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Qualche amico sicuramente si sarà chiesto: “Ma chi gliel’ha fatto fare al cardinale Bagnasco di evocare l’obiezione di coscienza sul tema dei migranti e della sicurezza?”. Certo, chi conosce le proverbiali doti di prudenza dell’arcivescovo di Genova, che gli hanno consentito di superare la rivoluzione messa in atto da papa Francesco sul versante del rinnovamento dell’episcopato italiano, di completare il suo secondo mandato da presidente dei vescovi italiani, di restare al suo posto di pastore di Genova oltre il limite canonico di età e di assurgere nel frattempo alla presidenza dei vescovi europei, forse potrà inserire questa sua presa di posizione in una cornice diversa dalla nostra.

Magari più politica, nel senso di politica ecclesiale. Ma noi invece, con estrema semplicità, pensiamo che ci sia una sostanziale coerenza di fondo e che Bagnasco sia stato guidato da un moto della coscienza cristiana che può spingere anche a spiazzare e sovvertire la propria immagine pubblica e a deludere chi magari lo aveva considerato sino a ieri uno degli ultimi fedeli di Wojtyla e Ratzinger, in contrapposizione a Francesco. Quasi volendo cancellare quel moto di fedeltà che guida i pastori nei confronti del Papa regnante, al di là dei semplici e riduttivi vincoli di obbedienza.
Sta di fatto che la mossa di Bagnasco è spiazzante. Ricordiamo le sue parole che tanto fanno discutere in queste ore, mentre le navi Sea Watch e Sea Eyee, con il loro carico di migranti, restano senza un porto di approdo né in Italia né altrove.

Ha detto Bagnasco: “Penso che nessuno voglia essere sovversivo, ma ci sono problemi che richiedono giudizi di coscienza”. E ancora, riferendosi ai sindaci obiettori: “Dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto. Ognuno prenderà le proprie decisioni, nel rispetto naturale dell’ordinamento”. E in conclusione: “Mi interessa che chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto”.

Ecco la chiave interpretativa: chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto. Ci pare di intravedere la stessa premura di Francesco, che nell’Angelus della festa dell’Epifania ha voluto esplicitamente citare il caso delle due navi di Ong: “Da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel Mediterraneo sono a bordo di due navi in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”.

Ora è del tutto evidente che non si tratta di fare un piacere al Papa o a Bagnasco, così come non si tratta di valutare l’opportunità politica delle loro posizioni. E al tempo stesso è sostanzialmente inutile arzigogolare sul più classico dei retropensieri politici, ovvero quel fatidico “cui prodest?”, che alla fine finisce per avvelenare tutti i pozzi, da quello della politica sino a quello dello slancio umanitario.

Sta di fatto, però, che il ddl sicurezza è divisivo. Non solo per la politica, ma anche per altri mondi, quello cattolico compreso. Ma pensare di costruire una nuova retorica pubblica, come pure sta accadendo, sul posizionamento dei cattolici a favore di Salvini e contro la Chiesa è semplicemente ridicolo. Così come è inopportuno guidare l’opposizione al ministro dell’Interno cavalcando il pensiero del Papa e di tanti vescovi.

Significa non discernere quanto accade in questo nostro tempo, nel quale gli opposti si incontrano (lo stesso governo gialloverde ne è un esempio lampante); in cui le appartenenze sono sempre più labili (ne sa qualcosa in più degli altri proprio la Chiesa cattolica); in cui nessuno (tanto meno il Papa) pretende l’obbedienza che è stata messa ai margini tanto del mondo laico che di quello religioso (a maggior ragione sulle questioni etiche, fra le quali l’accoglienza dei migranti rientra di diritto).

Quindi è del tutto coerente con queste premesse che un credente possa oggi votare qualunque partito, scegliere qualunque programma (compreso lo stop all’immigrazione) senza avvertire alcun vincolo morale. E magari possa anche tranquillamente dare una mano concreta alla Caritas parrocchiale nell’aiuto ai migranti, ma nelle urne voti per i sovranisti e i populisti. Insomma per chi i muri li vuole ricostruire o per chi voglia abolire la povertà per decreto. Ragionevolmente, per i cattolici sarebbe meglio attestarsi sulla posizione espressa più volte da Papa Francesco in un momento di intima mediazione tra la sua vocazione profetica e la sua riserva di realismo: accogliere sì, ma con “prudenza, considerando le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi”. La quadratura del cerchio tra flussi di migranti e soglie di massima tolleranza sul numero dei richiedenti spetta, però, ai governanti e alla loro lungimiranza.

Nessuno Stato, dunque, accolga in numero maggiore rispetto a quanti concretamente possa integrare. Questo, in sintesi, il pensiero del Papa. Per concludere: l’opinione della Chiesa si è fatta sentire forte in queste ore e non sappiamo se servirà a risolvere il singolo caso umanitario dei 49 migranti sulle navi delle Ong. Di sicuro, il tema dell’accoglienza resta nell’agenda della Chiesa italiana e nell’imminente consiglio permanente dei vescovi (14/17 gennaio) sarà motivo di dibattito. Sarà interessante ascoltare, al riguardo, le parole del cardinale Bassetti.

Al tempo stesso, nessuno è così ingenuo da non capire che stiamo assistendo a un posizionamento dei partiti in vista del voto europeo. A valutare le reazioni dei leader di maggioranza e opposizione sembrerebbe che il voto dei cattolici abbia ancora un suo peso specifico. Sinceramente ne dubitiamo e piuttosto guardiamo alle posizioni espresse dal Papa, da Bagnasco e da Bassetti, come un genuino slancio umanitario. Tanto coerente, quanto destinato a rimanere in larga misura inascoltato. Come è già accaduto in passato e come sempre più frequentemente avverrà nei giorni a venire. Mentre c’è il rischio concreto, per i cattolici, di essere superficialmente arruolati, a propria insaputa, nel fronte dei rigoristi o degli oppositori rispetto al ddl sicurezza.

Alla politica dovrebbe forse bastare la consapevolezza che il Papa e i vescovi fanno il loro mestiere e che non è certamente l’accoglienza ai migranti che spinge tanti italiani a disertare le chiese. Insomma, politici e giornalisti amici, non si montino la testa e non cerchino spiegazioni facili. Le radici della crisi della fede cristiana vanno cercate altrove. Di sicuro, non sul tema dell’accoglienza dei migranti, che divide i cattolici come tutti gli altri cittadini.

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Sull’accoglienza dei migranti papa e vescovi fanno il loro mestiere

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