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Nei giorni scorsi, la strategia comunicativa del presidente Conte si è manifestata in modo più ampio, quasi a segnare una crescita del suo ruolo politico nelle complesse vicende che hanno segnato la fine del 2018 e l’inizio dell’anno nuovo. Tre ore di conferenza stampa di fine anno, un certo numero di interviste sui quotidiani e l’apparizione a Porta a Porta, la terza camera, quella televisiva, tradizionalmente deputata ad affermare televisivamente le leadership politiche, hanno caratterizzato questa nuova presenza mediatica di Giuseppe Conte.

A fronte della comunicazione spesso ostentatamente alla ricerca del consenso operata dai leader dei due partiti politici nella coalizione di governo, tra testimonianze di incontri con basi elettorali nelle regioni al voto e rincorse ai movimentismi francesi, i messaggi di Conte si contraddistinguono per un certo understatement e per la intrinseca capacità di mediazione, frutto probabile più di lunghi anni di vita accademica che di mera strategia a tavolino.

Siamo passati dalla fase comunicativa dell’“avvocato del popolo italiano” a quella del professore, magari presidente di corso di laurea o direttore di Dipartimento, uso a praticare mediazione e diplomazia tra le spesso incompatibili istanze di colleghi poco propensi alla conciliazione? È presto per dirlo, ma la nuova fase comunicativa del governo pare passare più attraverso la cifra espressiva pacata e rassicurante delle parole di Conte che dai tweet e dalle dirette Facebook di Salvini e Di Maio, tutti rivolti a sollecitare il coinvolgimento attivo dei destinatari dei propri messaggi sui social.

Sembra quasi che, superato il primo vero traguardo politico della legge di bilancio, ogni altra attività politica debba svolgersi all’interno della compagine governativa in cui le decisioni vengono discusse, magari anche aspramente, e poi assunte, e, al termine, comunicate ai cittadini secondo modalità univoche e composte, nella forza e nella sostanza, secondo lo stile Conte.

Questo non significa che la comunicazione elettorale di Lega e Movimento 5 Stelle non sia nel pieno delle attività, in vista delle prossime scadenze elettorali regionali ed europee, e con le consuete modalità di disintermediazione sui social, cui Salvini e Di Maio ci hanno abituati. Vuol dire, piuttosto, che l’azione di governo ha intrapreso una diversa strada comunicativa, più istituzionale e per certi versi anche accreditata, che passa dalla voce e dai modi del presidente Conte e che recupera il rapporto, già in passato così rilevante per il sistema politico italiano, con gli operatori della informazione.

Così, mentre sui social si consumano i formati di disintermediazione nelle piazze delle regioni al voto e nella ricorsa ai gilet gialli di Lega e Cinque Stellea, a Palazzo Chigi si parla (e forse si decide) in modo nuovo.

Il presidente Conte e il nuovo passo nella comunicazione politica del governo

Nei giorni scorsi, la strategia comunicativa del presidente Conte si è manifestata in modo più ampio, quasi a segnare una crescita del suo ruolo politico nelle complesse vicende che hanno segnato la fine del 2018 e l’inizio dell’anno nuovo. Tre ore di conferenza stampa di fine anno, un certo numero di interviste sui quotidiani e l’apparizione a Porta a Porta,…

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