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“Come può essere legittimo un referendum che si è svolto sotto l’occupazione militare di una potenza straniera?” Kurt Volker non ci gira troppo intorno. Ex ambasciatore degli Stati Uniti alla Nato, braccio destro di George Bush per gli affari Europei, amico e collaboratore del defunto senatore John McCain, Volker è oggi inviato speciale del governo americano per l’Ucraina. Parla a Roma, dall’ambasciata americana, a un ristretto gruppo di giornalisti. È nella capitale per incontrare i vertici della diplomazia e del governo, così come del Vaticano. E a ricordare a chi ne avesse bisogno che in Europa si sta combattendo una guerra, che fa migliaia di morti e feriti, decine di migliaia di sfollati. Il campo di battaglia è il Donbass, la regione più martoriata dell’Ucraina da quando è scoppiato il conflitto con le forze di occupazione russe. “È una guerra seria, in Europa deve tornare un senso di urgenza sulla questione” spiega Volker, inviato nella regione dall’ex segretario di Stato Usa Rex Tillerson nel luglio del 2017.

La visita in Italia non è casuale. Non sfugge a nessuno, tanto meno al Dipartimento di Stato, che nello Stivale è in corso un riassetto della postura in politica estera, che a tratti minaccia di rivedere l’allineamento con la Nato su questioni sensibili come gli stessi accordi di Minsk. “Ho lavorato a stretto contatto con l’Italia per 15-20 anni, non sono molto sorpreso che in questo momento qui ci sia una scarsa sensibilità sulla crisi umanitaria in Ucraina”, esordisce il diplomatico dell’amministrazione Trump, “suppongo questo si debba alle altre crisi cui l’Italia deve far fronte, a cominciare dall’immigrazione dal Sud dove non riceve il supporto desiderato dalle istituzioni Ue”. Attenzione però: “Qui parliamo di un Paese che ha invaso un altro Paese sovrano, una violazione di tutti i principi per cui l’Europa si batte dalla fine della II Guerra Mondiale”.

Da queste parti non tutti la pensano così. Matteo Salvini, ministro dell’Interno e vero playmaker del governo Conte, raramente fa menzione degli accordi di Minsk, e anzi dà il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia come un dato di fatto. Chiediamo a Volker cosa pensa dell’intervista rilasciata dal vicepremier leghista al sito di propaganda russa Ukrakine.ru. “Le nostre posizioni sono distanti su diverse questioni” risponde lui con tono diplomatico, ma di fatto accodandosi a quanto confessato a Formiche.net dall’ambasciatore ucraino in Italia Yehven Perelygin. “Non puoi avere un voto legittimo in un territorio sotto occupazione, è un principio base del diritto internazionale” – continua Volker. Un monito che torna particolarmente attuale, ora che i russi vogliono indire nuove elezioni nel Donbass per novembre. “Le elezioni della cosiddetta Repubblica del Popolo per l’11 novembre non hanno nessuna legittimità, quell’entità politica non ha alcun legame con la popolazione locale né con la Costituzione ucraina” risponde di ghiaccio Volker. Gli Stati Uniti vogliono indire nuove elezioni locali, precisa, “ma a condizione che sia garantita la libertà del voto”. Compito difficile, sotto un martellamento continuo “di siti di propaganda russi come Sputnik e Russia Today“.

Non è chiaro se l’uomo degli Usa nel Donbass avrà modo di chiedere una presa di posizione al governo italiano sulle sanzioni Ue alla Russia. Il tema è particolarmente spinoso, e riguarda da vicino il presidente Giuseppe Conte, che dovrà decidere se rivotare a favore delle misure durante il prossimo Consiglio Europeo o, aderendo alla lettera al contratto di governo, creare uno stallo per chiedere “una revisione”. La posizione americana è chiarissima, ribadisce Volker: “le sanzioni hanno eccome un impatto sulla Russia, e solo un impatto minimo di ritorno sull’economia italiana. Nell’ultimo anno l’export italiano è cresciuto otto volte tanto la riduzione delle esportazioni dovuta alle sanzioni europee”.

Una chiara scelta di campo, ha rincarato l’inviato speciale in Ucraina, il governo italiano deve farla in tema di politica energetica. Chiediamo a Volker se è d’accordo con Salvini quando, sempre ai microfoni di Ukraine.ru, afferma che il gasdotto North Stream 2 è nell’interesse dell’Italia. “Non è nell’interesse italiano” sentenzia di rimando il diplomatico americano, “per 15 anni l’Ue ha portato avanti con successo una politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, a beneficio della competitività. Il gasdotto è un passo indietro, come specificato peraltro dalla Commissione Ue”. La soluzione è dietro l’angolo, spiega senza giri di parole Volker, e si chiama Trans Adriatic Pipeline (Tap): “Il North Stream 2 porta gas alla Germania, io credo che l’Italia tragga molto più vantaggio a rifornirsi di gas dal corridoio Sud”.

Tap e Stati Uniti vs North Stream 2 e Russia. Kurt Volker spiega il bivio per l'Italia

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