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Il no al Tav è una coltellata al futuro dell’Italia. Così il vice capogruppo di Forza Italia al Senato Lucio Malan spiega a Formiche il significato della mozione di sfiducia contro il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, depositata assieme al Pd e che sarà discussa a Palazzo Madama il prossimo 21 marzo. L’obiettivo è impedire che l’Italia “resti tagliata fuori dai corridoi infrastrutturali europei e che perda lo status di interlocutore internazionale credibile”.

Perché la mozione di sfiducia contro il ministro delle infrastrutture?

Perché è l’unico strumento con il quale possiamo intervenire, in tempo utile per il 20 marzo, su questa che consideriamo un’urgenza e ora anche un’emergenza per il paese. Dire no al tav, sia pure fingendo che sia una decisione provvisoria, avrebbe come primissimo effetto quello di causare un danno da 300 milioni di euro. E in seguito altri danni collaterali.

Quali?

Le penali, i fondi da restituire, gli impegni presi, e quel che è peggio essere tagliati fuori da un tipo di progresso infrastrutturale di cui tutto il mondo che cresce si sta dotando. Noi che abbiamo gli strumenti ad hoc, come un trattato internazionale che ci vincola, oltre alla convenienza di avere già i lavori ampiamente avanzati, stiamo dicendo di no: un grande errore, una follia totale, una coltellata al futuro dell’Italia.

Oltre all’indotto da 50mila posti di lavoro, quale il danno di immagine se si bloccasse l’opera?

La nostra immagine internazionale tenderebbe a scomparire, perché non saremmo considerati più un interlocutore credibile. Saremmo cassati da flussi turistici, commerciali e di investimento grazie al fatto di metterci fuori da quella rete che lega l’est all’ovest e il nord al sud d’Europa. Pensiamo che altrove in poche ore ormai si collega Madrid a Londra, mentre noi rischiamo di rimanere solo con una bella linea ferroviaria disegnata su carta, ideata a metà ‘800 da qualcuno che aveva una lungimiranza centinaia di volte maggiore rispetto agli irresponsabili al governo.

La mozione cela la vostra posizione pro Tav…

Oltre al merito dell’opera, penso ad altre conseguenze del no che sarebbero arrecate all’economia italiana, già in sofferenza dopo i nove mesi dell’attuale governo. Ma ci troviamo dinanzi ad un esecutivo basato sulla propaganda, dove la politica viene fatta sui social e non nelle sedi preposte. L’azione di governo è finalizzata solo ai likes e non ai vantaggi concreti.

Crede che Matteo Salvini voterà la mozione visto che ha detto che nulla è deciso sul Tav?

Non contano le dichiarazioni o i tweet, ma gli atti concreti. La Camera ha approvato una mozione qualche settimana fa firmata dai capigruppo di Lega e M5s in cui chiedono di ridiscutere integralmente l’opera per giunta con il ministro Toninelli: ma si tratta di un’opera che è stata già approvata dopo troppi anni di attesa, dove sono già stati investiti molti fondi, con chilometri di gallerie già scavate. Insomma, è la maniera più efficace per voler dire di no. Altro che nulla di deciso. Non dimentichiamo che tutti i leader del M5s hanno più volte ribadito che il Tav non si farà mai: se Salvini dice oggi che non è ancora deciso, provo a immaginare che non avrà deciso lui stesso. Ma il suo partito, e non penso contro il suo parere, ha votato per dire di no.

Cosa accade se veti ideologici si frappongono nelle politiche di sviluppo di un paese?

Che si aprono scenari rovinosi, come ad esempio quelli a cui assistiamo in Venezuela, dove il combinato disposto tra ideologia e demagogia porta danni, perché prevale su idee e saggezza. Caracas è potenzialmente molto più ricca dell’Italia per via delle risorse energetiche, ma è stata governata da esecutivi anche corrotti e poi, in nome della lotta alla corruzione, da uno criminale che ha portato la fame. Ho timore che dopo il 26 maggio in Italia ci saranno da prendere gravi provvedimenti di cui oggi nessuno si preoccupa, essendo concentrati solo alla prossima scadenza elettorale.

twitter@FDepalo

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