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Le parole di Alessandro Di Battista sulla drammatica situazione in Venezuela sono gravemente inesatte, politicamente scorrette e istituzionalmente dannose per la Repubblica Italiana.

Esse rappresentano in modo plastico la superficialità con cui si maneggiano vicende delicate (che stanno costando sofferenze a migliaia di persone in quel meraviglioso paese, sprofondato in una crisi economica spaventosa a causa delle scelte scellerate del suo governo che opera negando i principi essenziali dello Stato di diritto) e non fanno minimamente onore ad uno dei protagonisti della nostra vita politica.

Di Battista infatti non dovrebbe continuare a comportarsi come un Masaniello senza peso e responsabilità, visto che ricopre un ruolo di primo piano nel movimento che ha raccolto la maggioranza relativa dei consensi alle ultime elezioni e che dispone della quota più grande dei parlamentari che sostengono il governo. Purtroppo invece continua a farlo, producendo danni che altri dovranno riparare negli anni a venire.

Torniamo però alle affermazioni fatte proprio in queste ore.

Le parole del Di Battista sono gravemente inesatte perché qui nessuno ha in mente di “esportare la democrazia” a colpi di cannone, mentre invece si tratta dell’esatto contrario. La democrazia è sospesa in Venezuela per le scelte feroci di un Presidente (Maduro) che ha eliminato dalla scena tutti i concorrenti con metodi brutali. È invece vero che l’ultimo scampolo di democrazia è in capo al giovane Presidente del Parlamento Guaidò, espresso da una assemblea (questa si eletta con regole democratiche) che vede il partito di Maduro in minoranza. Ed è proprio questo risultato elettorale che ha portato alla svolta autoritaria il successore di Chavez, che può conservare il potere esecutivo solo negando ogni elementare forma di dialettica democratica. Ecco perché la comunità internazionale chiede nuove elezioni (svolte e controllate per garantirne la libertà): per ridare la parola ai cittadini del Venezuela.

Inoltre le affermazioni del Di Battista sono politicamente scorrette perché è semplicemente ridicolo pensare ad una congiura “agli ordini degli americani”. Sono invece quasi tutte le democrazie del mondo ad aver preso posizione contro Maduro, andando a formare una coalizione “di fatto” rappresentata al più alto livello in tutti i continenti. È invece assai significativo il fronte pro-Maduro con Cina, Russia, Iran e Turchia, un fronte che dovrebbe far riflettere in profondità i sinceri democratici di tutto il mondo.

Infine Di Battista finisce per danneggiare il suo Paese, poiché il veto posto dall’Italia alla posizione comune Ue segnerà pesantemente il nostro futuro a breve sul versante delle relazioni internazionali, poiché tutti i nostri alleati storici (dentro e fuori l’Europa) guardano allibiti al comportamento del governo di Roma. Occorre infatti ricordare che il nostro posto sin qui è stato ben chiaro e definito: dentro la Ue, dentro l’alleanza atlantica e dentro una tradizione di rapporto di vicinanza e amicizia con Washington. Questa condizione ci ha dato forza e rispetto in molti momenti della recente e meno recente storia nazionale, pur con tutte le complessità del caso (Libia ad esempio). Uscire da questo “network” rappresenta puro avventurismo, foriero di guai a non finire (il paragone di Di Battista con l’India è semplicemente ridicolo, essendo New Delhi la capitale di una nazionale da un miliardo e più di abitanti, cioè venti volte l’Italia).

Quello del Di Battista è “tafazzismo” allo stato puro: prendere la clava e infliggersi da soli mazzate su mazzate.

Di Battista, il “Tafazzi” della politica estera

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