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In ballo c’è la bozza che anticiperà l’uscita dall’Ue. E a poter incorrere nel rischio di infliggere imbarazzanti sconfitte al governo sono gli stessi ribelli del partito conservatore che non vorrebbero lasciare l’Unione doganale, o che comunque sono dell’opinione che il no deal sia un errore da non commettere. Eppure il primo Ministro scommette sul fatto che i ribelli Tory non sono disposti a rischiare di far crollare il governo e di forzare a tal punto la mano da arrivare ad elezioni anticipate.

Cosa che, per’altro, non sembra avere intenzione di ottenere nemmeno Jeremy Corbyn. Solo ieri è stato attaccato da una dozzina di parlamentari laburisti per aver escluso qualsiasi sostegno alla appartenenza, e quindi alla permanenza, all’Spazio Econimico Europeo (See). Martedì il Labour della primula rossa ha deciso di non sfidare il governo circa l’adesione del Regno Unito al See dopo la Brexit: in questo modo il Paese adotterebbe il “modello Norvegia” al fine di mantenere la partecipazione al mercato unico.

Così, l’ultimo tentativo di Corbyn nel tenere unito il partito sulla Brexit è stato respinto con non poche accuse.  I parlamentari hanno storto il naso per la nuova mozione parlamentare presentata dalla leadership laburista martedì scorso. Si tratta di un emendamento che mira a costringere il governo a negoziare un accordo sulla Brexit che vedrebbe il Regno Unito mantenere il “pieno accesso” al mercato unico dell’Ue e garantire “nessun nuovo ostacolo” al commercio. Il Paese, in sintesi, conserverebbe i benefici del mercato unico senza però rimanere un membro a pieno titolo dell’Unione. Ma giudicano la mozione un mero compromesso per tenerli a bada.

Come il Parlamento si orienterà in merito, non si saprà prima del prossimo martedì. Intanto Chris Leslie, ex cancelliere ombra, ha dichiarato che Corbyn ha perso l’ennesima l’opportunità di cambiare il corso della Brexit e di evitare i danni economici che, a sinistra ne sono certi, investiranno il Regno Unito. “Penso che ci sia ancora in tempo di riflettere su questo, ma l’idea che ci si asterrà su una questione così cruciale significa assumersi la responsabilità per le perdite di posti di lavoro e austerità nei prossimi decenni”, ha detto Leslie.

Sebbene nell’ultima campagna elettorale non abbia praticamente mai menzionato il capitolo Unione Europea, il leader della sinistra inglese è sempre stato un sostenitore della Brexit. E nella fattispecie l’onorevole Corbyn si oppone radicalmente all’adesione al See perché obbligherebbe la Gran Bretagna a rispettare le norme Ue in materia di aiuti di Stato e circa la libertà di circolazione. Ma non tutti i laburisti sono con lui. Pare che siano almeno in sessanta a volersi ribellare votando contro le linee di partito insieme a circa dodici parlamentati Tory.

“La stragrande maggioranza degli elettori laburisti, il grande pubblico, le imprese e il Trade Union Congress – la confederazione che unisce i sindacati del Regno Unito – vogliono che restiamo nell’Unione doganale e nel mercato unico con il resto dell’Europa”, ha dichiarato Ben Bradshaw, ex ministro del lavoro del Labour.
“Abbiamo un’opportunità storica per sconfiggere il governo la settimana prossima. Sarebbe una tragedia per il nostro paese se non la sfruttassimo”. Invece Keir Starmer, il segretario ombra per la Brexit, ha voluto difendere la decisione del Labour aggiungendo che non ci sono i presupposti sufficienti per spingere Corbyn al numero 10.

Intanto una cosa è certa: in questi giorni Corbyn ha il diritto di vita e di morte sul governo May. Ed è tutta da vedere la mossa politica che intenderà svelare nelle prossime ore mentre Bruxelles resta a guardare.

Brexit, il giorno chiave per la May si avvicina, intanto Corbyn litiga con i suoi

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