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Un Di Maio europeista e addirittura merkeliano? È strano, ma è quello che sta emergendo in queste ore. Sembra che alcuni fra i leader del Movimento abbiano tenuto una riunione, lunedì scorso, per calibrare questa ennesima svolta, tutta tesa a evitare alle Europee quel tracollo di voti che i sondaggi (e anche le ultime prove elettorali locali) paiono preannunciare.

In questo senso è da intendersi sia l’attacco alla Lega di far parte a livello europeo di un gruppo che, in alcune sue componenti, negherebbe persino l’Olocausto; sia l’intervista al quotidiano tedesco Die Welt in cui, insieme a un inaspettato endorsement a favore di Angela Merkel (“in Italia ci avrebbero fatto bene più politici come la Merkel”), c’è la netta presa di distanza da Viktor Orban e dalle “forze negazioniste e antieuropeiste come Afd e altri”.

In sostanza, sembra esser venuto meno quello che era uno dei pochi elementi che univa i due contraenti del “contratto di governo”, pur nella differenza delle sensibilità, cioè la critica all’Unione Europea o meglio a una certa idea di Europa: quell’Europa tecnocratica e con scarsa legittimazione democratica che proprio nella Merkel (e in Emmanuel Macron) ha i rappresentanti eminenti (anche a livello simbolico). I tempi dell’incursione di Di Maio e Alessandro Di Battista in Francia a dar manforte ai “gilet gialli” sono tanto vicini temporalmente quanto lontani politicamente! E chiaro è che, anche su questo punto, l’esigenza è ora quella di differenziarsi quanto più possibile da Matteo Salvini, che viene non a torto identificato come l’unico beneficiario di quasi un anno di governo. Il fatto è che questa politica della differenziazione proprio sui temi dell’Europa rischia di essere per i Cinque Stelle un azzardo non ben calcolato. Il rischio è cioè quello di lasciare nelle mani del solo Salvini la bandiera dell’euroscetticismo, dimenticando che proprio all’Europa buona parte degli italiani, un tempo euroentusiasti acritici, imputano buona parte dei loro problemi attuali.

Non è ancora dato sapere se le ultime uscite di Di Maio siano da intendersi come un momento teso a riequilibrare la barra in cerca di una posizione terza fra euroentusiasti ed euroscettici. Se così fosse, lo sapremo presto: già nei prossimi giorni. Se invece l’inversione fosse ad U (dai Cinque Stelle è lecito aspettarsi tutto!), non si capisce perché gli elettori in fuga dovrebbero ora ritornare alla casa madre. D’altronde, il Pd e il partito della Bonino sono da tempo su certe posizioni e, in questo come in altri casi, è difficile che chi vota scelga la copia per l’originale.

In sostanza, il tentativo del Movimento di recuperare consensi potrebbe assomigliare un po’ a quello di quei mariti (anche se qui siamo fra semplici conviventi di una coppia di fatto) che per far dispetto alla moglie… E tutto quel che ne segue.

Un Di Maio europeista per smarcarsi dall'alleato Salvini?

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