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La realtà non porta sfortuna. Ficchiamocelo bene in testa, prima di perdere completamente contatto con la medesima. Ormai, non c’è avvertimento, stima, previsione, che non venga frettolosamente bollato dal governo e dagli ambienti vicini all’esecutivo come funesto presagio e fastidiosa prova del complotto ordito dai fantomatici “poteri forti” e dalla stampa a loro asservita.

Qui, su Formiche.net, scriviamo in assoluta libertà e sono pronto a sfidare chiunque avanzi il sia pur minimo sospetto. Pertanto, prestare occhio, orecchio e cuore (quest’ultimo va molto di moda, ultimamente, quando non si sa più bene cosa dire…) ai continui allarmi che ci riguardano non significa portare jella, ma essere dannatamente, cocciutamente realisti.

Solo nelle ultime 24 ore, prima il Centro Studi di Confcommercio, poi il Fondo Monetario Internazionale hanno tagliato le stime di crescita del Pil italiano per quest’anno e – soprattutto – per il prossimo. Sul 2019, oltretutto, Confcommercio e Fmi concordano su uno striminzito +1%, mezzo punto percentuale in meno, rispetto alle previsioni del governo. Non uno scherzo, se pensiamo che tutto il castello della “Manovra Del Popolo”, poggia sulla scommessa di una crescita robusta. +2% del Pil, ha azzardato ieri il prof. Paolo Savona, come il vicepremier Luigi Di Maio, una settimana fa esatta, ai microfoni di Rtl 102.5. La maggioranza e l’esecutivo, insomma, scommettono su una crescita doppia, rispetto a tutte le stime di istituti e organizzazioni indipendenti, italiani e stranieri. Una scommessa, a cui si chiede una fideistica adesione, mentre ai crudi numeri di tutti gli altri viene riservata un’infastidita alzata di spalle e la sottintesa accusa di portar anche sfiga.

Nulla di nuovo, se si pensa che non molti mesi fa, Matteo Renzi individuò nei “gufi” un comodo bersaglio della sua retorica e un’altrettanto comoda scusa, per i primi stop al programma di governo. Come è andata a finire lo sappiamo tutti e serva da ammonimento. Chi crede che basti non guardare in faccia problemi e realtà, per cancellarli dal nostro orizzonte, mostra un’ingenuità quantomeno sospetta. Difficile pensare che un Savona non sappia far di conto o non riconosca i segnali di un preoccupante rallentamento della crescita.

A proposito del ministro dell’Economia mancato, lascia senza parole il suo giudizio sull’Ue-Titanic, in rotta con pilota automatico verso l’iceberg, accompagnato dall’indicazione di Mario Draghi come jolly-sicurezza dell’Italia. Le due cose sono totalmente inconciliabili e, con le considerazioni di poco sopra, autorizzano a chiedersi quale sia l’obiettivo politico finale, se i “piani B” non siano rimasti in qualche cassetto. Questo porterebbe maledettamente sfortuna, altro che le stime del Fondo Monetario Internazionale.

l'italia, governo

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