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Buone notizie per i conti pubblici italiani. La voce di bilancio è di quelle importanti, visto che ha tenuto banco nel governo negli ultimi 4 mesi: il deficit. Nel terzo trimestre 2018, secondo l’Istat, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è infatti sceso all’1,7% (era all’1,8% nello stesso trimestre del 2017). Le uscite del settore pubblico, dunque, si sono assottigliate in rapporto alla ricchezza nazionale. Attenzione però, perché con la manovra 2019, che poggia su un deficit al 2%, il disavanzo tornerà a crescere, complice la revisione al ribasso delle stime di crescita per l’anno in corso e quello seguente. Il dato diffuso dall’Istiuto di statistica è quindi certamente positivo ma va preso con le dovute cautele.

Tornando ai numeri, complessivamente, nei primi tre trimestri del 2018 le pubbliche amministrazioni hanno registrato un indebitamento netto pari all’1,9% del pil, in miglioramento rispetto al 2,6% del corrispondente periodo del 2017. Nei primi nove mesi del 2018, in termini di incidenza sul pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, risultando pari, rispettivamente, all’1,8% (1,2% nello stesso periodo del 2017) e allo 0,9% (1,0% nel corrispondente periodo del 2017). “L’incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul pil”, ha spiegato l’Istat, “ha segnato nel terzo trimestre  un miglioramento marginale (pari a 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2017), poiché l’aumento dell’avanzo primario è stato quasi completamente bilanciato dalla crescita della spesa per interessi (salita di circa 1,7 miliardi rispetto al terzo trimestre 2017)”.

Naturalmente lo spread ha avuto il suo peso nella spesa per gli interessi sopra menzionata. Con l’aumento delle tensioni sul debito sovrano in autunno infatti, l’Italia ha dovuto pagare cedole più alte per garantire l’acquisto di debito. Il che ha fatto ovviamente lievitare le uscite delle amministrazioni.

debito

Per l'Istat il deficit cala, ma lo spread presenta il conto

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