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Numerose volte sono state quelle in cui le cose potevano precipitare davvero nel Mediterraneo orientale. E non solo per gli screzi tra Grecia e Turchia o per le provocazioni di Ankara nell’Egeo e a Cipro, ma anche per la contemporanea presenza dei servizi di mezzo mondo lì dove passeranno i nuovi gasdotti.

Ma questa volta c’è mancato davvero poco che si verificasse un incidente tra mezzi militari dei due Paesi, sventato solo dall’intervento dell’Ambasciata Usa ad Atene.

Nonostante ciò Erdogan continua a giocare la sua partita nel dossier idrocarburi, con un nuovo mezzo da 240 milioni di euro, alimentando una tensione che non accenna a placarsi nell’estremo oriente del mare nostrum che in queste settimane è denso di sottomarini e fregate.

EGEO

Secondo alcuni media ellenici nei pressi dell’isola di Kastellorizo una fregata greca ha “scoperto” mezzi militari turchi in acque greche. Ha quindi lanciato l’allarme intimando di allontanarsi. Solo il successivo intervento dell’ambasciata Usa ad Atene, che ha allertato il comando Nato di Napoli per fare pressioni su Ankara, avrebbe evitato che l’episodio avesse contorni più gravi, visti i precedenti e soprattutto le rivendicazioni turche sulle isole del Dodecaneso, fatte ripetutamente nonostante l’assenza di un qualsiasi appiglio normativo.

Ma le provocazioni turche in quel fazzoletto orientale dell’Egeo si moltiplicano, come gli sconfinamenti aerei degli F16, le minacce contro i pescherecci greci su uno dei quali sarebbe anche stato aperto il fuoco due settimane fa.

GAS

La manovra a tenaglia di Erdogan ha come principale obiettivo una maggiore supremazia nel Mediterraneo, declinata anche in chiave energetica. Il dossier idrocarburi che vede i maggiori players mondiali impegnati in legittime perforazioni nella Zona economica esclusiva di Cipro, è fumo negli occhi della Turchia che pretende di partecipare a questa partita pur senza che alcun trattato internazionale lo preveda.

E con la Turkish Petroleum Company acquisisce un ulteriore mezzo di perforazione, la nave Deepsea Metro I, per operazioni in acque profonde, come appunto quelle del Mediterraneo orientale, del costo di 262,5 milioni di dollari. Così il nuovo mezzo colmerebbe il divario tecnico turco che impediva al Paese di poter perforare sotto le acque con la morfologia del Mediterraneo orientale, ma innesca un’ulteriore tensione perché la Turchia non ha diritti nella Zee di Cipro.

C’è già la data della prima operazione: lunedì 29 ottobre, nel 95° anniversario della nascita dello Stato turco.

REAZIONI

È la ragione per cui si assiste ad un certo fermento nei pressi di Antalya, dove stanno convergendo in queste ore non solo alcuni ministri, come quello dell’Energia Fatih Ntonmez, ma anche quattro fregate e un sommergibile. La nave turca Conquistatore sarà impegnata lunedì prossimo per la prima perforazione in assoluto nel Mediterraneo orientale fino al versante occidentale di Cipro, che però nessuna legge consente ad Ankara per via del modus in cui è presente a Cipro: ovvero avendola bombardata e occupata militarmente dal 1974.

Oltre il gas c’è il nucleare, con la prima centrale turca costruita in partnership con Mosca. È la ragione per cui Erdogan e Putin si incontreranno a Istanbul, a margine del vertice sulla Siria del 27 ottobre a cui partecipano anche Francia e Germania, per definire il cronoprogramma della centrale e le mosse sul gas. Un’area strategica di partnership multiforme, è stata definita la macro area del Mediterraneo orientale dove gioca un ruolo la Turchia. E dove Mosca intende promuovere le relazioni russo-turche, come appunto la costruzione della prima centrale nucleare turca.

PARTITA A SCACCHI

Una partita a scacchi che si gioca su più tavoli.

Quello greco al momento è ispirato direttamente dal Pentagono, che sta estendendo un vero e proprio ombrello protettivo su Atene e sull’Egeo. Sono in via di definizione le tre basi elleniche che sono state offerte a Washington che, come è noto, ha deciso per il disimpegno dalla base turca di Incirlik e ha già spostato mezzi, uomini e materiale in Grecia.

Quello cipriota è il più forte, per via degli accordi già firmati con Exxon, Total ed Eni per la concessione dei blocchi da esplorare all’interno della Zee cipriota. Ma se il caso della nave Saipem minacciata dalle fregate turche si risolse con un cambio di rotta della nave italiana, lo stesso schema applicato alle navi della Exxon ha visto la Casa Bianca schierare la sesta flotta al completo nell’Egeo. Con il risultato che, oggi, si registra una presenza specifica di mezzi e aerei Usa in quel fazzoletto di Mediterraneo, con un filo operativo tra il comando Nato di Napoli e Souda Bay a Creta, dove sono “parcheggiati” i sommergibili americani.

Quello israeliano è forse al momento il più lineare, perché player sia per quanto concerne la produzione sia per la distribuzione. E se il fil rouge con la Casa Bianca è stabile e costante, Netanyahu sta curando anche il versante orientale con interlocuzioni commerciali e diplomatiche con Pechino e Mosca.

Ma Ankara non molla, anzi rilancia con dichiarazioni precise sui diritti che Atene e Nicosia vogliono sottrarle. È la ragione per cui è stato emesso un Navtex per la zona occidentale di Cipro nelle cui acque si svolgerà una imponente esercitazione militare internazionale fino al prossimo 20 novembre. Una finestra temporale in cui si svolgeranno anche le perforazioni di Exxon e Total.

twitter@FDepalo

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