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Emergenze, opposizioni, polemiche e soluzioni tampone; non sono questi i modi per risolvere l’annoso problema della gestione dei rifiuti in Italia.

Le difficoltà nel gestire i rifiuti in Italia arrivano da lontano e rischiano di aggravarsi sempre più per l’assenza di una strategia nazionale solida e di lungo periodo. Le analisi svolte dal Was – Waste Strategy di Althesys mostrano che permane un grave gap infrastrutturale, che gli obiettivi di economia circolare al 2030 di per sé non risolveranno, anzi.

Far crescere la raccolta differenziata e il riciclo è fondamentale, ma da solo non basta; è solo una tessera di un puzzle più ampio e complesso. Servono termovalorizzatori per recuperare energia dai rifiuti, ma anche impianti per trattare e valorizzare i materiali che provengono dalla raccolta differenziata, distribuiti in modo coerente con i fabbisogni sul territorio in modo da limitare gli impatti ambientali, sia dello smaltimento in discarica, o peggio illegale, sia del trasporto dei rifiuti su lunghe distanze”.

La valutazione di adeguatezza del sistema degli impianti per il trattamento, necessaria per capire se l’Italia sarà in grado di cogliere i target al 2030, mostra un quadro a luci e ombre. L’analisi del WAS (che presenterà il nuovo rapporto 2018 il 21 novembre a Roma) si concentra sul fabbisogno di termovalorizzazione o cogenerazione e su quello di impianti di gestione della Forsu. In tutti gli scenari di produzione di rifiuti, è necessario realizzare nuovi impianti, sia di termovalorizzazione (tabella 1) che per trattare i rifiuti organici (tabella 2).

Tabella 1. Il fabbisogno di termovalorizzatori

tabella 1

 

 

 

 

 

 

Tabella 2. Il fabbisogno di impianti per trattare i rifiuti organici (Forsu)

tabella 2

 

 

 

 

 

 

In sintesi, servono nel complesso oltre 1 milione di tonnellate di capacità di termovalorizzazione e fino a 400.000 tonnellate di impianti per l’organico al 2030 nell’ipotesi di sfruttare adeguatamente l’impiantistica nazionale esistente.

Questo, assume, peraltro, che le regioni caratterizzate da sovracapacità impiantistica assorbano i rifiuti di quelle in difficoltà. A parte considerazioni sociali e politiche, il transito dei rifiuti dalle aree meridionali e a quelle del Nord Italia comporta costi e impatti ambientali dei trasporti non trascurabili.

Il gap impiantistico, unito alla chiusura delle esportazioni verso la Cina dei materiali da riciclare lascia poi spazio a comportamenti illegali, culminati nei recenti e sempre più frequenti roghi dei rifiuti stoccati, senza autorizzazione, nei capannoni in Lombardia.

Il paradosso è che una cattiva gestione dei rifiuti e l’illegalità porta a costi maggiori per i cittadini, oltre ai danni ambientali e sanitari. Fino a qualche anno addietro quando si parlava di emergenza rifiuti si pensava immediatamente alla Campania. Oggi non è più così; perché? Perché la crescita della raccolta differenziata unita all’avvio del termovalorizzatore di Acerra ha ridotto molto il problema. Il no agli impianti giustificata da presunti motivi ambientali e di salute produce esattamente l’effetto opposto.

In conclusione, un’appropriata gestione dei rifiuti richiede uno sforzo notevole su più fronti: un forte aumento della quantità e qualità della raccolta differenziata e del riciclo, consistenti investimenti in nuova capacità di termovalorizzazione, di trattamento dell’organico e di valorizzazione delle matrici riciclabili; ma soprattutto una capacità di pianificazione strategica che finora è mancata all’Italia. In sintesi, è necessario disegnare una strategia nazionale di medio periodo.

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