel settore, l’Unione europea sta sviluppando un approccio tutto suo all’IA, contenuto in una serie di linee guida etiche pubblicate oggi dalla Commissione e indirizzate a industria, istituti di ricerca e autorità pubbliche. Alla fine del mese di giugno seguirà il lancio di una fase pilota e poi, a inizio 2020, se necessario si procederà a una valutazione con revisione dei punti chiave.

LA STRATEGIA UE

Il documento – basato sul lavoro preliminare di un gruppo di esperti di alto livello (del quale fanno parte, tra gli altri, gli italiani Luciano Floridi – Università di Oxford, Stefano Quintarelli – comitato di indirizzo AgID, Francesca Rossi – Ibm, e Chiara Giovannini – Anec) – è il risultato di una strategia olistica, la quale comprende un sostanzioso aumento di investimenti pubblici e privati (pari a circa 20 miliardi di euro nel prossimo decennio), una maggiore disponibilità di dati scientifici, nonché un incremento di talenti e di focus accademici dedicati all’argomento.
Finora ogni Paese si è mosso in quasi totale autonomia (in Italia l’AgID ha prodotto un Libro Bianco per l’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino, il Cini ha attivato un Laboratorio nazionale sul tema, mentre più di recente il Mise ha selezionato un gruppo di lavoro che dovrà elaborare una strategia di IA per la Penisola).

L’IA ‘AFFIDABILE’

L’intelligenza artificiale, ritenuta un’innovazione che cambierà radicalmente la più disparata gamma di settori, dall’assistenza sanitaria al mercato energetico, dalla sicurezza all’agricoltura fino alla gestione dei rischi finanziari, solleva non pochi interrogativi legali ed etici. La Commissione, a tal proposito, ha voluto adottare un approccio in tre fasi, iniziato con la definizione dei requisiti chiave per progettare un’IA ‘affidabile’, proseguito oggi con l’avvio di una fase pilota su larga scala, e che si concluderà sulla costruzione di principi potenzialmente utilizzati da larga parte della comunità internazionale.

I SETTE PUNTI CHIAVE

Sono in tutto sette i principi ritenuti essenziali dall’Ue per raggiungere un’intelligenza artificiale ‘etica’. Il primo prevede che ci debba essere “sempre un controllo umano, perché l’obiettivo è migliorare l’agire umano e i suoi diritti, non ridurre la sua autonomia”. Il secondo richiede che “gli algoritmi debbano essere sicuri, affidabili e resistenti di fronte ad errori o incoerenze delle diverse fasi del ciclo di vita dei sistemi di IA”. Il terzo principio delle linee guida indica che “i cittadini devono essere sempre informati dell’utilizzo dei loro dati personali e averne il pieno controllo in modo che non siano utilizzati contro di loro, e questo deve essere fatto in linea con le regole Ue sulla tutela della privacy del Gdpr” (il nuovo Regolamento europeo in materia di tutela dei dati personali). Il quarto prevede “trasparenza”, garantendo “la tracciabilità dei sistemi di intelligenza artificiale”. Il quinto è garantire “la diversità e la non discriminazione, con esseri umani che possano essere “in grado di modificare le decisioni degli algoritmi tenendo conto di tutti i fattori necessari”, nonché “con meccanismi di ricorso umano contro le decisioni degli algoritmi, per assicurare la responsabilità di chi gestisce i sistemi di calcolo in caso di danni o incidenti”. Infine, l’intelligenza artificiale dovrà lavorare” a favore del benessere sociale e ambientale, aumentando la sostenibilità ecologica”.

QUALE FUTURO

Per quanto riguarda i passi successivi, nell’estate 2019 la Commissione avvierà una fase pilota che coinvolgerà una pluralità di parti interessate. Già oggi le aziende, le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni hanno la possibilità di iscriversi all’Alleanza europea in materia di IA per partecipare al progetto. L’obiettivo finale dell’Unione è quello di fare sì che questo approccio etico nei confronti dei sistemi ad apprendimento automatico si trasformi in una strategia globale, non solo regionale. A tale scopo, la Commissione ha già iniziato a coinvolgere partner internazionali come Giappone, il Canada e Singapore. La fase pilota, in tal senso, coinvolgerà anche aziende non europee e organizzazioni internazionali. La prossima tappa di questa iniziativa sarà in autunno, periodo in cui la Commissione ha previsto il lancio di una serie di centri di ricerca d’eccellenza che si occupino di intelligenza artificiale.

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