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“Il governo Conte ha finito la benzina”. Alla vigilia di Pasqua Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università di Roma Tre, si lascia andare a una constatazione di fatto: il divorzio gialloverde è nell’aria. Il ping pong di accuse al vetriolo fra Lega e Cinque Stelle scatenato dall’indagine per corruzione del sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri non è un semplice litigio domestico.

“In un Paese normale un politico indagato per corruzione si dimette – chiosa ai microfoni di Formiche.net il noto costituzionalista -. “Prendiamo il caso di Catiuscia Marini che ha lasciato la presidenza della regione Umbria. Come al solito la sua decisione è stata interpretata alla stregua di una presunzione di colpevolezza, ma non dovrebbe essere così. Invece che parlare sempre di garantismo, bisognerebbe tornare alla radice della parola candidatus: candido, bianco, cioè migliore degli altri. Gli ultimi decenni della nostra vita repubblicana ci dimostrano che questa lezione è stata dimenticata, abbiamo un tasso di dignità istituzionale più basso di tanti Paesi europei”.

L’affaire Siri è dirompente, qualcun altro vede nel decreto salva Roma in discussione martedì prossimo la miccia perfetta per far deflagrare l’alleanza di governo. Di certo c’è che questa volta sarà difficile gettare acqua sul fuoco. Tanto più se è vero, come scrive sul Corriere della Sera Francesco Verderami che Matteo Salvini avrebbe allertato i suoi per un voto anticipato a ottobre. Quella autunnale è davvero una finestra possibile per tornare alle urne? Quante altre ce ne sono? Per Celotto almeno tre.

SU 65 GOVERNI, SOLTANTO 2 SI SONO DIMESSI

Per votare a giugno il presidente Sergio Mattarella deve sciogliere le Camere entro il 14 maggio. I tempi sono strettissimi. “Dallo scioglimento deve passare un periodo fra i 45 e i 70 giorni – spiega Celotto – ma non è una procedura automatica. Mattarella deve convocare i presidenti delle Camere e procedere con le consultazioni per almeno una decina di giorni come ha fatto un anno fa”. A quel punto l’ipotesi più probabile è che Conte si dimetta: “nella nostra storia repubblicana ci sono stati 65 governi, solo 2 si sono dimessi per un voto di sfiducia parlamentare”. L’ipotesi estiva resta un miraggio, anche perché non ci sono precedenti. “Forse solo una volta, negli anni ’50, quando Aldo Moro andava al mare in giacca e cravatta” scherza il costituzionalista.

LA FINESTRA AUTUNNALE

Una seconda chance, prospettata dal segretario leghista ai suoi, è tornare a votare ad ottobre. Anche qui i precedenti si contano sulle dita di una mano. Perché? “C’è il solito problema della legge di bilancio – risponde Celotto – anche se anticipassi il voto ai primi di settembre, ipotesi surreale, non riusciresti a riunire le Camere prima di metà ottobre”. Insomma, è improbabile che Mattarella avalli una soluzione che rischi di mandare all’aria le scadenze per l’approvazione di Def e finanziaria.

C’è poi una constatazione politica da fare, aggiunge il professore. Con quale legge elettorale torni a votare? Il Rosatellum oggi ridarebbe lo stesso risultato sparigliato di un anno fa, e senza maggioranza in autunno rimarrebbe in carica per gli affari correnti un governo Conte sfiduciato, un ritorno ai governi balneari di fine anni ’80”. E se l’ultimo sondaggio Ipsos lancia addirittura il Carroccio a quota 37% dei consensi, Salvini ancora non può sentirsi sicuro. “Quella velocità di crociera non basta, anche se tornasse con il centrodestra la Lega dovrebbe ottenere il 50% dei collegi nel proporzionale. Un’operazione che avrebbe un costo, anche se ci fossero i numeri. In politica la matematica non funziona sempre: cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia, eccome”.

COTTARELLI BIS?

L’ultima chance fa tremare le vene e i polsi ai gialloverdi: un governo tecnico. Eppure, dice Celotto, “se fra le tre dovessi giocarmi un euro, lo farei proprio su questa”. Poco importa che a palazzo Chigi metta piede Mario Draghi o torni il trolley di Carlo Cottarelli, ad oggi è questa la soluzione più realistica per uscire dal pantano, spiega l’esperto. “Conoscendo la prudenza di Mattarella, non escludo che in caso di crisi lavori per un governo tecnico appoggiato da queste Camere, magari con l’astensione come avvenne per il governo Andreotti III”.

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