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Presto Beto O’Rourke “farà un annuncio” che potrebbe essere il lancio di una sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2020. O’Rourke, imprenditore ed ex chitarrista punk, è la stella nascente della politica democratica che alle elezioni di metà mandato (novembre 2018) per poco non strappa il seggio da senatore in Texas a un repubblicano (Ted Cruz). Gli è arrivato dietro di soli 3 punti, un risultato del genere non si vedeva dal 1988, e già questa è di per sé una voce da segnare in cima al curriculum per avviare la corsa presidenziale (anche se ultimamente in un altro paio di votazioni popolari, come quella per la carica da procuratore generale, i democratici non avevano subito troppo distacco).

Un’altra forza di O’Rourke è il nome. Beto è entrato nella case degli americani, ha un suono simpatico e un po’ esotico, a livello mediatico tira parecchio, e infatti negli ultimi mesi dello scorso anno – pre e post Midterms – un articolo su di lui, o quanto meno uno in cui fosse tirato in ballo, non mancava mai tra le pagine di politica di siti e giornali che contano. Tanto che la sua candidatura per il 2020 sembra un affare scontato, e anzi sta arrivando in ritardo rispetto alle previsioni e al passo imposto da lanci che tra i Dems – che stanno cercando di sfruttare lo scontento generale contro la presidenza Trump – sono partiti addirittura alla fine dell’anno passato (Elizabeth Warren per esempio ha dichiarato di essere in campo il 31 dicembre del 2018, le presidenziali ci saranno a novembre del 2020: per confronto, lei è partita due anni prima del voto, Hillary Clinton e Bernie Sanders, i principali contender democratici del 2016, iniziarono la campagna elettorale entrambi un anno prima).

Da qualche giorno la notizia che sta prendendo spazio tra le cronache (e le conseguenti analisi) politiche statunitensi è quell’annuncio che O’Rourke intende fare. Il primo a parlarne è stato il Dallas Mourning News, un giornale texano molto informato su quel che succede nel paese e che ha già nei mesi passati dimostrato di aver ottime entrature nel team che circonda il democratico: Beto non vorrebbe tentare nuovamente la sfida per il Senato nel 2020 (per provare stavolta a rubare il posto all’uscente John Cornyn, altro repubblicano), ma penserebbe alle presidenziali. Poi è stato lo stesso politico democratico a parlare sorridente del suo imminente annuncio ai microfoni di The Hill. Qualcosa è in arrivo, e non si prepara così il terreno se non per qualcosa di grosso.

Circola anche una ricostruzione per ora fantasiosa quanto affascinante: O’Rourke potrebbe lanciare la corsa per la Casa Bianca annunciando da subito un tandem con Joe Biden, l’ex vicepresidente ai tempi di Barack Obama, che era considerato il più forte tra i Democratici su piazza tre anni fa. Forse da Veep. Ci sono segnali che Biden abbia intenzione di mettersi in pista – l’altra volta non lo fece perché la morte del figlio era ancora una ferita troppo fresca per farlo concentrare su un corsa elettorale importante come quella per la presidenza.

Quattro giorni fa, in un incontro per presentare la scuola di pubblica amministrazione che l’Università del Delaware gli ha dedicato, Biden – citando Platone a proposito della partecipazione politica – ha detto: “Una delle pene per rifiutare di partecipare alla politica è che si finisce per essere governati dai vostri inferiori”. Biden ha detto che ha parlato con tutta la sua famiglia e “loro, che sono per me la cosa più importante, sono tutti d’accordo: vogliono che io mi candidi”. E secondo i media americani pare che stia cercando già persone da assumere negli staff in New Hampshire e in South Carolina, il secondo e il quarto stato in cui si voterà per le primarie democratiche il prossimo anno.

Finora, secondo le analisi dei giornali americani, Biden è restato un po’ frenato perché potrebbe essersi reso conto lui stesso – più delle percezione esterna – che ha meno carte in mano di tre anni fa, e anche se decidesse di correre non sarebbe il favorito (sebbene, insieme al leftist Sanders, resti tra i più forti democratici in circolazione). L’accoppiata con O’Rourke, invece, sarebbe geniale, e permetterebbe un lancio in tandem sui generis dall’enorme appeal politico.

Beto (e lo stesso vale per Biden) ha un potere dialettico ipnotico che ha dimostrato ultimamente nella sua città natale El Paso (punta occidentale del Texas) dove a metà febbraio ha organizzato una manifestazione politica molto incentrata sul fatto di essere una protesta contro il progetto del muro di separazione con il Messico (El Paso è divisa da un confine amministrativo segnato dal Rio Grande, non è una città di confine, è una città sul confine divisa in due porzioni: l’altra, Ciudad Juarez, è territorio messicano e regno del narcotraffico), ma non solo. Quel giorno, mentre Beto parlava ai suoi, a El Paso c’era anche Donald Trump che teneva un rally politico per preparare il terreno a una decisione che aveva già in mente: superare l’opposizione democratica, dichiarare lo stato di emergenza sul confine meridionale, e ottenere i soldi per il Muro (grande promessa elettorale e propagandistica). In molti hanno visto quella giornata come una specie di surrogato di un confronto (prematuro) tra i due.

O’Rourke ha raccolto tantissimi fondi per la corsa texana di qualche mese fa, e il suo fundraising non s’è mai fermato. Ha sostegno dai giovani, ha finanziamenti, ha dalla sua un’esperienza elettorale che alle Midterms è stata praticamente perfetta, come ha scritto in un saggio analitico per Politico Magazine Sasha Issenberg (e se la ripetesse alle presidenziali? E se con Biden?). Se la corsa al Senato dal Texas è stato un test, il risultato è stato indubbiamente positivo (tanto che il problema, spiega Jonathan Bernstein su Bloomberg, è che la sua candidatura alla Casa Bianca potrebbe costare ai Democratici un seggio al Senato, perché se O’Rourke nel 2020 si ricandidasse per la camera alta vincerebbe di sicuro in uno stato che invece altrimenti esprimerà nuovamente due senatori Repubblicani).

Dal palco di El Paso, Trump aveva detto di Beto che è “un giovane che ha ben poche carte da giocarsi, se non un bel nome”, scherzando sul se ci fosse in città “un posto più divertente in cui essere che un comizio di Trump?”. Però correrci contro per l’attuale presidente sarebbe tutt’altro che facile – se è vero che i democratici non votarono Clinton perché stanchi della politica che lei rappresentava, Beto può essere l’opposto, un magnete.

O’Rourke ha iniziato a costruire contatti durante le elezioni di metà mandato, e in molti di quelli che si sono spesi per lui hanno considerato l’impegno come un investimento sul futuro. Tra qualche giorno potrebbe essere un altro (forse il favorito?) dei vari democratici che hanno annunciato la partecipazione alle primarie verso la presidenza, dove non serviranno alte percentuali per vincere: i contender sono tanti, spinti sia il fatto che non c’è nessuno (al momento nemmeno Biden) più forte degli altri, e sia la Casa Bianca di Trump qualche problema ce l’ha e lanciargli un assalto non è così improbabile (nonostante gli americani preferiscano votare per il secondo mandato).

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