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Il Dipartimento della Difesa americano e Lockheed Martin hanno finalizzato il contratto relativo all’undicesimo lotto di produzione del caccia di quinta generazione F-35, pari a un valore di 11,5 miliardi di dollari. L’accordo riguarda la produzione e la consegna di 141 velivoli, di cui 28 per i partner internazionali del programma (tra cui c’è anche l’Italia) e 22 per clienti esteri sottoposti al regime statunitense dei Foreign Military Sales. Le consegna partiranno già l’anno prossimo.

LA RIDUZIONE DEI COSTI

I numeri sono quelli che erano stati anticipati con l’handshake agreement che il Pentagono e il costruttore avevano stretto lo scorso luglio, e presentano una tabella di marcia in linea con l’obiettivo di scendere sotto quota 80 milioni per un F-35A. L’Lrip 11 (lotto di produzione a basso rateo) segna infatti una riduzione significativa nel prezzo degli aeromobili rispetto agli accordi precedenti. Un F-35A (versione a decollo e atterraggio convenzionale) vale 89,2 milioni di dollari, pari al 5,4% in meno rispetto ai 94,3 milioni dell’Lrip 10. Per la versione a decollo corto e atterraggio verticale (F-35B) la riduzione è pari al 5,7%, passando da 122,4 milioni a 115,5 milioni. Ancora maggiore la diminuzione per la versione da portaerei (F-35C) che arriva a 107,7 milioni, in calo dell’11,1%.

LE PAROLE DEL PENTAGONO…

“Abbattere i costi è fondamentale per il successo di questo programma”, ha ammesso il vice ammiraglio Mat Winter, program executive officer per l’F-35. “Stiamo rispettando l’impegno a ottenere il prezzo migliore per i contribuenti e i militari”. D’altra parte, ha aggiunto, “tale accordo per il prossimo lotto di F-35 rappresenta un’equa intesa per il governo Usa, i partner internazionali e l’industria; rimaniamo focalizzati a ridurre aggressivamente il costo del caccia e a fornire il miglior valore possibile”, ha rimarcato Winter.

…E DI LOCKHEED MARTIN

“Tale accordo segna un significativo passo in avanti nel programma; continuiamo a incrementare la produzione, ridurre i costi, e fornire capacità avanzate ai nostri uomini e donne in uniforme”, gli ha fatto eco Greg Ulmer, vice presidente di Lockheed Martin e general manager del programma F-35. “Accelerando la produzione e implementando iniziative addizionali di risparmio, siamo sulla strada per portare il costo di un F-35A a 80 milioni di dollari entro il 2020, pari (se non meno) a un velivolo legacy, anche se forniamo un enorme balzo capacitivo”.

MILESTONE OPERATIVE

Tra l’altro, il contratto tra Lockheed Martin e il Pentagono è arrivato nell’ambito di una tre-giorni di primati operativi tra Stati Uniti e Regno Unito. L’altro ieri, il Comando centrale americano (CentCom) ha annunciato il debutto operativo di un F-35 statunitense, che ha eseguito un attacco aereo in Afghanistan in sostegno alle operazioni di terra (ne abbiamo parlato qui). Per Londra, la grande novità è invece arrivata dall’oceano Atlantico, dove un Joint Strike Fighter è arrivato a bordo della portaerei HMS Queen Elizabeth, entrata in servizio a dicembre dello scorso anno per rilanciare il potere navale di Sua Maestà. Il velivolo servirà ad eseguire i test (in collaborazione con gli Usa) per il suo impiego a bordo dell’unità navale, in particolare su vento e condizioni meteorologiche. “La più grande portaerei nella storia britannica sta unendo le forze con il più avanzato aereo da combattimento del pianeta”, ha commentato il segretario alla Difesa Gavin Williamson. “Questo storico primo atterraggio – ha aggiunto – è un momento monumentale nell’orgogliosa storia militare del nostro Paese” che ha in programma l’acquisto per 138 F-35B.

I NUMERI DEL PROGRAMMA

D’altronde, i numeri del programma sono impressionanti. Con oltre 320 velivoli consegnati in circa 15 basi in tutto il mondo, il Joint Strike Fighter si appresta al passaggio alla produzione a pieno rateo. Come ricorda Lockheed Martin, dall’avvio del programma sono stati addestrati oltre 680 piloti e 6.200 manutentori, mentre la flotta mondiale di F-35 ha superato le 155mila ore complessive di volo. Solo negli Stati Uniti, il programma conta 1.500 fornitori e supporta 194mila posti di lavoro, tra diretti e indiretti.

ALTRI CLIENTI ALL’ORIZZONTE?

Mentre nel nostro Paese è in corso “la valutazione tecnica” sulla partecipazione al programma (l’Italia ha in piano 90 velivoli), il Joint Strike Fighter potrebbe crescere in altri Paesi. Pochi giorni fa, il ministro della Difesa olandese ha eliminato i limiti di budget per gli F-35, facendo presagire l’intenzione di acquistare più dei 37 velivoli attualmente previsti. Parallelamente, il caccia realizzato da Lockheed Martin è in lizza per la gara in Belgio per 34 velivoli da combattimento multiruolo, aperta a marzo 2017 e prossima alla definizione. Una gara simile è in corso in Finlandia per 64 jet. Numeri che interessano anche il nostro Paese, che ha a Cameri, in provincia di Novara, la linea di assemblaggio finale per i velivoli italiani e olandesi. Qui si realizzano anche assetti alari in un numero proporzionale agli ordini e (sottinteso) alla partecipazione nazionale. I piani attuali ne prevedono circa 800.

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