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In queste ultime settimane, a seguito di annunci in varie Nazioni europee e dopo alcune dichiarazioni del Ministro della Difesa Crosetto, è ripartito il dibattito sulla leva militare e sull’esigenza di disporre di Riserve addestrate. Ancora una volta, come spesso accade quando si devono dibattere questioni di difesa, in Italia la discussione ha preso una piega ideologica e fortemente politicizzata. È forse opportuno provare a fare ordine, per prima cosa sul piano tecnico.

Nelle Nazioni come l’Italia, che prevedono la riattivazione della leva militare obbligatoria in caso di grave crisi internazionale e di guerra, la Riserva è costituita da tutti i cittadini iscritti alle liste di leva e fisicamente idonei. In alcuni Paesi, non è il caso nostro, ma della vicina Francia, all’atto dell’iscrizione nelle liste i giovani vengono sottoposte a visite di idoneità psico-fisica. In Italia, anche volendo, bisognerebbe riattivare le strutture necessarie che, nel tempo, sono state chiuse per fronteggiare le riduzioni di personale e di risorse.

Cosa diversa sono le Riserve addestrate, costituite da cittadini che hanno ricevuto un addestramento militare, almeno basico (per il quale mediamente servono tra i 4 ed i 6 mesi) e che sono prontamente impiegabili dopo un breve periodo di ricondizionamento. Le Riserve addestrate possono essere costituite o attraverso la coscrizione obbligatoria o attivando forme di servizio volontario breve. Ne fanno parte, ovviamente, anche il personale militare che lascia le Forze armate per termine della ferma pluriennale contratta. Le due forme di Riserve servono a due cose: ampliare la struttura delle Forze armate costituendo nuove unità, in caso di situazioni di grave crisi o di conflitto, e rimpiazzare le perdite che inevitabilmente si verificano in combattimento.

Esiste poi, in Italia, una terza tipologia di Riserva, quella cui pare riferirsi il ministro Crosetto, costituita da professionisti che si rendono disponibili per prestare la loro opera a favore delle Forze armate, incrementandone le capacità qualitative e quantitative; parliamo della Riserva selezionata. Attiva da più di 20 anni, oggi inquadra solo Ufficiali, ma potrebbe aprire anche alla categoria Sottufficiali, allargandosi in termini di qualifiche e professionalità tecniche (piloti di droni, specialisti cyber, tecnici e analisti di laboratorio, infermieri ed altro) oggi sempre più necessarie.

L’analisi non sarebbe completa se non si citasse il modello Guardia nazionale Usa, cioè una Forza armata non permanente, formata da cittadini-soldati che si mobilitano in caso di specifiche emergenze. L’Italia sembrava dovesse avviarsi seriamente su questa strada con la Legge n. 119 del 2022, che conferiva delega al Governo per la costituzione di una Riserva ausiliaria dello Stato composta da diecimila unità, organizzata su base regionale e destinata all’impiego solo nazionale in caso di calamità naturali e di concorso alle Forze di polizia. La fine anticipata della Legislatura e l’arrivo di un nuovo Governo hanno fatto sì che la delega non avesse un seguito.

Poiché la predisposizione di Riserve ha indubbiamente un costo e bisogna fare delle scelte, cosa può servire all’Italia ora e subito?

Sicuramente organizzare le procedure per il richiamo, se ne presentasse l’esigenza, dei volontari congedatesi nel tempo dalle Forze armate, prevedendo un breve richiamo per l’aggiornamento ogni tot di anni. Si costituirebbe, così, un primo e prezioso nucleo di Riserve addestrate con un costo contenuto. Poi, considerata l’evoluzione tecnologica e dottrinale del conflitto moderno, estendere il sistema della Riserva selezionata a categorie professionali oggi non previste ma divenute essenziali, inquadrandole nei ruoli sottufficiali delle Forze armate. Da ultimo, sarebbe da riproporre la Riserva ausiliaria dello Stato, anche per verificarne la potenziale attrattività. Disporne significherebbe sgravare le Forze armate professionali da compiti non proprio essenziali, come il supporto alle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina, visto l’attuale e preoccupante quadro internazionale. La questione principale è poter parlare di questo tema senza pregiudizi e fuori dalla politica delle piazze e dei talk-show. Le questioni di sicurezza nazionale richiedono serietà e pragmatismo.

 

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